Suicidio assistito / Proposta di legge regionale siciliana sul fine vita. Ancora venti di morte!

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Sede dell'ARS

Ponendosi sulla scia di quanto deliberato di recente a Venezia, se pur sub condicione dell’eventuale impugnativa della legge regionale veneta alla Corte Costituzionale (ns. articolo del due settembre), i consiglieri regionali di Forza Italia Salvo Tomarchio, primo firmatario della proposta, e Stefano Pellegrino, capogruppo del partito all’Assemblea Regionale Siciliana, hanno reso noto di aver depositato all’Ars un disegno di legge regionale sul cosiddetto fine vita.

Come dichiarato in un comunicato stampa, l’assunto di partenza da cui si sono mossi, pur nella consapevolezza di affrontare un tema fortemente divisivo nell’agone politico e nella società civile, riposa sul convincimento che la politica sia “prima di tutto impegno per i diritti e quando i diritti possono apparire contrastanti, lavorare per il loro bilanciamento”.
Da qui la presentazione di una proposta strutturata in 17 articoli, volta a uniformare sul piano burocratico, in sede di attuazione regolamentare, l’accesso sul territorio isolano al suicidio medicalmente assistito; per il quale, nella prospettiva prefigurata dagli stessi consiglieri, il concorso del personale medico alle procedure dovrebbe restare esclusivamente a titolo volontario, nel rispetto del diritto all’obiezione di coscienza.

L'Assemblea regionale siciliana
L’Assemblea regionale siciliana

Nell’assenza di una legge statale, l’intento da essi asserito, sotteso all’iniziativa legislativa, è quello di dare attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale sul suicidio medicalmente assistito. E segnatamente la decisione n.242 del 2019, che per potervi accedere, indica dei presupposti ineludibili.
Ma si precisa: “Il testo che proponiamo non risolve la questione di fondo che spetta al Parlamento”.

Carenza di fondamento giuridico della proposta

Ed è da questa stessa constatazione che si rileva la carenza di fondamento giuridico della proposta. Al cui suffragio si cita quella decisione del 2019, omettendo di considerarne una più recente e preclusiva.

Nella sentenza n.2024 del 2025 la Corte Costituzionale ha ribadito che i requisiti indicati nelle proprie sentenze in tale materia non sono un corpus normativo idoneo a un recepimento legislativo regionale. Avendo il contenuto minimo di pronunce additive esse sono destinate a operare in via transitoria. E dunque non possono essere assunte a fondamento (o a pretesto) di alcuna disciplina legislativa regionale autonoma.Vecchio sofferente su sedia a rotelle

Non sussiste la prerogativa regionale di legiferare in attuazione delle sue sentenze, senza una legge statale. La Corte ha quindi stabilito un principio proprio contrario a quello addotto a presupposto dai due consiglieri.
Da qui l’auspicabile e inevitabile impugnativa alla Consulta, anche per questa legge, per incostituzionalità.

Non esiste un diritto a morire in Italia, nè in Europa

Non esiste in Italia un diritto a morire. E neppure in Europa; la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con la sentenza Karsai del 2024 ha sancito che, ferme restando le prerogative di ciascun paese, negare il suicidio assistito a un paziente che lo chieda in uno Stato ove sia vietato o comunque non consentito dalla legge nazionale, non è in contrasto alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. In quanto non sussiste alcun fondamento giuridico per invocare un diritto all’autodeterminazione della morte.

Mons Renzo Pegoraro
Mons Renzo Pegoraro

Ma ancor prima delle contraddizioni giuridiche, si staglia il contrasto con dei principi etici ineludibili. Non può operarsi infatti alcun bilanciamento col bene della vita: supremo, inviolabile, incomparabile.

Mons. Renzo Pegoraro, presidente della  Pontificia Accademia per la Vita ammonisce come “per il Magistero della Chiesa, ogni operatore sanitario dovrebbe sempre impegnarsi per salvare la vita, accompagnare l’ultimo tratto dell’esistenza e mai per provocare la morte o collaborare al suicidio. Il suicidio si è sempre cercato di prevenirlo, mai di sostenerlo. Si aiuta alleviando il dolore, nel capire i motivi di certe domande, valutando l’impatto della malattia sulla psiche, lo spirito, sulla stessa volontà del paziente”.

E al riguardo della legge regionale veneta ha subito così chiosato: “Credo che nel caso veneto, bisognasse però prendere ancora più tempo. E ascoltare tante realtà territoriali al servizio dei malati e del buon funzionamento della rete di cure palliative. La fretta non è mai buona consigliera. Soprattutto quando si mette mano a una norma sul senso stesso della vita”.

Chiosa che, come per un messaggio di posta elettronica, inoltriamo ai due consiglieri regionali…

Giuseppe Longo