Tipicità / Gli antichi mestieri della Sicilia

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antichi mestieri

In tempi antichi esistevano in Sicilia alcuni mestieri di cui ci si ricorda a malapena. Quei mestieri, oggi, servono a raccontarci i modi in cui si viveva un tempo e di ritornare alle nostre origini. Scoprendoli, ci si rende conto di quante cose siano cambiate e di come le nostre abitudini e necessità siano diverse.

Tipicità siciliane / Antichi mestieri: “u sinzali”

L’antica figura di ”u sinzali” si può oggi paragonare a colui che gestisce una qualsiasi forma di commercio. Il suo ruolo consisteva nel cercare, mediare e concludere negoziazioni. Per “senzalia” si intende, infatti, proprio l’opera di trattare e venire a patti. C’erano vari tipi di “senzali”: alcuni specializzati nel commercio di bestiame ed esercitavano la loro professione soprattutto durante le fiere. Altri, invece, si occupavano della vendita di case e terreni. Ma come si diventava “sinzali”? Semplicemente per doti naturali, una buona parlantina era la dote essenziale per svolgere questo mestiere. In genere era chi voleva vendere a rivolgersi “a lu senzali “, ma la proposta poteva partire anche da un possibile compratore che, magari, essendosi innamorato di un pezzo di terreno, aveva bisogno di sapere notizie in merito alla possibilità che fosse venduto.

“Lu senzali”, sarebbe andato dal padrone del terreno e lo avrebbe convinto a vendere; il tutto in nome di un buon affare. In alcuni paesi “lu senzali” si occupava anche di “cunzari matrimoni” ma in Sicilia si preferiva lasciare questo ad una persona più adeguata, per così dire del suo mestiere ed era ”u ruffiano”. Il suo compito era proprio quello di fare da intermediario per favorire i rapporti amorosi degli altri. Grazie al suo accattivante modo di fare, era capace di entrare nelle grazie di una donna o di un uomo, ponendosi da intermediario al fine di far scaturire un fidanzamento e perfino un matrimonio, divenendo così un ”paraninfu”cioè un combinatore di matrimoni.

Tipicità siciliane: antichi mestieri siciliani degli uomini

Uno dei mestieri più antichi, principalmente svolto dagli uomini era ”ammula fortifci e cuteddi”. Figura tipica che andava in giro con una bicicletta su cui era montata una mola collegata ai pedali mediante una cinghia. I coltelli, le accette, le roncole, le forbici ed altri attrezzi da taglio affidati ”all’ammula forfici” venivano affilati come rasoi. Poi c’era il ”campere”, colui che era addetto all’organizzazione e alla guardia dei feudi. I campieri in Sicilia erano di due tipi: il primo era quello dell’uomo violento, dall’aspetto minaccioso e poco rassicurante, il secondo più docile e laborioso, dall’aspetto più contadinesco.

”u cappularu”, colui che non solo costruiva cappelli e berretti ma anche li riparava, gli ridava il colore e li ripuliva. ”U cardaturi”, colui che separa la parte più grossa dalla fina di alcune materie, come lino, canapa, lana e simili. Più specificatamente il cardatore veniva chiamato per sbrogliare i grumi della lana dei materassi. Se ”u carritteru” cioè colui che guida il carretto, di solito trainato da cavalli o asini, ”U pananaru” costruiva ceste, panieri, damigiane per l’olio e il vino e altre robe simili.  Mentre ”U ciaramiddaru” suonava la cornamusa per le strade, ”u conza piatti” era artigiano che provvedeva alla riparazione di piatti e lemmi rotti.

‘Il ‘Fumiraru”, raccoglitore del concime stallatico, raccoglieva anche tutti i rifiuti organici dagli stabilimenti, dalle botteghe e per le strade. ”U Lattaru” era colui che provvedeva alla mungitura e alla distribuzione del latte di primo mattino. Invece ”u Ntrizzaturi” realizzava oggetti di uso quotidiano come forbici, qualche pezzetto di stoffa colorata o qualche sonaglio per le decorazioni. ”U Pircantaturi” una persona a cui si affidava il compito di piazzarsi nei pressi di una casa per costringere, a restituire un bene o estinguere un debito.

Tipicità siciliane: antichi mestieri svolti dalle donne

Lavannara” la lavandaia, donna che lavava la biancheria degli altri. Di tale servizio ne usufruivano le famiglie benestanti che potevano permettersi di pagare, ma anche le famiglie meno agiate in caso di malattie o di impossibilità a lavarsi i panni. Un faticoso lavoro svolto solitamente da vedove o donne che non avevano da che vivere. Il lavoro veniva eseguito lungo i corsi d’acqua, nei lavatoi pubblici ed anche nelle fontane.

Pilucchera”, la parruchiera, era colei che pettinava con particolare maestria le donne. Lavoro addirittura faticoso se si pensa alla capigliatura abbondante, alle trecce che poi venivano raccolte nel famoso tuppu. Girando casa per casa, la pilucchera cercava di non fare annoiare le clienti, raccontando i fatti appresi in altre case, specie se piccanti, per cui la pilucchera era considerata la pettegola del quartiere per antonomasia.

antichi mestieri ricamatrice

La ”Ricamatrice” si dedicava all’arte del ricamo, alla creazione di manufatti, spesso donati da una generazione alla successiva. Soprattutto in estate, le donne ricamavano in compagnia sul pianerottolo di casa e quasi mai in solitudine. Capitava frequentemente che donne di diversa età si riunissero per scambiarsi i disegni ed i motivi, provare le moltissime tecniche del ricamo e chiacchierare. 

Clara Privato

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