Università / Lectio magistralis di Bray sul ruolo della cultura nella società contemporanea

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Inaugurazione Anno Accademico università

La cultura è patrimonio immateriale dell’Umanità! Così, esordisce Massimo Bray, direttore generale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, chiamato ad inaugurare l’anno accademico di Scienze Politiche di Catania. In ossequio alla lectio magistralis di Bray, sul ruolo della cultura nella società contemporanea, si rimembra poi la pregevole accoglienza nell’aula magna di Palazzo Pedagaggi dell’Ateno catanese.
In primis, l’elogio d’apertura è stato tenuto dal direttore, prof.ssa Pinella Di Gregorio che, conversando con i presenti, ha parlato di solipsismo. Ragionamento collegato tout court al ruolo sociale e virtuale dei social media.

Riguardo ai saluti di indirizzo accademico, in rappresentanza del magnifico rettore dell’Università di Catania, era presente il prorettore, prof.ssa Francesca Longo. Quest’ultima ha evidenziato il ruolo della cultura. Essa è “la chiave di volta di ogni evento improntato su studio e ricerca d’Ateneo, declinabile sino alle sue più forbite accezioni scientifiche”. In più, ha aggiunto che, in tal coacervo d’intenti, la cultura è il mezzo con cui attraversare le sfide del tempo e delle contemporanee forme liquide d’Innovation Technology.

lectio magistralis di Massimo Bray
Massimo Bray, Pinella Di Gregorio e Francesca Longo

Il ruolo della cultura nella lectio magistralis di Bray

Inoltre, quasi in forma congiunta, sia il direttore del dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, sia Bray convengono sull’estrinsecazione “la cultura è movente rigenerante che crea comunità”. Tale alveo dell’intelligere è penisola che correla ogni ente/laboratorio fattuale. Organismi capaci di generare cultura e conseguentemente comunità, come ad esempio: centri di ricerca, università. Ad essi, si sommano anche imprese versatili che innestano, nel percorso produttivo, cultura per trasmettere contenuti di valore e utili alla comunità.

Oggi, community di tal portata possono riportare anche etichetta di inclusività/sostenibilità a vari livelli. Ad esempio, Treccani – attualmente rintracciabile anche sul web: www.treccani.it – è un’entità laboratoriale che privilegia lo studio della lingua e cultura italiana da quasi un secolo (anno di nascita 1925). Nella complessa vivacità culturale, Treccani riunisce coloro che credono nella bellezza e immaterialità del linguaggio. In quel nucleo, s’innesta volontà e forza, elementi che muovono molti intelletti lungo la linea univoca della caleidoscopica cultura.

Bray si è soffermato, inoltre, sull’art. 9 della Repubblica Italiana. Nella sua parte iniziale, l’articolo recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. In più, a seguire, nel testo si interviene sulla tutela verso “il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Tali aspetti sono determinanti nell’intuizione dei padri costituenti della Costituzione italiana e, ancora oggi, sono valori da tutelare e preservare per le generazioni avvenire. L’insieme dei beni culturali sia architettonici, artistici che immateriali rappresentano un patrimonio di inestimabile portata, che necessita di tutela manutentiva e commemorativa.pubblico all'inaugurazione anno accademico Università

L’Unesco, ad esempio, mediante l’immane opera di riconoscimento dei siti e delle arti, indirizza le Nazioni alla salvaguardia di quei beni che hanno attraversato i secoli. Nel tempo corrente, anche il Bel Canto o Canto lirico italiano è compreso nell’ Intangible Cultural Heritage. Ovvero nella lista dei beni immateriali Unesco, quale patrimonio dell’Umanità. A tal proposito, il canto svanisce nel momento in cui si ode, ma ha la capacità di sfiorare sentitamente. In tal caso, può affermarsi che la medesima lingua italiana ha una sua sonorità e addirittura un colore. Difatti, essa può assimilarsi ad una forma melodica o al canto.

 Post veritatem e certezza delle fonti nella lectio magistralis di Bray

Altro fattore emergente riguarda l’attestazione delle fonti. Le situazioni correnti, relative alle fake news, evidenziano l’assenza della ricerca delle fonti. La notizia non viene verificata e senza alcuno screening viene accettata e acclarata come vera. Le fake news salgono alla ribalta ben sette anni fa e vengono etichettate con l’espressione: post veritatem. Si sottolinea come sia difficoltoso distinguere una notizia vera da quella falsa. Anche l’osservatorio della lingua italiana verifica quest’attitudine e attribuisce alla disabitudine la facoltà di saper individuare e distinguere una fonte. Spesso si può scorgere anche la mancanza di safeneia, ovvero di chiarezza nell’espressione, un ostacolo importante, se l’obiettivo è la presentazione della verità.

Bray ricorda che, durante il periodo pandemico, Treccani, mediante il suo portale, è stato d’ausilio per comprendere lo status quo e i lessici in uso da parte delle classi dirigenti. Si menziona ad esempio: lockdown, isolamento sociale, o lessici sanitari via via adottati. Occorre riflettere su educazione e corretto indottrinamento scientifico e sanitario e sull’uso dei media e social media. L’emergenza da Covid 19 ha evidenziato l’urgenza dell’uso di nuove tecnologie e relativi dispositivi, per migliorare la capacità di dialogo con il pubblico. Il fine è procedere lecitamente alla diffusione di un’attenta ecologia dell’informazione.
Oggi impera, ad esempio l’uso della emergente Intelligenza Artificiale! Modalità che deve essere sapientemente gestita e disciplinata, per essere solo d’ausilio all’uomo e non di sostituzione ad esso.

Infine, è intervenuto, tra gli altri, il prof. Carlo Colloca, unitamente alla prof.ssa Stefania Mazzone, coordinatrice del Dottorato di Ricerca in Scienze Politiche.
Il sociologo Colloca, in particolare, ha parlato di identità urbane. In aggiunta, ha chiarito come, in ambito urbano, è facile confondere il decoro dalla decorazione.

Altra argomentazione estrinsecata ha riguardato, altresì, il ruolo gregario della cultura. Si è palesata l’esigenza di parlare di accostamenti di diverse culture che, sovente, non sono collimanti. In tal caso, appunto, possono ingenerarsi controversie, destinate a cangiarsi anche in forme di acuito livore. Così, da dichiarati ma semplici scostamenti culturali e/o di pensiero, possono delinearsi persino conflitti. Si possono delineare anche questioni di natura geopolitica, secondo uno schema di game chance sullo scacchiere internazionale.

È oramai urgente, soprattutto nel tempo corrente, stilare un protocollo non solo culturale, ma anche comportamentale, con validità erga omnes. È importante introdurre un novero di dettami, principi e norme per far fronte all’incapacità di creare incontro di linguaggi e gesti, per addivenire alla creazione di neo fasi gergali omnicomprensive di unanimità e convergenza nell’Idea globale di Cultura & Comunità.

 Luisa Trovato

 

 

 

 

 

 

 

 

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