Verso il dopo coronavirus / Dall’abusivismo opportunità di recupero della legalità

Nel desiderio di un ritorno alla normalità mi viene in mente un percorso parallelo tra le illegalità da trasformare in un recupero della legalità.
Penso agli abusivi, ai lavoratori non riconosciuti in quanto non registrati e non garantiti dalle norme di sicurezza sul lavoro (salute, malattia, incidenti sul lavoro, previdenza e quant’altro prevede lo statuto dei lavoratori) e ai tanti lavori manuali, artigianali, occasionali che i nostri cittadini svolgono per consentire a se stessi e alle loro famiglie di avere il necessario per vivere.

  Lavoro in nero

Sono tanti i lavoratori in nero nei nostri territori, lo dice il tenore di vita che esprime la cittadinanza in genere e lo dicono i consumi e anche i rifiuti che si raccolgono nelle nostre pattumiere.
Tanti consumi, tanto superfluo, in verità, mal si conciliano con tanta mancanza di lavoro e assenza di  reddito fisso e garantito da un contratto di lavoro stabile. In circolo c’è tanto denaro insieme a tanti debiti, tanti prestiti e tanto depositi nelle banche dei pegni.
In un tempo come questo, in cui il lavoro si è fermato per la maggior parte della popolazione, consentito solamente a quanti sono indispensabili durante la restrizione di tutti a casa,  il lavoro nero non trova giustificazione e l’abusivismo non ha libertà di azione.
Un ritorno alla legalità non potrebbe essere un’occasione buona per offrire un lavoro legalmente riconosciuto e adeguatamente retribuito a chi non ce l’ha?
Parliamo in questo periodo di reddito di inclusione, reddito universale di cittadinanza, ovvero la garanzia di un intervento pubblico che consenta di disporre del minimo necessario alla vita di ogni cittadino.
Diritto inalienabile per la vita di ogni essere è certamente quello di avere di che vivere. La terra è di tutti, tutti hanno diritto a trovare in essa gli elementi necessari alla loro sussistenza.
Altro diritto inalienabile è l’accesso al lavoro, che consente a ciascuno di esprimere al meglio le proprie capacità creative, intellettive e/o manuali e dà dignità alla propria vita, rendendosi utile nella reciprocità e sussidiarietà dei bisogni vitali.
La nostra Costituzione – democraticamente formulata – garantisce ad ogni cittadino – mediante servizi di sussidiarietà e complementarietà una vita dignitosa.
A parte i soggetti minorenni, gli anziani e quanti per limiti soggettivi di salute o di impotenza sono impediti di svolgere un’attività lavorativa, tutti gli altri hanno diritto al lavoro.
A me sembra che in un tempo come il nostro in cui le risorse economiche dei singoli soggetti, delle famiglie e anche dei popoli si sono ridotte e per la maggior parte annullate, si potrebbero trovare modalità nuove di attività lavorative e di retribuzione non esclusivamente di tipo assistenziale, ma come compensi per prestazioni diverse.
Prendiamo a cuore, per esempio, la cura della città, del territorio da noi abitato, spesso trascurato, per le erbe che vanno crescendo lungo le mura, per le piante che soffrono dei mali di stagione, per l’illuminazione non sempre sufficientemente controllata, per lo sfregio delle mura delle nostre case, imbrattate di scritti e di manifesti, di slogan e scarabocchi, che l’occhio attento di chi ama la propria terra, spesso registra.
Quanti nostri concittadini non sarebbero disponibili ad occuparsi della manutenzione del nostro territorio ed esercitare nello stesso tempo un controllo sulla loro sicurezza, consistenza, funzionalità, efficienza rendendo migliore il territorio e salvaguardandolo da chi lo deturpa?
Non si potrebbe effettuare un contratto a breve o lungo termine con questi soggetti, anche mediante Cooperative di lavoro, finalizzate allo scopo, che ricevendo un contributo dall’Ente Pubblico prestino un servizio che li gratifica e restituisce loro dignità anziché ricevere un aiuto assistenziale che li umilia e li fa sentire incapaci e inetti?
E se si riconoscesse che ogni lavoro ( quale quello delle badanti o delle colf, o altro tipo di lavoro manuale, artigianale, occasionale o continuativo ) regolarmente contratto, consente al lavoratore diritti inalienabili (di assistenza e previdenza) ed allo Stato di avere più disponibilità per fornire ai cittadini migliori tutti servizi pubblici (scuola, sanità, viabilità, garanzie sui rischi e sul futuro …)?
Si potrebbero percorrere due strade parallele, rendere tutto il lavoro trasparente e concorrere tutti, secondo il proprio reddito, a rendere migliore la qualità di vita di tutta la cittadinanza.
Abbattendo il lavoro nero, quello abusivo, prendendoci cura del territorio, valorizzando le peculiarità creative individuali e dando fiducia e stima ai cittadini, si riduce anche la criminalità, sia quella piccola, della manovalanza, dei piccoli furti, che quella organizzata.
Molti cittadini vivrebbero meglio, perché gratificati dal loro rendersi utili e garantiti da un proprio salario; questo li renderebbe meno aggressivi, meno amareggiati e anche più sereni e disponibili verso la propria famiglia e la società tutta; avremmo anche una città più pulita, più attraente, più bella, perché in tanti, se non tutti, a renderla tale, con l’orgoglio di condividerne i benefici.

Teresa Scaravilli

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