Aci Catena / Il lupino, storia e caratteristica di un’eccellenza unica

Ci sono sensazioni, ricordi, luoghi e sapori che appartengono alla nostra terra, che fanno parte della nostra cultura. Sapori di cui ci parlano le persone più anziane o perfino i nostri nonni. E’ questo il caso del lupino, nella frazione di Aci Catena. Ai nostri nonni veniva raccontata una storiella di cui abbiamo già parlato. Si dice che una volta un povero mendicante non avesse trovato altro da mangiare, il giorno di Pasqua, che un cartoccio di lupini“Esiste al mondo, una persona più sfortunata di me, che devo accontentarmi il giorno di Pasqua, di un pugnetto di lupini?” continuava a domandarsi. Fin quando, ad un certo punto, girandosi vide un altro mendicante che, seguendolo, mangiava con gusto le bucce da lui buttate.

Aci Catena / Tra storia e tradizione

Tuttavia queste bontà nostrane sono sempre più rare e per questo motivo aumenta anche la possibilità di dimenticarle. Questi legumi, appartenenti alla famiglia delle Fabacee, sezione delle Genistae, genere Lupinus, presentano tante specie ma quelle più coltivate sono quattro, infatti il Lupinus angustifolius, dai fiori blu, di cui una forma selvatica cresce spontaneamente sui fianchi dell’Etna, mentre quello più coltivato, lavorato e consumato è il Lupinus albus che possiede dei fiori bianchi, a volte screziati di azzurro. Ricordiamo anche il Lupinus luteus, dai fiori gialli e il Lupinus Mutabilis, il cosiddetto Tarwi, coltivato in Cile.

Dal punto di vista agronomico, il lupino si adatta a quasi tutti i climi. Resiste bene anche al freddo e si adatta ai terreni sabbiosi, sciolti e poveri. E’ fondamentale, però, che questi terreni abbiano un pH subacido o acido, comunque inferiore a 7, in quanto rifugge dai suoli subalcalini o alcalini. Nella zona Etnea di conseguenza, cresce molto bene. Grazie all’aiuto di un esperto del settore, Alfio Spina, primo ricercatore del CREA, Centro di ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali di Acireale, cercheremo di capire da un punto di vista tecnico-scientifico questo legume.

I benefici e le controindicazioni

Il lupino contiene un elevato contenuto proteico dal 35 al 45% di proteine; tra le proteine che sono contenute la più interessante è senza dubbio la gamma conglutina perchè è una proteina insulino-mimetica, quindi è in grado di abbassare la glicemia“. Il ricercatore afferma, infatti, che dopo aver condotto degli studi su dei topolini da laboratorio per tredici settimane consecutive ha dimostrato che il lupino ha avuto funzioni ipocolesterolemizzanti, facendo abbassare il colesterolo in maniera statisticamente significativa.

Quindi ha funzione ipoglicemizzante, ipotrigliceridemizzante e ipotensiva, in quanto abbassa la pressione arteriosa di circa 20mmHg. In soldoni, svolge funzioni preventive nei riguardi dell’apparato cardio-circolatorio. “Il lupino – afferma – è anche ricco di minerali, sia macro che micro nutrienti, soprattutto presenta anche un elevato quantitativo di manganese, ma anche di zinco e ferro, importanti micronutrienti”.

Le proprietà nutrizionali

Grazie alla dieta mediterranea, che prevede un elevato consumo di legumi, sta vivendo una vera e propria riscoperta. Il lupino è interessante in quanto contiene un ridotto contenuto di amido, intorno all’8/10%, nonché tante fibre, solubili ed insolubili. Ma ha anche un elevatissimo contenuto proteico e un contenuto di lipidi omega-3 e omega-6 intorno all’8-10%. Pertanto, lo potremmo definire un super food!

“Uno dei problemi del consumo del lupino – precisa Spina – è la presenza di alcuni principi anti nutrizionali, tipiche sostanze presenti in quasi tutti i legumi. In particolare nel lupino sono presenti gli alcaloidi quinolizidinici, che comportano un sapore amaro del legume stesso ed ad elevate concentrazioni sono tossici. Pertanto i semi di lupino prima di essere consumati vanno ammollati, come qualsiasi altro legume, successivamente bolliti e messi con acqua e sale per eliminare gli alcaloidi, che ricordiamo essere idrosolubili. Solo recentemente sono state costituite varietà di lupino bianco e azzurro dolcissime, cioè con un contenuto in alcaloidi molto basso, per cui questo problema è stato in parte risolto”.

“Il lupino, considerato l’aumento del numero di vegani, vegetariani, celiaci, persone affette da gluten sensitivity, è un interessante food ingredient in quanto è gluten free, apporta un elevato contenuto di proteine, di fibre e sali minerali. Riguardo l’alimentazione zootecnica, il lupino è l’unico legume in grado di sostituire la soia, quasi sempre OGM e di importazione, soprattutto negli allevamenti in biologico”.

La storia del Lupino

Invece, il professor Giovanni Barbagallo (in foto) con un interessante scritto da lui redatto, ha esposto la questione da un punto di vista culturale. Reitana costituisce il “cuore pulsante” dell'”Aci Antico”. E’ una località storica greco-romana, dove per la presenza di sorgenti naturali provenienti dallo scioglimento delle nevi dell’Etna. Le vasche storiche, adibite alla lavorazione dei lupini, dovevano essere cinque. Tutte e cinque originariamente di proprietà, e gestite da cinque fratelli Chiarenza di Aci San Filippo, antenati di quelli attuali. Infine alla data odierna è rimasta in attività l’unica gestita da oltre 250 anni dalla famiglia Chiarenza attuale. E inoltre occorre dire che la località di Reitana di Aci San Filippo è conosciuta in tutto il catanese per la lavorazione artigianale dei “luppini”.

Aci Catena / Il lupino

Occorre evidenziare che negli anni dell’ultimo conflitto mondiale in cui regnava nell’acese, come nel resto dell’Italia, tanta povertà, si utilizzava il baratto, cioè lo scambio dei lupini secchi prodotti nei luoghi circostanti, delle varie Aci e di alcuni paesi etnei con un po’ di “luppini” già lavorati dalla famiglia Chiarenza alla Reitana, spesso nelle prime ore di mattina. Venivano, infatti, utilizzati spesso dai richiedenti “come assaggio” per la colazione mattutina, perchè sono altamente proteici. Ma anche da alcuni, che barattavano un quantitativo maggiore di lupini, per andare a scambiarli con altri prodotti agricoli.

E’ stato proprio in tale secondo periodo che lo scrittore Giovanni Verga, venendo a conoscenza di tale commercio da Aci Trezza, e anche della lavorazione artigianale dei “luppini” della Reitana, passando da Aci San Filippo per andare a trovare l’amico poeta e scrittore, prof. Francesco Guglielmino a casa sua ad Aci Catena, e a volte nella sua casa di campagna ad Aci Sant’Antonio, sviluppava il suo romanzo storico ad Aci Trezza: “I Malavoglia”, conosciuto in tutto il mondo, e che si studia con il Verismo in tutte le scuole di secondo grado italiane. La tradizione storica di Reitana e della lavorazione dei “luppini” fino ai nostri giorni è sopravvissuta grazie ai fratelli Chiarenza, Gaetano e Pippo ed anche ai cugini.

Aci Catena/ Il lupino come volano: alla base lo sviluppo economico-turistico e culturale

La località di Reitana, per quanto detto prima, può sicuramente entrare pure nell’itinerario “Verghiano”. La trasmissione di RAI1 “Linea verde”, trattando dei “Malavoglia” di Giovanni Verga, ha parlato anche dei “luppini” di Reitana. Inoltre occorre dire che per rilanciare la tradizione artigianale dei “luppini” e l’importanza di tale legume nella dieta mediterranea conseguente alla valorizzazione di tale prodotto e dei grani antichi di Sicilia, in occasione dell’Expo di Milano nel 2015, su proposta dell’associazione “Pan Akis 9” di Aci San Filippo e con il Comune di Aci Catena, veniva organizzato proprio in località Reitana, nell’anno 2016, il primo premio del “Lupino d’oro” Reitana-Aci San Filippo.

Nell’occasione, il premio è andato alla famiglia Chiarenza e ad Alfio Spina ricercatore scientifico nell’alimentazione umana e animale e nel campo della medicina. Durante l’evento è stato possibile degustare il pane preparato con la farina ed anche una novità: la granita al lupino. Recentemente la casa editrice Edagricole di Bologna ha prodotto la collana e pratica di quattro volumi dedicata alle leguminose da granella. Una di queste “Leguminose Minori: Lupino Cicerchia e Roveja”,che tratta ampiamente dei lupini di Reitana di Aci San Filippo, vede come coautore il Dott. Alfio Spina, ricercatore del Crea.

                                                                                                     Giorgia Fichera

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