Acireale / Donato dal dott. Castro un telefono del 1892 all’associazione Costarelli: un riconoscimento per l’opera sociale svolta

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Gli oggetti di un tempo passato sono uno scrigno pieno di ricordi e antiche memorie; infatti da lì riemergono storie di famiglia, ricordi di lontani mestieri, ricordi di un tempo che fu.
L’associazione Costarelli nei giorni scorsi ha ricevuto un gradito dono da parte del dottore Franco Castro, dono che ha esposto negli storici saloni della rinomata pasticceria, anch’essa luogo di ricordi e memorie di un tempo che fu: un antico telefono del 1892 appartenente al nonno e lasciato poi al padre del dottore Castro, anch’egli medico.

Vera Pulvirenti, Agata Ariosto, Franco Castro e Mario Di Prima

Qui inizia una lunga storia di famiglia che si interseca con la storia dell’evoluzione delle comunicazioni e che dà lustro alla nostra città non solo per l’antico cimelio ma anche perché Francesco Castro Librandi, nonno del dottore Castro fu il primo ad avere la concessione telefonica in Sicilia fino al 1941.  Dell’antico telefono probabilmente solo due esemplari ne esistono in Europa, uno si trova nella città svedese di Goteborg e scoperto casualmente tempo fa dal dottore Castro in visita al museo che lo custodisce a l’altro appunto quello custodito e posseduto dalla famiglia Castro.

Abbiamo incontrato il proprietario del  prezioso cimelio nei saloni del Costarelli e abbiamo chiesto direttamente a lui di raccontarci la storia e gli aneddoti più interessanti legati a questo telefono.

Dottore Castro ci parli di suo nonno e del lavoro che svolgeva.

Mio nonno, Francesco Castro Librandi insieme al fratello Sebastiano hanno avuto la concessione telefonica fino al 1941. Lo Stato italiano nel 1925 aveva affidato in gestione alla concessionaria Set (Società esercizi telefonici) fondata il 24 ottobre 1924, la rete telefonica della quinta zona che comprendeva anche la Sicilia con Catania e provincia. I concessionari di Acireale erano la famiglia Castro e quando nel 1941 la concessione venne ritirata la famiglia comunque continuò a lavorare per la Set che anni dopo si trasformò in Sip. La prima sede degli uffici fu in via Lancaster.

Francesco Castro Librandi e la moglie Rosaria Leotta

Questo telefono dove era custodito? Sapevate della sua importanza a livello storico?

Il telefono, dopo la morte di mio nonno è rimasto nello studio di mio padre, come cimelio di famiglia e in ricordo dell’attività del nonno Francesco. Qualche tempo fa recandomi in Svezia nella città di Goteborg a trovare mia figlia, in un giorno di pioggia, non potendo passeggiare per la città, sono andato a visitare il museo delle comunicazioni e con mia immensa sorpresa ho visto un telefono identico al nostro e descritto come un rarissimo e quasi unico esemplare di telefono della fine dell’800 in Europa.

Perché ha deciso di metterlo in esposizione nei locali dell’Associazione Costarelli?

Ho fatto questa scelta perché dall’Associazione Costarelli partono i Vespri Siciliani di reazione al nichilismo imperante in città. Essa sta diventando un potente stimolo alla rinascita culturale ed economica. Voglio anche, con questo gesto, dire ai numerosi turisti che abbiamo nella nostra città storia, bellezza, gusto e meravigliosi posti da ammirare. Lo faccio anche perché sento forte lo stimolo di mio padre che ha dedicato tutta la vita ad Acireale e che amava al di sopra di ogni dire.

Oltre al nonno Francesco e allo zio Sebastiano altri membri della famiglia Castro lavoravano in questo settore?

Sì, il nonno ebbe una numerosa prole e molti di essi lavorarono con lui come la zia Caterina, direttrice dei telefoni che controllava il lavoro svolto dalle centraliniste, quasi tutte giovani fanciulle che indossavano un grembiule nero. La sede era in via San Francesco di Paola.

Aneddoti legati alla sua famiglia che vuole raccontare?

Ne avrei tanti da raccontare alcuni legati alla figura della zia Cettina che, anche in piena guerr,a con i tedeschi aveva un atteggiamento rigido e inflessibile. Una donna all’avanguardia per i suoi tempi, una vera femminista. Fu suo malgrado anche protagonista di un triste evento, prima del matrimonio il futuro sposo morì improvvisamente, dopo questa perdita la cara zia non si sposò mai, anche se fu corteggiata per ben quaranta anni da Peppino Licciardello. Ricordo da bambino le sue visite alla famiglia e alla zia con l’immancabile vassoio di dolcetti. Sicuramente si volevano un gran bene ma non si sposarono mai.

C’è un autore siciliano, Vanni Ronsisvalle, che ha scritto alcuni anni fa un libro dedicato ai telefoni e alla loro storia; è citata anche la sua famiglia in questo saggio?

Sì, lo scrittore, nel saggio “Hellò 2 il telefono e la memoria privata”, nel suo excursus storico dedicato al telefono cita la mia famiglia e narra episodi curiosi e interessanti che hanno per protagonista il telefono e in special modo il suo iniziale uso. Racconta di un barone che infastidito che all’altro capo del telefono non rispondesse nessuno sparò sette colpi di revolver contro la cornetta telefonica, o al rapporto quasi familiare che si veniva a creare tra i pochi utenti e le signorine centraliniste.

Un mondo distante parecchio dagli anni attuali; si sa, l’evoluzione della tecnologia è rapida ma “tuffarsi” nel passato che comunque ci appartiene è sempre interessante. Anche il presidente dell’associazione Costarelli avvocato Mario Di Prima ha voluto esprimere il suo pensiero dichiarando che “l’importanza del gesto della famiglia Castro nel ricordo di due grandi acesi Francesco Castro Librandi e il figlio, insigne pediatra nella nostra città, due uomini che si sono distinti per la loro professionalità, il loro impegno sociale e anche la grande generosità. Il dottore Castro ha raccontato tanti episodi che ci fanno capire che animo buono e nobile avesse il nonno e tutta la famiglia. L’associazione Costarelli nell’ambito dello  spirito che la contraddistingue è ben lieta di poter accogliere nei propri saloni l’antico telefono e, vista la rarità dell’oggetto in questione, mi auguro che questo luogo di esposizione possa diventare meta di visitatori da tutto il mondo”.

Gabriella Puleo

 

 

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