Automobilismo / Ricordando la Catania-Etna del ’47

Sul giornale “La Sicilia” di   lunedì 22 settembre 1947, con emozione palpabile esordiva Massimo Simili  nel commentare la II “Catania-Etna” sotto il titolo a quattro colonne.

Il napolitano Rocco superbo vincitore della II “Catania­-Etna”, consacrata da un grandioso successo. Raffaeli, Sorrentino, Passanisi, Cherubini, Scionti e Tosto primi nelle rispettive categorie.

“Bisognava vederla Catania ieri mattina, bisognava vederla con tutto il suo popolo riversato lungo il percorso della Catania – Etna, da Piazza del Duomo, su su fino alla Cantoniera, a 1882 metri di altezza.
Il ricordo di questa magnifica giornata di sport rimarrà incancellabile nella memoria di quanti vi hanno assistito. Incancellabile per lo spettacolo incomparabile della immensa folla entusiasta, cornice fantasmagorica ed imponente dell’avvenimento …”

A rileggere le cronache del tempo, scontato si debba abusare scientemente della parola “emozione”.

Fiat 1100 del 1947
La Fiat 1100 monoposto di Scionti del ’47

A quasi cento anni dalla prima edizione, dopo un’assenza di oltre un decennio, il prossimo 22 maggio, la Catania-Etna, cronoscalata per eccellenza, tornerà a trasmettere  spettacolo ed emozioni agli amanti dei motori, e non solo. Su un tracciato di 4,7  Km che si snoda tra i tornanti più suggestivi della nostra Montagna.

Catania-Etna, la corsa del mito

Un’edizione particolare, attesissima, fortemente condizionata dal doveroso rispetto delle normative antiCovid che – come tiene a sottolineare l’organizzatore Mike Cannizzaro – avrà uno standard di sicurezza senza precedenti.

Torna quindi la Catania-Etna  corsa del mito? Forse corsa nel mito. Proviamo a ripetere: Catania-Etna.  E’ come se  nel ciclismo dicessimo Milano-Sanremo: già il solo ripetere partenza ed arrivo,  l’identità dei luoghi diventa poesia. Senza rime, senza metriche, l’accoppiata toponomastica diventa poesia. La poesia diventa memoria, la memoria diventa un modo per ricominciare, per ripartire.

riproduzione Fiat 1100 di Scionti del '47
La Fiat 110 riprodotta dai fratelli Scionti sul modello di quella del padre del 1947

Ci sarà sinergia tra i vari Enti coinvolti, dal Parco dell’Etna alla Città Metropolitana di Catania, dai comuni di Nicolosi e Belpasso all’Automobile Club Catania. Sinergia che permetterà che la memoria si riaccenda tra cumuli di lave ingentiliti da ginestre e lappe sorbe della nostra tradizione. E il rombo dei motori tornerà a svelare segreti a chi sa interrogarlo ed interpretarlo.

La Catania-Etna del ’47 nel racconto dei fratelli Scionti

I fratelli Ignazio e Sebastiano Scionti in questo gioco tra memoria e passione, hanno trovato il modo per offrirsi ed offrire uno spaccato di storia della corsa del mito.

Sono figli del compianto  Cirino – primo nella sua categoria proprio nel corso della seconda edizione. Poi, di Catania-Etna, lui  ne correrà diverse, annoverando partecipazioni anche alla Targa Florio.

“Nel ’47, – esordiscono  Ignazio e Sebastiano Scionti – nostro padre correva con una Lancia nella categoria “nazionale sino a 1500”. Negli anni successivi con una monoposto dalla carrozzeria artigianale da lui stesso costruita, telaio  Fiat 1100 ed un motore preparato con due carburatori monocorpo.Fiat 1100 ricostruita dai fratelli scionti

A 70 anni e più da quei giorni – continuano gli Scionti – abbiamo ricostruito una vettura con le stesse caratteriste di quella Fiat 1100. Un omaggio al genitore, ad un mondo che continua ad appassionare, un omaggio ad una corsa che ci auguriamo torni ad entusiasmare le folle. Oggi – concludono – la  Catania-Etna si corre in un contesto diverso. Il pionierismo ha margini pressocchè inesistenti, resta immutato il fascino dei luoghi, il rombo dei motori anticipatore delle immagini.

Tornando ai resoconti del tempo, la sensibilità di Massimo Simili  chiudeva rilevando il gesto squisitamente sportivo del pilota Arena, scuderia Partenope. Arena ritirava il reclamo in un primo tempo sporto contro Distefano che non aveva gli sportelli della macchina regolamentari.
Poesia nel racconto, poesia nei comportamenti.

Standard di sicurezza nella Catania-Etna

Agli organizzatori della corrente edizione, con Mike Cannizzaro in testa, l’elogio per un adeguamento a standard di sicurezza senza precedenti. Ma un curioso episodio di quel lontano settembre del 47, sempre attinto dalle cronache dell’epoca va riportato.

Verso le otto, una opportuna di Falsaperla, uno dei nostri collaboratori dislocati lungo il percorso per le segnalazioni, avvisava che un enorme masso staccatosi improvvisamente, ostruiva la strada. I Vigili del fuoco, accorsi subito da Catania, eliminarono prontamente il pericoloso ostacolo e le partenze ebbero inizio all’orario prestabilito.
…La II Catania –Etna, privilegio di Catania sportiva è passata alla storia.

La cronaca appassionata  della Catania-Etna del ’47

Dal 17 al  23 settembre, nel lontano 47, per Massimo Simili furono giorni senza tregua. La Catania-Etna divenne la “sua corsa”, il calore umano dei suoi articoli travalicava la semplice cronaca sportiva. Il suo interesse lo portava ad indagare su macchine e piloti.

Dei catanesi ammiratissima la macchina e la gara del geniale e bravo Distefano. Superba la gara di Cirino Scionti che – partito con una Aprilia di serie – sopperiva a molteplici noie del motore, mediante brillantissime qualità di pilota capace di affrontare anche prove più dure. Ottima la tenuta di Beneventano e di Giordano, quest’ultimo al volante di una Studebaker – macchina splendida ma poco adatta a gare del genere.

E la premiazione?
In serata, durante il ballo dell’Automobile Club”- con le dichiarazioni del vincitore Rocco: In tutta la mia carriera non ho mai visto della gente provvista di tanta passione sportiva…

Ma quanto impiegavano i piloti  per coprire gli oltre 24 Km del percorso, da Piazza Duomo alla Cantoniera?
Dai 24’24” di Giovanni Rocco su Alfa Romeo, ad una media oraria di km 82,300 , al decimo assoluto, Baravelli G. su Fiat in 29’08”. Ma proprio Baravelli, vincitore della prima edizione, era stato costretto a fermarsi due volte per fuoruscita della catena.
Ammettiamolo, corsa nel mito, corsa del mito.

Giovanni Di Bartolo

 

 

 

 

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