Chiesa / “Papà Gambino” in missione tra i bambini delle scuole africane

Nell’arioso spiazzo panoramico della casa di famiglia, alla periferia di Acireale, Salvatore Gambino ha organizzato, lo scorso 5 giugno, un incontro per parlare della sua opera di missionario in Africa ; presenti il diacono Sebastiano Genco, parecchi collaboratori e simpatizzanti.

La location che ha ospitato l’incontro

Gambino fa volontariato in Camerun, Congo e nella Costa d’Avorio; in quest’ultima terra si è fermato dal Natale 2010  al 2014 , quando, in seguito alle elezioni politiche, eletto il nuovo presidente Wateran, scoppia una rivolta con tremila morti, a causa dell’ “uscita” del presidente Babeau, da quindici anni al potere.
Il compito principale del coraggioso Salvatore Gambino si svolge nella Scuola primaria cristiano- cattolica della parrocchia “Cristo Re”, nella città di Abidjan, dove risiede circa due mesi l’anno, accolto sempre festosamente da ragazzini che lo chiamano “papà Gambino”.
La scuola è frequentata da quattrocento bambini; delle sei classi, ognuna è formata da oltre 60 alunni, numero esorbitante, ma attualmente, pare, non  modificabile, come in altri Stati africani; gli insegnanti sono locali.
Per avere un buon risultato, è necessario ridurre il numero  a circa trenta alunni per classe, creando altre sezioni; solo così si realizzerà una seria formazione degli studenti.

“Papà Gambino” con i bambini in Costa d’Avorio

Pare opportuno, per sostenere questa proposta, citare il pensiero di  Giovanni Paolo II, espresso nel suo ultimo libro  “Memoria e Identità”, nel capitolo vertente su “Nazione e cultura”, in cui illustra qual è il ruolo della cultura nella vita delle giovani nazioni africane: “ La nazione esiste ‘mediante’ la cultura e ‘per’ la cultura, grande educatrice degli uomini”. Inoltre, il Santo Padre sostiene, ricollegandosi alla significativa tesi, esposta all’UNESCO nel 1980,  che la formazione dell’identità della nazione, mediante la cultura, riesce ad affrontare le più intrinseche necessità delle nazioni giovani, ovvero  quelle del Terzo Mondo: uno dei  problemi urgenti da approfondire e risolvere è senz’altro l’organizzazione delle scuole, in modo culturalmente efficace.
Nell’interessante incontro abbiamo avuto la gioia di potere leggere alcune letterine dei bambini africani, indirizzate a Salvatore Gambino, nella loro lingua ufficiale, il francese, un po’ annacquato: dichiarazioni d’amore commoventi e sincere. Ne citiamo qualcuna: “Je m’appelle Yahi Carole, papa Gambino, je t’aime de tout mon coeur …..tu es comprénsive …..merci pour tout ce que tu a fait pour nous …”( Io mi chiamo Yahi Carole, papà Gambino, io t’amo con tutto il mio cuore … tu sei comprensivo …. Grazie per tutto quello che hai fatto per noi ) .  Poi è la volta di Bobbo Marie Cecile di Abidjan “au fil de papa Gambino” (letterina indirizzata al figlio di papà Gambino: con esaltazione di papà Gambino che ha regalato alla scuola bei giocattoli): ” il nous aime beaucoup surtout  les  èlèves de la classe de CP1 (  egli ci ama molto, soprattutto gli alunni della prima classe primaria). La terza letterina scelta è di Appoh Kossia, indirizzata a papà Gambino: “ Tu nous apris à jouer, c’est pourquoi, je veux te dire merci que Dieu veille sur toi et tes enfants, que Dieu te bènidique”( Tu ci hai avviati a giocare, per questo io voglio dirti grazie: che Dio vegli su te e i tuoi figli. Che Dio ti benedica …).
Attestazioni di affetto e gratitudine che riempiono il cuore di Gambino e sono un incentivo a continuare la sua opera missionaria.

                                   Anna Bella

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