Comuni virtuosi / Le buone pratiche di Ferla

Quando si parla di pratiche sostenibili, in pochi penserebbero che qua in Sicilia vi è un comune, quello di Ferla in provincia di Siracusa, che con i propri sforzi è riuscito a diventare un modello, riconosciuto a livello nazionale ed oltre. Ma cosa ha compiuto questa piccola cittadina, per meritare tale attenzione? Analizziamola insieme.

Buona pratiche / I traguardi del comune di Ferla

Due riconoscimenti da Legambiente come “Comune riciclone” e “Comune rinnovabile”, premio europeo per i progetti di democrazia partecipativa, inserito nell’elenco dell’Associazione nazionale comuni virtuosi, iscritto a quella dei “Borghi più belli d’Italia”, primo “villaggio del compost” del Sud Italia, premiato a Vienna. In sfregio ad alcuni adagi che vedono molto spesso alcune amministrazioni concentrate troppo su progetti di natura secondaria, quando va bene, il comune e l’amministrazione di Ferla hanno apportato benefici su benefici alla propria cittadinanza in anni di impegno e progetti di lungo termine.

Oltre ai titoli, la comunità di Ferla può godere di ben altri benefici grazie ai cambiamenti apportati. Il comune indica infatti un’indice della raccolta differenziata al 75 per cento. Conseguentemente, sono 40 mila di euro l’anno risparmiati sui rifiuti da gettare in discarica. Sono poi altri 30mila gli euro risparmiati grazie agli impianti fotovoltaici comunali.

Pratiche Sostenibili / I passi fondamentali di Ferla

Le numerose pratiche adottate dal comune di Ferla, borgo nel cuore degli Iblei, hanno preso vita nel lontano 2011. L’allora nuova amministrazione guidata dal sindaco Michelangelo Giansiracusa, oggi al suo terzo mandato, decise che era ora di cambiare radicalmente alcuni aspetti. Il comune di Ferla contava poco meno di 2500 abitanti, ed una buona parte del bilancio era indirizzato alla gestione dei rifiuti.

Quindi la prima cosa che fu sottoposta ad una revisione fu proprio la raccolta rifiuti. L’adozione della raccolta porta a porta e il conseguente ritiro delle campane e dei cassonetti fecero da apripista per ulteriori misure d’avanguardia. Seguì la necessità di reintrodurre nel demanio pubblico le attività di raccolta dei rifiuti, ma anche la gestione dei servizi idrici, per meglio gestire le spese comunali, in totale controtendenza rispetto ad una certa abitudine che da tempo regna sui territori italiani rispetto all’esternalizzazione.

Pratiche Sostenibili

Nel 2014, con la possibilità di sensibilizzare la comunità ai temi del riciclo grazie a delle “spinte gentili”, nasce anche l’Ecostazione. Struttura, questa, che infatti permette ai cittadini di ottenere sgravi secondo il peso dell’immondizia che vi recapitano. Con la stessa ambizione e uguale principio, prende poi piede il progetto della Casa del Compost, dove i rifiuti organici conferiti dai cittadini vengono lavorati per diventare fertilizzante. Ad oggi, le Case presenti sono ben due, e valgono alla piccola cittadina il titolo di “Villaggio del Compost” del Sud Italia.

Grazie ai fondi europei e nazionali dedicati all’ambiente, nel 2016 erano già sei gli impianti fotovoltaici in edifici e scuole comunali che fruttano dal gestore di rete locale i 30.000 euro di rimborsi citati prima. Le misure prese hanno fatto presa sulla coscienza dei ferlesi, tanto da poter permettere all’amministrazione del sindaco Giansiracusa di rimanere in carica per il suo terzo mandato, sancito nell’ottobre di quest’anno.

Pratiche Sostenibili / L’esempio di Ferla

In Italia, le realtà sostenibili stanno man mano prendendo sempre più piede. Alcune regioni, come la Sardegna, vedono fiorire più facilmente determinati progetti green. In altre, purtroppo, l’adattamento sostenibile è ad un punto di stallo, soprattutto quando si volge lo sguardo a Sud. Nelle grandi città siciliane proprio la questione rifiuti è un tema di grande attualità che provoca scandali su scandali. Ciò non deve comunque portare a sottovalutare le capacità delle comunità che, come dimostra l’esempio di Ferla, sono sempre in grado di rispondere alle esigenze del territorio. E se possono, devono. Soprattutto lì dove le istituzioni centrali faticano ad operare.

Andrea Chiantello

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