Comunicazioni sociali / Papa Francesco: “Vieni e vedi”

“Vieni e vedi” (Gv 1,46 ). Comunicare incontrando le persone dove e come sono è l’invito che Papa Francesco porge al mondo delle Comunicazioni, in occasione della 55^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 24 gennaio scorso.

Un profondo ed intenso invito dal quale si scorge tutto il sentire del Papa nel suo desiderio di vedere l’uomo che và incontro all’uomo per costruire relazioni mature e pacifiche, salvaguardando sempre il valore e la dignità della persona.

Nel vangelo di Giovanni

Il “Vieni e vedi” detto da Gesù ai suoi primi discepoli che si legge nel vangelo di Giovanni, diventa il metodo, afferma  il Papa, di ogni autentica comunicazione umana. Andare dove l’altro vive, significa decidere di uscire dai propri schemi, dalle proprie convinzioni, per andare nella realtà dell’altro, ascoltarlo e vederlo; è la chiamata, scrive il Papa a venire e vedere come suggerimento per ogni espressione comunicativa che voglia essere limpida ed onesta: nella redazione di un giornale come nel mondo del web, nella predicazione ordinaria della Chiesa come nella comunicazione politica o sociale.

Foto Sir/Marco Calvarese

Comunicazione in uscita

Questo invito del Papa al mondo della Comunicazione è lo stesso invito che il Papa fa riguardo la Chiesa in uscita; qui al mondo delle Comunicazioni, papa Francesco indica la necessità di una comunicazione in uscita, di un giornalismo in uscita  che sappia andare dentro il reale vissuto di chi o di ciò s’intende parlare o attenzionare, non restando fermi nelle proprie agenzie comode, ma uscire per strada per andare là, dove nessuno vorrebbe andare; uscire per andare e vedere, consumando le suole delle scarpe per non correre il rischio di un appiattimento in “giornali fotocopia o notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali”.

“Vieni e vedi” per conoscere la realtà

Il “Vieni e vedi”, afferma il Papa è il metodo più semplice per conoscere una realtà. E’ la verifica più onesta di ogni annuncio, perché per conoscere bisogna incontrare, permettere che colui che ho di fronte mi parli, lasciare che la sua testimonianza mi raggiunga.

Il “Vieni e vedi” è essenziale, afferma il Papa perché: “Nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persona. Alcune cose si possono imparare solamente facendone esperienza. Non si comunica, infatti, solo con le parole, ma con gli occhi, con il tono della voce, con i gesti. La parola è efficace solo se si vede, solo se ti coinvolge in un’esperienza, in un dialogo. Per questo motivo il “Vieni e vedi” era ed è essenziale”.

Dalla lettura attenta e meditata di questo messaggio, non può non scaturire il personale confronto con quanto letto: interrogarsi se il proprio modo di comunicare ha l’intenzione di “fare notizia” o invece di “annunciare la notizia”. Questo cambio di prospettiva converte tutto il modo di essere di chi comunica, perché solo chi “annuncia la notizia” si mette al servizio della Verità, chi “fa notizia” invece, si mette a servizio solo di se stesso.

Missionari dell’annuncio della verità

Convertire allora il fine ed il modo del comunicare, diventa necessario per diventare autentici missionari dell’annuncio della Verità, nutrendoci della parola di Dio per diventare comunicatori di senso e non divulgatori di vuote parole, andando e vedendo per toccare la realtà e sentirne tutta la sua fatica e la sua bellezza.

Gli autentici e grandi comunicatori infatti, sono stati e lo sono ancora, coloro che hanno saputo coinvolgersi nell’esperienza dell’incontro con la Verità, divenendo testimoni credibili e comunicatori di senso.
“Nelle nostre mani ci sono i libri, nei nostri occhi ci sono i fatti”, affermava sant’Agostino.

Letizia Franzone

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