Coronavirus e vittime / I Camilliani e Randazzo piangono fra’ Pintabona: animo semplice innamorato dei sofferenti

Si è spento a Cremona, lo scorso 7 aprile, per Coronavirus, il frate camilliano Antonino Pintabona, di 72 anni.
Era nato il 24 novembre 1947 a Randazzo (CT), da Giuseppe e Maria Cariola, secondo di otto figli.  Frequentate le scuole dell’obbligo, in età giovanile prende contatto coi figli di san Camillo (Randazzo appartiene alla Diocesi di Acireale, dove sono presenti e operano i Ministri degli Infermi) e fa il suo ingresso nella formazione in Provincia Siculo Napoletana.
La sua base scolastica gli permette di ottenere il solo titolo di infermiere generico, che gli è sufficiente per espletare la sua vocazione, quella dell’assistenza agli ammalati. Dopo il noviziato, è fra i primi camilliani – col responsabile P. Cisternino – ad aprire la missione africana del Benin, dove trascorre il periodo della professione temporanea dei voti, rinnovati per diversi anni. Dopo il trasferimento alla Provincia Lombardo Veneta, riprende ex novo tutto il percorso formativo, con umiltà e impegno.
Il 20 settembre 1981 inizia come postulante nella Comunità della Casa di Cura S. Camillo di Cremona, dove, salvo brevi interruzioni, resterà per 30 anni,
Nel 1983 entra in noviziato a Capriate S. Gervasio (BG), sotto la guida del maestro P. Lucio Albertini, e nel 1984 fa la professione religiosa dei voti temporanei, da rinnovarsi anno per anno, e viene inserito nella comunità di Predappio (FC) dove sono assistiti ex degenti degli Istituti psichiatrici. Finalmente, il 18 dicembre 1988 con la professione perpetua, entra definitivamente nell’Ordine come fratello laico.
Nel 1996, è trasferito alla Casa di Cura S. Camillo di Cremona: qui gli è affidato l’incarico, per lui gratificante, di prendersi cura della cappella e di seguirne le funzioni, nel luogo che custodisce le spoglie del Beato Enrico Rebuschini, camilliano, molto amato dalla cittadinanza, e del quale Fratel Antonino era particolarmente devoto.
Tornava in Sicilia per brevi periodi, durante le vacanze estive, per fermarsi nella natìa Randazzo, vi frequentava assiduamente la Basilica di S. Maria offrendo la propria collaborazione, senza tralasciare di recarsi ad Acireale, dai Frati Camilliani, dov’era avvenuta la sua prima formazione.
Ma l’epidemia del coronavirus, che si propaga proprio nel cremonese, investe la casa di cura S. Camillo, Frate Antonino non ne è stato risparmiato e agli inizi di marzo è ricoverato in reparto per una polmonite; il peggioramento non previsto lo porta alla morte la mattina del 7 aprile, assistito dai confratelli.  Sarà la seconda vittima tra il personale della Casa di Cura, dopo il dottor Leonardo Marchi, medico infettivologo e direttore sanitario.
Il religioso era conosciuto e amato da molte persone per il suo carattere aperto e spontaneo, i confratelli lo ricordano per i suoi modi diretti e scherzosi, come anima dei momenti conviviali in comunità, fiero delle proprie origini siciliane, sempre generoso e concreto nell’assistenza agli anziani e ai malati.
Quella di Frate Antonino è stata, certamente, una fede lineare e immediata, aliena dalle profonde disquisizioni teologiche, attenta piuttosto a quelle forme devozionali più semplici (il culto dei santi, le immaginette, che, pare, collezionasse con passione) ma dedita, soprattutto, all’amore e alla carità verso il prossimo, che aveva concretizzato, per lunghi anni, nella cura e nell’assistenza ai malati e ai sofferenti.

Maristella Dilettoso

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