Diocesi / Domenica delle Palme la cena di solidarietà a San Rocco. Don Orazio Tornabene (Caritas): “Piccolo segno che può dare frutti”

In cammino verso la Santa Pasqua la Diocesi di Acireale organizza una cena nel giorno della Domenica delle Palme, il 25 Marzo 2018, a partire dalle ore 18:30 nella chiesa di san Rocco in Acireale da offrire e consumare con quanti vivono situazioni di povertà. Coordinati dalla Caritas Diocesana – si legge dal comunicato della Curia – al momento di solidarietà collaboreranno: Padri Camilliani, Società di San Vincenzo De Paoli, Volontarie Vincenziane, Volontari dell’Ordine Francescano Secolare, Fraternità Misericordia, Pastorale della Salute, Pastorale Giovanile, Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani, Gruppo Scout Acireale 6. Il vescovo mons Antonino Raspanti, dopo una sua riflessione, desidera invitare quanti vorranno unirsi e mettersi a servizio di quelle persone del territorio che vivono gravi disagi economici, sociali e drammi di solitudine.

Papa Francesco nel suo Messaggio per la Quaresima invita a riflettere sul pericolo che, dinanzi alla crisi odierna, rischia di insidiare le nostre comunità: il raffreddamento del cuore.

“Il rischio è – afferma don Orazio Tornabene, direttore della Caritas di Acireale – che un cuore freddo si può nascondere dietro a forme di religiosità che poco hanno a che fare con una fede viva che fa ardere il cuore (cfr. Lc 24,32). Come fare per evitare tutto ciò? Il papa pone come rimedio la rinnovata pratica dei tre pilastri della quaresima: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Tre percorsi che la Chiesa sin dalle sue origini propone per mettere in pratica il comandamento dell’Amore. La carità non è una teoria su cui speculare! Essa è l’anima di ogni battezzato creato ad immagine di Dio, che è Amore (cfr. 1Gv 4,8). L’iniziativa della cena di Pasqua non vuole essere un evento fine a se stesso ma uno stimolo per coltivare uno stile di con-divisione poiché, se così non fosse, rischierebbe di diventare una sterile messa in scena. Infatti, la stessa Messa, in cui Cristo condivide tutto se stesso con l’uomo, ci sprona a vivere la condivisione. Essa non può rimanere un momento personale, ma deve far scaturire una vita eucaristica in ogni battezzato: «chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,56). «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto» (Gv 15,5). Siamo invitati da Cristo stesso a portare frutti di Carità. Il sederci alla stessa mensa, senza differenze di categoria, è un bel modo per donare un momento di festa a quanti, certamente, non ne avranno altri. Si tratta di un piccolo segno che può far seguire copiosi frutti.”

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