Diocesi / Per i giovani il lavoro come mezzo per realizzare i sogni

Il lavoro, come ha scritto Papa Francesco nel documento “Christus Vivit” «permette ai giovani adulti di soddisfare le loro necessità pratiche. Nonché – cosa ancora più importante – di cercare il senso e la realizzazione dei loro sogni e delle loro visioni».

Nell’ambito delle numerose iniziative svoltesi nella parrocchia San Giuseppe di Acireale per questo speciale anno, indetto dal Santo Padre Francesco per celebrare il 150° della proclamazione di San Giuseppe a patrono della Chiesa universale, si registra pure un’interessante due giorni ( 27/28 maggio) sul tema “Giovani e lavoro: un sogno (?) da realizzare”. L’evento è stato egregiamente organizzato in sinergia con il Servizio diocesano per la pastorale giovanile, diretta da don Orazio Sciacca, dalla CARITAS diocesana, diretta da don Orazio Tornabene, e dall’Ufficio diocesano per la pastorale del Lavoro.

 Il lavoro come mezzo per realizzare i sogni

L’incontro, moderato da don Orazio Sciacca e don Orazio Tornabene, è stato guidato da don Vittorio Rocca, docente di teologia morale e decano della Basilica S.Sebastiano.
Egli nella sua apprezzata relazione ha evidenziato come ci sia “una sete di generatività, che offre motivi di speranza”. Essa, come ha chiarito don Vittorio: “Risponde al sogno di una vita dignitosa, permettendo alla persona di maturare un pieno inserimento sociale e di crescere in termini di responsabilità. Più che attendere il lavoro, è fondamentale crearlo mettendosi in gioco. […] Così la propria vita assume un nuovo significato. Ha il sapore della pienezza. È la creatività il grande valore in questione. Più che il fare in serie, è decisivo il creare con ingegno”.

Mai perdere la speranza

In conclusione, il relatore ha rivolto un significativo messaggio ai giovani presenti. «Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: ‘Ma chi sono io?’. Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: ‘Per chi sono io?’». Tu sei per Dio, senza dubbio. Ma Lui ha voluto che tu sia anche per gli altri, e ha posto in te molte qualità, inclinazioni, doni e carismi che non sono per te, ma per gli altri. Vale la pena stamparcelo in testa: il lavoro non coincide con la professione. Quando perdiamo di vista il senso, finiamo per calpestare la nostra umanità. Il lavoro liberato profuma di vocazione. Dunque, «mai perdere la speranza». Lo suggeriscono in tanti ed è il caso di crederci. È importante non perdere di vista il bene nel nuovo che avanza. Solo così, la buona notizia sarà «Vangelo».

A seguire, gli interventi delle rappresentanti di Progetto Policoro, Saria Pavone, Fondazione Città del Fanciullo, Marina Scandura, G.A.L. delle Aci, Anna Privitera e CarapAci, Vera Pavone.
Grazie ad esse, i giovani della diocesi hanno anche potuto conoscere tanti strumenti attraverso cui poter provare a realizzare i loro sogni.
All’incontro era presente il famoso teologo e scrittore don Valentino Salvoldi, che ha rivolto un messaggio di saluto.

I giovani alla veglia di preghiera

Venerdì 28 maggio si è svolto il secondo momento, la veglia di preghiera, guidata dal vicario generale della diocesi di Acireale, mons. Giovanni Mammino, con la partecipazione di don Sebastiano Leotta. Durante la veglia, tra canti e preghiere, ci si è anche soffermati a riflettere sul paragrafo n. 6 della Lettera Apostolica “Patris Corde” del Santo Padre Francesco dedicato alla figura di Giuseppe “Padre lavoratore”. L’incontro è stato molto partecipato dai giovani diocesani.

Il direttore della Pastorale giovanile, don Orazio Sciacca, ha dichiarato: “Abbiamo riflettuto su giovani e lavoro. Per essere  persone mature e che desiderano scommettere la propria vita per i valori importanti, bisogna guardare a cosa possa significare “essere maturi”. Cioè essere un buon frutto da gustare per gli altri, che gli altri possano raccogliere. L’auspicio è che l’impegno in ogni ambito lavorativo possa significare, appunto, questa maturazione”.

Guido Leonardi

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