Emergenza spirituale / Come evangelizzare la paura: “Omnia vincit amor”

Può sembrare fuori tema parlare di paura nel contesto della evangelizzazione, ma a me sembra, guardando il panorama esistenziale del mondo odierno, che si tratti di una patologia del corpo e dell’anima, che chiede di essere propriamente evangelizzata.
Il verbo “evangelizzare” ci rimanda al Vangelo, che propriamente significa “lieto annunzio” che porta pace e gioia: due realtà di cui nessuno può fare a meno, perché da queste scaturisce la bellezza della vita. Chi può evangelizzare questo stato d’animo? Il Vangelo ci conduce a Gesù che ripetutamente alla paura risponde con una parola evangelizzante: “Coraggio non abbiate paura”.
Ma che cosa è la paura, tanto da essere evangelizzata?
Il Signore ama l’integrità della persona: essa è infatti come un tabernacolo nel quale viene ad abitare il Signore, ed è Lui stesso a custodirlo, avendo come centro il cuore. “Se uno mi ama e osserverà la mia parola il padre mio lo amerà, e noi verremo a Lui e prenderemo dimora presso di lui (Giovanni 14,23).
La paura, può paralizzare, intrappolare, soprattutto, di fronte alla tragedia, creando incertezza e circostanze al di fuori da ogni controllo. Quando si ha paura, la mente corre da uno scenario: “cosa succede?” ad un altro. La preoccupazione prende il sopravvento e l’immaginazione ha la meglio sulla ragione, spingendo verso il panico. Ma questo non è il modo di vivere, per un figlio di Dio, redento dal sangue di Gesù Cristo, Signore.
Quando si tratta di paura, ci sono tre cose che ogni cristiano deve ricordare: Primo: Gesù non respinge le paure. Uno dei suoi comandamenti più frequentemente ripetuti è “non avere paura”.
Secondo: Gesù riconobbe la paura come un problema serio per i suoi discepoli, e sa che ancora oggi li perseguita.
Terzo: Ma quando Gesù dice “non abbiate paura” si rende conto che non si può farcela da soli: dopo il racconto della moltiplicazione dei pani (Matteo, 14,13-21) “costrinse i discepoli a salire sulla barca”.
Perché “costrinse”? Il verbo è una traduzione letterale del greco e che sembra supporre una indisponibilità da parte dei discepoli. Si potrebbe dire che i discepoli salgano sulla barca di cattivo umore. Gesù intanto sale sul monte a pregare da solo. La barca intanto era agitata dalle onde perché il mare era agitato. I discepoli cominciarono ad avere paura, mentre Gesù pregava. Sul finire della notte, Gesù scende dal monte e vedendo che il mare era agitato andò verso i discepoli camminando sul mare: dalla barca i discepoli, presi da una grande paura, vedendo Gesù che cammina sul mare, lo scambiano per un fantasma, come a dire che la paura non ci fa più vedere dagli occhi: “gridavano dalla paura”. Ed ecco Gesù viene, salendo sulla barca, ad evangelizzare la paura.
Come è dolce e pacato Gesù nel pronunziare la parola che evangelizza: “Coraggio sono io, non abbiate paura!”. Ma qui la Parola evangelizzatrice, si incontra con un problema che si manifesta attraverso un agire, come quello di Pietro, agire di spianto, senza prima avere gustato la Parola: “se sei Tu”: un dubbio che cerca certezze. Non è ancora la fede. Pietro vuole avere una prova e chiede di andare a piedi da Gesù, camminando anche lui sull’acqua. Ma inizia subito ad avere paura. Come è dolce Gesù e misericordioso: “Gesù, allunga la mano e la porge verso Pietro: egli vuole evangelizzare la paura di Pietro dandogli la mano, perché dalla paura potesse passare alla gioia, ma Pietro non vede, la paura gli chiude gli occhi, e cominciò ad affondare! “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?
La paura toglie tutte le certezze! Ma Gesù, ricco di grazia e di misericordia, salito sulla barca, fece cessare il vento e tutti dicevano: “Tu sei il Figlio di Dio”.
Ciò che Gesù ha detto ai suoi discepoli in mare, lo ripete a noi oggi: “Coraggio, sono io non abbiate paura”. Occorre saper fare un atto di fiducia.” Nelle tempeste della nostra vita, tu Gesù arrivi a salvarci, nonostante le paure, chiedi a noi di compiere un grande atto di fede nella convinzione che con te tutto è possibile.
Spesso, nei momenti difficili, quando ci sembra di stare per affondare, quando, sebbene la paura ci paralizzi, capiamo che in fondo tuffarci, fidarci, è l’unica possibilità di trovare una via di salvezza. Tu Signore sei lì pronto a tirarci fuori dal mare in tempesta. Occorre sapere scegliere di compiere oggi il tuffo della salvezza. Vogliamo farci prendere dalla mano che tu non cessi mai di porgere a ciascuno di noi!
Rassicuraci Signore, evangelizza con la tua Parola la nostra paura, e donaci di ritrovare la gioia e la bellezza della vita che tu ci hai donata. Allora capiremo che ci è data la chiamata ad essere tuoi evangelizzatori della gioia, pronti, senza più ombra di paura, ad essere profezia di vita, di gioia e di coraggio, canto di luce e di amore.
Alla luce di questa chiamata cosa ci resta da fare? Mi sembra che il Signore ci dica tre cose:
andate, senza paura, per servire: tre realtà che manifestano la necessità di guarire dalla paura, quasi a dire che con la paura non è possibile alcuna evangelizzazione.
Andare, mettersi in cammino per raggiungere le fibre più nascoste dell’essere umano. Senza paura: perché la paura toglie il coraggio della fede e della speranza. Per servire: l’evangelizzazione è un servizio che esige, nella limpidezza del cuore, di diventare dono per gli altri.
Portare il Vangelo, è portare la forza di Dio per sradicare e demolire il male e la violenza, per distruggere e abbattere le barriere dell’egoismo, dell’intolleranza, dell’odio e per edificare un mondo nuovo.
C’è un profeta che ci aiuta a capire tutto questo: è il profeta Geremia. Quando venne chiamato da Dio ad essere profeta, preso dalla paura, esclamò: “Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane”. Dio dice anche a ciascuno di noi quello che ha detto a Geremia.: “non avere paura” perché io sono con te per proteggerti, (Ger,1,7-8). Lui è con noi “non avere paura!” è una frase ricorrente, ma che dobbiamo fare nostra, per evitare che la paura diventi motivo per chiuderci in noi stessi.
Quando si è chiamati ad andare ad annunziare il Vangelo, bisogna essere convinti che “Lui è con noi”. Non c’è motivo di avere paura: Egli ci protegge. Da che cosa?  Dal peccato? certo, dal male? anche, ma soprattutto dalla paura! Egli è la nostra forza, il nostro coraggio, la vittoria sul nostro “io”. Lui è con noi! Ci precede e ci guida! Egli è fedele alla sua promessa”: “Io sono con voi tutti i giorni”. La paura è sconfitta. Il Signore non ci lascia mai soli! Ci accompagnerà sempre, vincerà ogni paura.
A questo punto, è necessario fare una considerazione: Gesù non ha detto: “va” ma “Andate”: insieme dunque, per mettere in evidenza l’ecclesialità della missione. Sembra un comando quello di Gesù che non nasce dalla volontà di dominio o di potere, ma dalla forza dell’amore.
Non c’è paura quando c’è amore: “omnia vincit amor! Tutto nasce dal fatto che Gesù è venuto per primo in mezzo a noi e ci ha donato non qualcosa di sé, ma tutto se stesso, ha dato la sua vita: da qui nasce la forza che sconfigge la paura. Dove invia Gesù? Non ci sono confini, non ci sono limiti: invia tutti, senza differenze e, scomparsa la paura, subentra, la gioia di donare: l’amore!

Fr. Augusto Drago OFM

(dalla rivista “Il Missionario Francescano”)

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