Fine vita / Convegno sul disegno di legge in materia di morte medicalmente assistita

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Pendente in Senato l’iter di disegno di legge in materia di morte medicalmente assistita, il vaglio sulla sua rispondenza a canoni etici condivisibili si riveste di pregnante attualità. (ns.articolo del 18 ottobre).  Le cui implicazioni giuridiche, filosofiche e antropologiche, profili di approfondimento del convegno tenutosi il 18 aprile al Centro fieristico delle Ciminiere, a cura del Movimento per la Vita di Catania.

Aperto dall’avv. Antonello Leone, vicepresidente alla sezione locale del sodalizio, con la rivisitazione dell’excursus cronologico della giurisprudenza della Corte Costituzionale che, introdotte esimenti di responsabilità penale, ha ripetutamente sollecitato l’intervento legislativo nell’alveo da essa tracciato.

Recato il saluto di mons.Renna, arcivescovo di Catania, monsignor Mario Torracca, direttore dell’Uff. di pastorale della salute dell’Arcidiocesi e cappellano dell’ospedale Cannizzaro, ha ripercorso l’insegnamento della Chiesa, secondo i dettami dell’articolo 2324 del Catechismo. Illustrati nella Lettera Enciclica Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II e nel successivo documento Samaritanus Bonus, del 2022. Coniugati col giuramento di Ippocrate che impone ai medici di curare sempre; arrecare la morte mai.  Solo approccio corretto è quello suggerito da Benedetto XVI. Cioè consolare, nell’accezione più fedele all’etimo, di stare accanto a chi si sente solo di fronte alla malattia. E da attuarsi con le cure palliative.

Potenziarne strutture e terapie l’unica via di ottemperare al munus: guarire se possibile, curare sempre.  L’istanza di aiuto a morire sottende infatti un senso di solitudine a fronte di un bisogno di prossimità.relatori convegno su morte assistita

Il prof. Giuseppe Chiara ordinario di Diritto costituzionale e presidente della sez. di Catania del MpV, ha ricondotto i prodromi del disegno di legge alle sentenze di Consulta a cui è sotteso con sempre più frequenza e ampiezza l’intento del bilanciamento fra prerogative contrapposte. Si sono così prima delineati e poi ampliati i margini per cui il concorso al suicidio assistito non faccia incorrere in responsabilità penale.
Resi sempre più evanescenti e irrisori e più meno velatamente indicati al Legislatore come ineludibili.

Trascurando un assunto dal tenore etico e giuridico di tutta evidenza. E cioè che il Parlamento non sia affatto obbligato a disciplinare, e così legittimare, tale pratica. Rispondendo una sua eventuale volontà contraria, non a mero lassismo, ma a volontà politica di tutelare la dignità inviolabile della vita umana.

Posto che aperture lessicali possono indurre prima o poi assimilazioni legali, se non è ancora espresso un diritto a morire, non può escludersi che ciò possa accadere in futuro. Da qui l’onere della vigilanza.

Il dott. Antonio Brandi, presidente di Pro Vita e Famiglia, si è interrogato sull’opportunità di un intervento del Parlamento. Alla luce dei dati desunti dai pochi paesi al mondo in cui si è già introdotta una normativa per l’accesso al suicidio assistito. Posta l’inammissibilità etica di tale legittimazione, essi rivelano il costante incremento del novero di quanti chiedano di farvi ricorso e la progressiva estensione delle fattispecie esimenti. Convegno su morte assistita sala

Trend inquietante, che dimostra che disciplinare legalmente il fenomeno equivale ad incentivarlo. Specie se riferito al nostro paese, al cospetto di uno scenario che vede le forze di sinistra pervicacemente impegnate in ogni sede per la sua legittimazione e le forze di destra arroccate su posizioni di difesa volte a un compromesso, come accettazione del meno peggio. Ciò alla luce della via indicata dalla Consulta, che lo ammette pure in presenza solo di disagi psichici. Assunto lacunoso e contradditorio. Intanto, per i contorni indefiniti del disagio psichico esistenziale. Poi, per la presunzione di una libertà di scelta di chi proprio per ciò non è in grado di autodeterminarsi.

Piuttosto allora che di fine vita bisogna definirle in onestà e verità per ciò che sono: pratiche di morte.
E alla richiesta di aiuto esercitare quella prossimità che solo il ricorso a cure palliative può garantire.

Il prof. Aldo Rocco Vitale, docente di Filosofia del Diritto, ha focalizzato i temi già affrontati, in una prospettiva filosofica. Da ricomprendersi in una visione della decadenza etica e culturale della società occidentale. Come tale riproducibile in 3 quadri scenici da scoprire, osservare e compendiare.
>Il primo, che di tale crisi si rivela sintomo se non più evidente, di certo più inquietante, contemplante l’uomo e la morte, al mutare dell’approccio in prospettiva storica. Subita nelle società antiche come evento ineludibile, ora invece contrastata; e così al contempo elusa o praticata in un delirio di potenza.

Il secondo, afferente la filosofia e la morte, le cui prime riflessioni rimontano alla Grecia classica, e che in Socrate trovano dimensione esistenziale. Fino a una concezione della vita come epifania della morte, divenuta terreno di cultura pure di un certo solipsismo che ammanta la società contemporanea. convegno su morte assistita salla 2

Il terzo, involgente il diritto e la morte, segnato dalla progressiva assimilazione al suo riguardo, di un evidente utilitarismo giuridico. Mutuato da altre fenomeniche, ma non estensibile tout court ai diritti assoluti e alla loro tutela. L’iter tortuoso di ricerca di un bilanciamento tra pesi e contrappesi, seguito dalla Consulta per affermare e denegare a un tempo determinati principi, si pone proprio in tale ottica.

L’incontro è stato arricchito dall’intervento da Palermo della dirigente scolastica Maria Letizia Russo. Con una testimonianza personale pure nell’ambito dell’impegno del Centro Studi Livatino, per la vita.

Se l’obiettivo precipuo del convegno rispondeva all’intento di promuovere una sensibilizzazione su tema tanto delicato, attraverso una sua disamina aggiornata e approfondita, è stato raggiunto appieno.

Occorre attendere il responso degli esponenti delle forze politiche, che si auspica coerente alla fede.

                                                                                                                        Giuseppe Longo