Focus / Come il linguaggio della politica è influenzato dal mondo digitale

La VII edizione “History and Politics Summer School” Marsala, diretta dal prof. Giorgio Scichilone, dal titolo: Planet, People and Peace  – organizzazione a cura del Polo universitario di Trapani dell’Università di Palermo – è stata proscenio e osservatorio per raccontare le politiche attuali, mediante narrazioni di illustri studiosi.
Tra le relazioni susseguitesi, si ricorda qui l’elegia scientifica di Massimo Bray, direttore generale dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani. La lectio magistralis: “Il pianeta, le persone, la pace: prendersi cura del futuro” ha proposto un focus incentrato sul linguaggio in politica.

A suo avviso – riferisce Bray – il lessico della post democrazia parla per frasi fatte, con terminologie come “pieni poteri”, “uno vale uno”. Il linguaggio viene amplificato da retoriche dell’emergenza, privilegiando approcci caotici di letture su contesti economici e sociali di specifici fenomeni.
Inoltre, i codici linguistici in uso vengono assorbiti dal mondo digitale, senza forme di mediazione, nonché sottoposti alla verifica degli algoritmi! Il web presenta forme nuove di informazione, a discapito di forme tradizionali del giornalismo. Paradossalmente oggi, anche l’istruzione scolare è somministrabile attraverso la rete. Già dal 2017, si parla di piattaforme per uso scolastico, con valenza strumentale, es. Google scholar.

Linguaggio: post veritatem e certezza delle fonti

Altro fattore emergente riguarda l’attestazione delle fonti! Le situazioni correnti, relative alle fake news, evidenziano l’assenza della ricerca delle fonti. La notizia non viene verificata e senza alcuno screening viene accettata e acclarata come vera. Le fake news salgono alla ribalta ben sette anni fa e vengono etichettate con l’espressione: post veritatem.
Si sottolinea come sia difficoltoso distinguere una notizia vera da quella falsa. Anche l’osservatorio della lingua italiana verifica quest’attitudine e attribuisce alla disabitudine la facoltà di saper individuare e distinguere una fonte. Spesso si può scorgere anche la mancanza di safeneia, ovvero di chiarezza nell’espressione, un ostacolo importante, se l’obiettivo è la presentazione della verità.Papa Francesco

Linguaggio in politica: verso un’informazione ecologica 

Durante i mesi della pandemia, Treccani, attraverso il suo portale, è stato d’ausilio per comprendere lo status quo e i lessici in uso da parte delle classi dirigenti. Si menziona ad esempio: lockdown, isolamento sociale, o lessici sanitari via via adottati.
Occorre riflettere su educazione e corretto indottrinamento scientifico e sanitario e sull’uso dei media e social media. L’emergenza da Covid19 ha evidenziato l’urgenza dell’uso di nuove tecnologie e relativi dispositivi, per migliorare la capacità di dialogo con il pubblico. Il fine è procedere lecitamente alla diffusione di un’attenta ecologia dell’informazione.

Linguaggio: la retorica dell’emergenza e la fobocrazia

Alla retorica dell’emergenza si è sommata quella della paura, che si prospetta a detta dei ricercatori come una “fobocrazia” – dal greco ϕόβος (‘paura’) con l’aggiunta del confisso -crazia. Il termine, nel suo significato esplicito di dominio della paura, riguarda il potere che fa leva sulle paure più diffuse tra la popolazione. Un potere che non si limita a usare la paura come arma politica, nel campo medico sanitario, ma sarebbe in grado di fonderla con la paura del diverso delle catastrofi ambientali e persino con la prospettiva di una terza guerra mondiale.

Fenomeno ormai innescato, complice di una interiorizzata paura per il nascere e diffondersi di vecchie e nuove malattie. Allarme a seguito della notizia sulla peste bubbonica del 2020 in Cina, in ultimo l’allarme sul vaiolo delle scimmie. Si crea un clima di insicurezza, proteso a individuare la diffidenza nella scienza. Così fioriscono le teorie del complotto, che talvolta travalicano l’ambito strettamente sanitario, per andare ad intaccare quello geopolitico e persino quello della climatologia.

Ricerca della pace secondo il filosofo Morin

Secondo il filosofo Edgar Morin, occorre essere in grado di ricercare la pace, non ridisegnare una nuova guerra fredda. La diplomazia con la “D” maiuscola è assente e con essa la capacità di ridisegnare equilibri geopolitici all’insegna della cooperazione, escludendo ogni forma di conflitto. Riguardo alla disposizione dello scacchiere politico, Morin avverte che solo nella consapevolezza di un destino europeo condiviso può risiedere la possibilità della pace. Ogni giorno dedicato a questioni guerrafondaie è un giorno in più trascorso a non occuparsi di altre minacce al Pianeta: la catastrofe ecologica e la debolezza delle democrazie.

Assenza di politiche di prevenzione

Tra le parole/espressioni linguistiche in voga nel XXI secolo, si reiterano oltre al termine pandemia: ecologia, stili di vita e giustizia sociale. Risultano interdipendenti poi le affermazioni: salute umana e salute del pianeta. Inoltre, il lemma pandemia si conferma invero nella sua drammatica contestualità di crisi ecologica e mancanza di politiche di prevenzione. Ergo, incapacità di affrontare problemi connessi a inquinamento, distruzione degli habitat naturali, perdita di biodiversità. Si parla anche di intrecci tra capitalismo, neocolonialismo e mercato globale, nonché di iniqua distribuzione del rischio ambientale e sanitario. Si assiste alla penuria dell’uso della prevenzione in ogni direzione e in tutte le politiche dei governi occidentali!

Riflessioni tratte dall’Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco

Papa Francesco, nell’Enciclica “Laudato sì”, avverte che questo pianeta è qualcosa che prendiamo in mano e dobbiamo riconsegnare. Così! Non dobbiamo essere gli sfruttatori. E si può usare la stessa modalità rispetto al lavoro, si stanno creando quantità infinite di nuovi sfruttati. Continua – Papa Francesco – come fa un uomo, una donna a creare una comunità, una famiglia, a immaginare un futuro per i propri figli, se di fronte a sé ha un lavoro senza certezze, continuità, senza rispondenza con quello che ha studiato. Studi che sono costati sacrifici alla famiglia di provenienza. Tutto ciò deve far riflette!

In ogni caso, nonostante la grande e dilagante crisi di fiducia, si palesa comunque la voglia, l’energia tangibile della partecipazione alla vita nei vari campi lavorativi e accademici, preziose doti per la costruzione di un pensiero illuminante, da rodare nel confronto di menti riflessive e ripensate politiche per aprirsi a nuovi scenari, linguaggi e modelli comunicativi.

Luisa Trovato

 

 

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