
Il giudice distrettuale Richard J. Leon, della corte federale di Washington, negli USA, ha sospeso le sanzioni rivolte a Francesca Albanese. La Albanese è sanzionata sulla base di un’ordine esecutivo disposta dal governo di Trump nel 2025. L’ordine esecutivo permette di sanzionare chiunque sostenga la corte penale internazionale e le indagini suoi crimini di guerra compiuti da Israele verso la Palestina. La base della sospensione, e che quindi è temporanea, delle sanzioni sarebbe motivata dalla violazione del primo emendamento. Il primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti garantisce la libertà e il diritto di espressione.
Perché gli USA hanno sanzionato Francesca Albanese
Francesca Albanese è una giurista e Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati dal 2022. Le misure promosse dall’amministrazione Trump, annunciate dal Segretario di Stato Marco Rubio, si sono avvalse da un ordine esecutivo presidenziale che colpisce chi collabora con le indagini della Corte Penale Internazionale (CPI) sulle azioni di Israele a Gaza. La Albanese aveva anche raccomandato alla CPI di perseguire per crimini di guerra e crimini contro l’umanità diversi funzionari israeliani e statunitensi. Per il Dipartimento di Stato USA, i lavori e le raccomandazioni di Albanese rappresentavano “una campagna di guerra politica ed economica contro gli Stati Uniti e Israele“.
Le sanzioni hanno colpito anche il marito e la figlia, che è cittadina statunitense. La Albanese ha denunciato l’amministrazione statunitense per l’imposizione delle sanzioni anche ai familiari. La sospensione delle sanzioni è stata possibile grazie al ricorso messo in pratica dal marito di Albanese. Secondo il giudice distrettuale statunitense che ha sospeso le sanzioni a Albanese e dando un suo giudizio riguardo ai fatto: “non ha fatto altro che parlare“. E dichiarando successivamente che “è indiscutibile che le raccomandazioni della Albanese non abbiano avuto che come unico effetto quello di dare la propria opinione“.
Quali sono le ricerche svolte da Francesca Albanese soggetta delle sanzioni degli USA
Negli anni di lavoro svolti nell’organo del Consiglio per diritti umani delle Nazioni Uniti Albanese si distingue per le forti critiche rivolte a Stati Uniti e Israele. Le ricerche effettuate mettono in luce la “natura” del genocidio e la negazione all’autodeterminazioni del popolo palestinese. Nei diversi report pubblicati dalla relatrice speciale ce n’è uno che sembra aver innescato le successive sanzioni statunitensi a luglio del 2025.
Albanese analizza la complicità economica di diverse aziende nel mantenimento del sistema israeliano, esaminando la logistica e i flussi finanziari che finanzierebbero il genocidio. Il report pubblicato il 2 luglio 2025 dal nome “From economy of occupation to economy of genocide” (dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio) analizza nel dettaglio il ruolo delle aziende che sostengono le occupazioni e le azioni militari israeliani.
Il contenuto del report pubblicato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di Francesca Albanese soggetta delle sanzioni degli USA
Secondo il report, al terzo punto dell’introduzione, dopo ottobre 2023 diverse aziende hanno contribuito ad accelerare il processo di sfollamento. E grazie al loro ruolo sono stati sfollati il maggior numero di palestinesi in Cisgiordania dal 1967. Al quarto punto dell’introduzione si ritiene anche che le aziende coinvolte debbano essere considerate responsabili per la violazione di diritti umani e crimini internazionali. Anche se, auspicando per un maggiore rispetto per il diritto internazionale, è dubbio se le aziende possano essere considerate responsabili di gravi violazioni di diritto internazionale. Anche se il diritto internazionale è in continua evoluzione e da qualche decennio le multinazionali stanno cominciando ad avere un ruolo sempre più rilevante nel contesto globale.
Il report sostiene che “le aziende hanno lucrato sfruttando il lavoro e le risorse palestinesi, degradando e deviando le risorse naturali, costruendo e alimentando colonie e vendendo e commercializzando beni e servizi derivati in Israele, nei territori palestinesi occupati e a livello globale“. E di fatto le aziende in questione avrebbero “istituzionalizzato il monopolio di Israele sul 61 per cento delle risorse della Cisgiordania“. Il report dichiara anche il coinvolgimento di alcune università che avrebbero “sostenuto l’ideologia politica che sostiene la colonizzazione della terra palestinese“.
Quali sono le imprese citate nel report di Francesca Albanese che ha innescato le sanzioni degli USA
Israele starebbe beneficando della fornitura di armamenti e supporto tecnico da almeno 1650 aziende, compresa una italiana: la Leonardo S.P.A. Il rapporto denuncia anche la complicità di aziende come Amazon, Microsoft e Palantir. Quest’ultima coinvolta a febbraio del 2025 per il presunto abuso dell’utilizzo dei suoi sistemi di sicurezza da parte del governo italiano accusato di aver spiati diversi giornalisti.
Diverse tecnologie che dovrebbero essere a scopo civili sono state usate per per scopi militari. Le accuse rivolte alle aziende riguarda anche la demolizione delle infrastrutture civile nella striscia di Gaza. Il loro coinvolgimento nelle azioni militari è stato determinate e avrebbe reso possibile, secondo i dati, la distruzione del 71% delle infrastrutture civili e l’81% delle terreni agricoli nelle operazioni militari. I servizi di queste aziende concessi agli apparati israeliani avrebbero permesso tutto questo rendendosi complici del disastro umanitario a Gaza.
Giorgio Trombetta