Frate Vincenzo Duca, coordinatore del Centro di accoglienza San Camillo “Il mio ruolo è di servizio”

Una delle realtà presenti ad Acireale che è stata realizzata grazie al contributo annuale dell’8×1000 è il Centro di Accoglienza San Camillo. Questa struttura dal 1996 offre a persone sole o a interi nuclei familiari in difficoltà economica o che vivono situazioni disagiate, ai senza fissa dimora, la possibilità di usufruire di servizi essenziali quali la doccia con il cambio indumenti, un pasto caldo a mezzogiorno, la possibilità di parlare con qualcuno che possa aiutarli o semplicemente che ascolti i loro problemi donando una parola di conforto. Si occupa dell’organizzazione del centro Frate Vincenzo Duca. “Il mio ruolo qui è un ruolo di servizio. Sono ancora un professo temporaneo dell’ordine dei Ministri degli Infermi. La mia vocazione camilliana nasce proprio in mezzo alla sofferenza; andavo con l’Unitalsi a Lourdes e ho capito che volevo stare vicino agli ammalati nel corpo e nello spirito. Nel malato, come insegna San Camillo, dobbiamo riconoscere Gesù Cristo”. “La giornata, racconta ancora Frate Vincenzo, inizia alle 7.15 con la preghiera comunitaria. Dopo ci si occupa della cucina e si inizia a preparare per il pranzo. Nei giorni pari c’è il cambio del vestiario, quindi il servizio delle docce. Un viavai di persone che stanno nel bagno, si lavano.Fra Vincenzo e i volontari della mensa Ci sono persone che portano i vestiti usati che raccogliamo, cataloghiamo e mettiamo a disposizione di chi ne ha bisogno. Giornalmente qui si sperimenta la Provvidenza. Il Banco Alimentare contribuisce un po’ per le derrate alimentari e grande aiuto viene dal buon cuore degli acesi. Ci sono molte scuole che hanno preso a cuore il progetto San Camillo e hanno fatto dei banchi alimentari permanenti, la scuola Guglielmino di Acicatena, l’istituto Regina Elena di Acireale. E non bisogna dimenticare il contributo dell’8×1000 che la Curia devolve sia per questo centro di accoglienza, sia per la Tenda dei malati di Aids. Grazie all’aiuto che il vescovo Mons. Raspanti ci fa arrivare ogni anno, e prima di lui i suoi predecessori, riusciamo a provvedere per tutte le altre necessità, oltre il cibo, le bollette di luce e gas, i detersivi, tutto ciò che serve in una casa, moltiplicato per le moltissime persone al giorno che vengono qui. A volte arriviamo a punte di 70, ma ci sono giorni che sono una trentina. Nei giorni festivi Natale, Pasqua, Capodanno si arriva a 150. Vengono al centro persone di varia nazionalità: musulmani, bulgari, rumeni, ci sono anche italiani e la maggior parte dall’hinterland di Acireale. Se oggi vogliamo parlare di missione “ad gentes”, la si può vivere all’interno della propria parrocchia. Qua si vive all’insegna della multiculturalità, Gesù ci ha insegnato che tutti siamo figli di Dio, noi partiamo da questo presupposto e per quanto possiamo andiamo loro incontro. Nel cibo ad esempio, i musulmani non mangiano carne di maiale e noi non gli facciamo mangiare quel tipo di carne, quindi prepariamo qualcosa ad hoc per loro, che rispetti la loro tradizione. La Croce di San Camillo nel cortile del CentroNoi prima dei pasti preghiamo sempre e chi non è cristiano ascolta in silenzio la nostra preghiera. Qui si aiuta tutti senza distinzioni. Oltre al servizio della mensa, abbiamo la Famiglia Camilliana Laica che raggiunge anche l’esterno. Portano dei pacchi spesa alle tante famiglie povere. Dobbiamo anche educarci a raggiungere tutti quelli che hanno bisogno nella loro quotidianità. Persone nella fede in Gesù Cristo vivono dignitosamente il loro stato di carenza da tutti i punti di vista, sia economico, sia fisico, sia spirituale e hanno l’anelito a rialzarsi”. Molto importante il servizio dei volontari. “Abbiamo un gruppo di volontari che da 16 anni vivono il loro impegno qui in maniera costante e che danno l’esempio agli altri. Alcuni prestano il loro servizio in maniera più saltuaria, altri che ci aiutano da qualche anno. Questa struttura ha anche un centro di ascolto. Alcune signore il martedì e giovedì in ufficio ascoltano chiunque ne abbia bisogno.” Sono presenti nel centro anche le Suore Ministre degli Infermi che fanno le visite a domicilio alle persone costrette a letto dalla malattia e ci aiutano nell’ora di refettorio a servire gli ultimi. Il loro è un lavoro fatto nel nascondimento, ma prezioso perché prende spunto dal cuore del carisma di San Camillo che invitava a visitare gli ammalati nel loro domicilio dove a volte si vivono i drammi peggiori che nessuno vede. “Se l’ospedale è il mare grande per noi, per servire Cristo negli ammalati, il domicilio, è l’oceano infinito”, diceva San Camillo, proprio ad indicare che si devono raggiungere anche quei malati che vivono isolati il loro dramma personale”.

Laura Pugliatti

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