Gaza / La Global Sumud Flotilla salpa sfidando Israele e lo stallo internazionale

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Global Sumud Flotilla

A Gaza la parola “società civile” ha perso ogni apparente astrattezza. Là dove il blocco israeliano soffoca ogni forma di vita quotidiana, la difesa della civitas è diventata un bisogno primario. Maria Elena Delia, portavoce della delegazione italiana del Global Movement to Gaza, lo dice senza mezzi termini: “Quello che sta succedendo da quasi due anni a Gaza è stato chiamato barbarie medioevale: mi sembra che questa definizione renda l’idea”. La risposta prende forma nella Global Sumud Flotilla, una mobilitazione internazionale che punta a rompere l’assedio marittimo. “Non possiamo subire in silenzio il ritorno alla barbarie”, afferma Delia.

La flotta ha iniziato a salpare a ondate dal 31 agosto. A bordo delle piccole imbarcazioni salgono migliaia di volontari. Le delegazioni organizzate arrivano da 44 Paesi, affiancate da rappresentanti di un’altra quarantina di nazioni. L’iniziativa non raccoglie soltanto adesioni ufficiali ma anche contributi spontanei: dalla venditrice di frutta al mercato fino al manager di banca. Personaggi noti come Greta Thunberg, Ada Colau, Zerocalcare e Alessandro Gassmann hanno annunciato la loro partecipazione o il loro sostegno. “C’era un bisogno diffuso di dare un segnale, di non accettare in silenzio quello che sta succedendo”, spiega Delia.

La memoria delle prime spedizioni

Non è la prima volta che il mare diventa via di accesso a Gaza. Nel 2008 due navi riuscirono a rompere il blocco. Dopo pochi mesi la missione si ripeté con successo. Poi arrivò l’operazione Piombo Fuso e da allora nessuna imbarcazione ha più raggiunto la costa. Nel 2010 le forze israeliane attaccarono la nave turca Mavi Marmara in acque internazionali, uccidendo dieci attivisti. Oggi la Global Sumud Flotilla tenta un salto di scala. “La nostra è un’iniziativa umanitaria, non violenta, pacifica che rappresenta un’ottantina di Paesi. Saremo così tanti che fermarci sarà difficile”, sottolinea Delia.

La Flotilla nasce dall’unione di più esperienze: la Freedom Flotilla Coalition, già attiva in passato con carichi simbolici di aiuti; il Global Movement to Gaza, che ha dato vita alla Global March su Gaza; la Maghreb Sumud Flotilla, con base in Nord Africa; e la Sumud Nusantara, sostenuta da organizzazioni di Malesia e Sudest asiatico. La parola “sumud” diventa collante e programma: in arabo significa fermezza, resilienza, resistenza. Non solo aiuti umanitari dunque, ma anche una battaglia morale. “Il popolo palestinese non ha bisogno di essere salvato. Può salvarsi da solo. Noi stiamo solo ascoltando ciò che chiede, e ciò che chiede è il rispetto dei suoi diritti”, dichiara Delia.

L’Italia in prima linea

Dal nostro Paese partiranno due tranche: una da Genova il 30 agosto, un’altra dalla Sicilia il 4 settembre. A Genova la mobilitazione coinvolge Music for Peace e il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp), impegnati a raccogliere 45 tonnellate di generi alimentari. La delegazione italiana porta con sé un messaggio chiaro: “Se il governo continuerà a tacere sarà complice dei massacri”, avverte Delia. La richiesta è semplice: il ripristino dei canali di aiuto e la fine delle forniture di armi a Israele.

Alla conferenza stampa di inizio agosto, organizzatori e sostenitori hanno ribadito il senso dell’iniziativa. Non si tratta solo di portare aiuti, ma di denunciare pubblicamente “l’assedio, le tattiche di fame forzata, la disumanizzazione sistematica dei palestinesi e il genocidio”. Accanto alla voce di Delia si sono schierati attori come Mark Ruffalo, Susan Sarandon e Liam Cunningham. Greta Thunberg, dopo essere stata fermata a giugno da Israele durante una missione precedente, ha aderito al comitato organizzativo della nuova spedizione.

Sumud come orizzonte

Il 31 agosto decine di imbarcazioni salperanno dal porto di Barcellona. Sarà la più grande missione via mare mai tentata per Gaza. Migliaia di persone, da 44 Paesi, hanno deciso di incarnare il significato della parola sumud. Il portavoce internazionale della Flotilla, Saïf Abukeshek, ha riassunto l’obiettivo con poche parole: “Il genocidio deve finire”.

Arianna Carbonaro