Geopolitica / La vergogna dei migranti dimenticati in Bosnia

Oggi circa dieci mila migranti vivono dimenticati in Bosnia, ma cosa si sa di loro e perché se ne sente parlare così poco? Nel 2015, anno dello scoppio della crisi migratoria, un milione di migranti ha percorso la cosiddetta rotta dei Balcani. A seguito degli accordi tra Turchia e Unione Europea del 2016, furono chiuse le frontiere turche verso l’Europa per tamponare il flusso di migranti. Molti di questi, però, avevano già attraversato il confine, rimanendo in Bosnia, al confine con la Croazia. La maggior parte di loro vive all’interno di campi ufficiali, dove sono presenti grosse tende con una capienza di circa 30 persone. Tuttavia, un terzo dei migranti ha trovato accampamenti di fortuna, insediandosi in edifici abbandonati o all’interno dei boschi in territorio bosniaco.

I migranti in Bosnia: la vita nei campi profughi

Molti profughi provengono dalle regioni mediorientali, per la maggior parte Afghanistan, Siria, Pakistan, Iran. I migranti vivono nei campi in condizioni di miseria totale, a causa di scarsità di cibo e acqua e servizi sanitari praticamente inesistenti. In questi anni, diverse organizzazioni non governative si sono mosse in loro aiuto fornendoli di pasti caldi e cure contro le malattie. A seguito di condizioni igienico-sanitarie scarse, infatti, tra i migranti si è diffuso un focolaio di scabbia.

Inoltre, non è raro che nei campi si diffondano problemi di uso di droghe, sia leggere che pesanti, che alcuni usano per ‘scappare’, almeno mentalmente, da quella realtà in cui si trovano. All’inizio i bosniaci si sono mostrati molto accoglienti con questa gente. Alcuni si sono addirittura immedesimati in loro, paragonando la condizione di miseria dei profughi alla propria durante le guerre Jugoslave, che si sono concluse appena venti anni fa. I problemi sono iniziati quando il flusso migratorio è aumentato sempre più, rendendo difficile il rapporto tra la popolazione locale e tutti coloro che risiedevano nei campi profughi o in terreni abbandonati.

Croazia, la porta d’Europa

Sono innumerevoli i tentativi da parte dei migranti di attraversare il confine con la Croazia, spesso senza risultati, essendo rimandati indietro dalla polizia croata. La Croazia punta all’integrazione nello spazio Schengen, fa quindi molti sforzi per blindare la frontiera esterna dell’UE, lungo i mille chilometri di confine con la Bosnia. Così il governo croato ha investito nell’alta tecnologia, grazie anche ai fondi dell’Unione Europea, e ha aumentato il personale al confine con la Bosnia. Nei campi profughi, i migranti sostano per giorni o mesi, in attesa di provare il “game, così chiamano loro il tentativo di passare illegalmente il confine croato e riuscire ad entrare in Europa. Per i trafficanti si tratta di un mercato redditizio: più la sorveglianza alle frontiere si intensifica, più loro chiedono prezzi maggiori per far entrare illegalmente i migranti.

Chi non può permettersi di pagare un trafficante, tenta la sorte attraversando il confine da solo o con la propria famiglia. Non è raro, infatti, che a spostarsi dalle proprie terre d’origine siano interi nuclei familiari, composti quindi anche da donne e bambini. La situazione, però, non cambia. Nella maggior parte dei casi vengono respinti al confine con la Croazia. Qualora qualcuno riesca a passare, il rischio di essere notati in un secondo momento dalle autorità croate, e quindi di essere rimandati indietro in Bosnia, è consistente. Molti usano pericolosi sentieri di montagna per passare il confine, perché credono di non incontrare nessun poliziotto, mettendo a rischio la propria vita. Ma in questi terreni lungo le montagne sono ancora presenti campi minati, rimasti dalle guerre jugoslave concluse appena venti anni fa.

I migranti in Bosnia: un problema politico

migranti bosniaVan Der Auweraert, principale coordinatore per i Balcani occidentali dell’Organizzazione Internazionale per le immigrazioni, nel novembre 2018 dichiarava: “l’80/85% sono migranti economici piuttosto che persone bisognose di protezione internazionale. La comunità più numerosa è quella pakistana. Circa 20 mila persone sono entrate in Bosnia all’inizio dell’anno. 4500 di questi sono ancora qui. Questo significa che tre su quattro sono riuscite a passare irregolarmente in Croazia. È evidente che i trafficanti, per mantenere attivo il buisness, hanno diffuso voci secondo cui la Croazia avrebbe aperto le frontiere per lasciarli passare”.

Il problema rimane prima di tutto politico. Sull’Unione Europea e sui suoi confini, la pressione dei flussi migratori è consistente, da qualunque parte essi provengano. Sono molti i politici, tra cui il presidente turco Erdogan, che usano l’arma dei migranti come minaccia verso gli Stati europei. È chiaro che l’Europa è la meta più ambita, vista la sua alta qualità della vita. Però, finché non verrà presa un’unica linea guida per le politiche di accoglimento dei migranti, la situazione non cambierà.

Michele Garro

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