Incarico a Draghi / Analisi e incognite di una crisi

Da Conte all’incarico a Draghi: analisi di una crisi e grandi incognite del prossimo futuro.

Sono passati circa 20 giorni da quando, con la fuoriuscita dalla maggioranza del gruppo di Italia Viva, la crisi del governo Conte-Bis ha avuto inizio. In questo breve arco temporale abbiamo assistito praticamente a tutto. Le serrate trattative fuori dai palazzi, la sfida in Parlamento sulla questione di fiducia e, a seguire, le dimissioni dell’oramai ex Primo Ministro Giuseppe Conte. Intorno a quest’ultimo, poi, non si è compattata quell’agognata platea di “responsabili” o “costruttori” che gli avrebbe consentito di portare a termine la legislatura.

Dopo le consultazioni

Eppure, dopo l’avvio delle consultazioni, la strada verso la nascita di un governo Conte-Ter sembrava ampiamente spianata, almeno a ieri pomeriggio. Dopo aver conferito al Presidente della Camera Fico il mandato esplorativo, e con il maxi-tavolo di lavoro da questi lanciato tra i partiti di maggioranza, tutto lasciava presagire una ritrovata unità. Sembra che Conte potesse ancora essere alla guida e il gruppo di Italia Viva decisamente più forte nella compagine governativa. In serata, stupendo molti, Renzi ha invece rotto in via definitiva il tavolo di discussione, rimettendo i giochi in mano al Capo dello Stato.

Incarico a Draghi: la crisi e le valutazioni di Mattarella

Con la saggezza che lo contraddistingue, e specificando tempi e formule previste dalla Costituzione, Mattarella ha chiarito, nel suo messaggio, le variabili dello scenario. Il ricorso a elezioni anticipate significherebbe “trattenere il nostro paese con un governo senza pienezza di funzioni per mesi cruciali, decisivi, per la lotta alla pandemia, per utilizzare i finanziamenti europei e per far fronte ai gravi problemi sociali”. Per tali ragioni il Capo dello Stato ha rivolto un appello a tutte le forze politiche per votare la fiducia a un governo “di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica”. Quindi ha convocato per il giorno dopo Mario Draghi, già presidente della BCE, conferendogli l’incarico di formare un governo che “possa far fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili.

L’incarico “con riserva”

Come prevede la prassi, il neo Presidente del Consiglio incaricato dal Quirinale ha accettato “con riserva” che verrà sciolta solo dopo le nuove consultazioni. Fin qui, si tratta di una panoramica esclusivamente fattuale di quanto accaduto. Infinite possono essere le opinioni relative alle motivazioni scatenanti della crisi, o su quanto Renzi abbia fatto bene o male a innestarla. Così come, successivamente, ad alzare sempre più la posta delle pretese che hanno poi portato all’inevitabile fine dell’esperienza di un governo giallo-rosso. Quel che appare difficilmente opinabile, è l’assoluta irrilevanza delle percentuali di consenso di cui gode dopo questa crisi Renzi e il suo partito, o come gli elettori valutino il comportamento dei vari attori politici.

Incarico Mario Draghi crisi governo Mattarella
Mario Draghi e Sergio Mattarella

Si badi bene, ciò non rileva solo nel brevissimo periodo e nella misura in cui Draghi riceva dal Parlamento la fiducia, cosicché la legislatura possa andare avanti. Il neo-presidente incaricato – il cui eccellente prestigio e la cui incomparabile autorevolezza sono fuori discussione – inizia la sua avventura in un contesto economico-sociale drammatico e all’interno di una fibrillazione politica incontrollata e imprevedibile. La grande incognita è se scioglierà la riserva al termine delle consultazioni e se l’eventuale nuovo governo riceva la luce verde dalle camere.

Le posizioni dei partiti

Spodestato del suo leader e dal ruolo di attore centrale del precedente governo, M5S ha già annunciato che non voterà la fiducia, anche se il gruppo potrebbe spaccarsi. Fratelli D’Italia voterà contro. Diventa decisiva la posizione della Lega, la cui posizione rimane ancora ambigua. Non accordare la fiducia al governo potrebbe giovare ai tornaconti del partito di Salvini, che lascerebbe l’incombenza della gestione dei mesi più duri della pandemia al nuovo governo. Questo rimarrebbe in carica per gli affari correnti fino alla formazione di un nuovo esecutivo, quasi certamente a quel punto formato dopo il ricorso alle elezioni. Al contrario, se Draghi ricevesse il sostegno del Parlamento, la grande incognita rimarrebbe l’estrema eterogeneità della maggioranza parlamentare che lo sostiene.

Incarico a Draghi: la crisi e un quadro fatto di rivalità insanabili

Leader che danno la propria parola un giorno per tornare indietro il giorno dopo, gruppi parlamentari che si decompongono e altri che nascono come funghi. La scenario attuale prefigura margini di manovra stretti e clamorose difficoltà anche per colui che appena nove anni fa con il suo “Whatever it takes” riuscì a trovare risposte concrete ed efficaci alla gravissima crisi del debito sovrano europeo. C’è da augurarsi che Draghi possa compiere ancora una volta un doppio miracolo. Tenere assieme chi è distante anni luce e, soprattutto, tirare fuori il paese dalla gravissima crisi che attraversa. Se i mercati oggi esultano, i cittadini aspettano di vedere con ansia cosa accadrà. Sperando che questa crisi voluta “ad ogni costo” non la paghino soprattutto loro.

Incarico Draghi Gabriele Pulvirenti
Gabriele Pulvirenti*
*Laureato in Politica e Relazioni Internazionali,
specializzato in Politiche Globali e relazioni euromediterranee; Master in Relazioni Istituzionali, con tesi in materia
di Diritto parlamentare. Esperto di comunicazione politica.
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