Internet / Datagate: i nervi sono scoperti in tutto il mondo

internetRivelazioni a raffica e gaffe americane. Snowden, in esilio, torna protagonista

Continuano le polemiche sul caso Datagate: dopo il G20 dello scorso settembre, le rivelazioni si sono succedute senza soluzione di continuità, in un crescendo culminato con la notizia delle intercettazioni anche ai danni dei principali partner europei degli Usa. La diplomazia del Vecchio Continente è sul piede di guerra, le cancellerie di mezza Europa chiedono irritate spiegazioni al presidente Obama che cerca di parare i colpi nella speranza che il vaso di Pandora prima o poi si chiuda.
A dare il via alla nuova escalation sono le dichiarazioni di uno dei sostenitori più importanti del presidente americano. Il colpo arriva da un big della Rete che è stato anche finanziatore della campagna elettorale di Obama, Mark Zuckerberg, fondatore e Ceo di Facebook, che intervenendo sulla vicenda ha pesantemente criticato la gestione da parte della Casa Bianca: “Il governo non ha comunicato bene, alcune dichiarazioni non hanno proprio aiutato. Come dire: tranquilli, stiamo spiando solo cittadini non statunitensi”.
La prima vittima (o meglio il primo Paese che si scopre essere stato controllato) è la Francia. “Le Monde” rivela che la Nsa ha intercettato, in un solo mese, oltre 70 milioni di telefonate di cittadini francesi. Il quotidiano è venuto in possesso di documenti appartenenti al famigerato archivio di Edward Snowden dai quali emerge che tra il 10 dicembre 2012 e l’8 gennaio 2013 la Nsa ha effettuato 70,3 milioni di registrazioni di dati telefonici di cittadini d’oltralpe. Un numero impressionante che da solo basta a far venire il (fondato) sospetto che non si trattasse solo di soggetti con legami terroristici, ma piuttosto una vera e propria sorveglianza di massa. Sospetto confermato, nell’articolo de “Le Monde”, da documenti in possesso del giornale che “forniscono sufficienti spiegazioni da far pensare che gli obiettivi della Nsa riguardano sia persone sospettate di legami con il terrorismo che individui presi di mira per la loro semplice appartenenza al mondo degli affari, della politica o dell’amministrazione francese”. La reazione della Francia è dura. Manuel Valls, ministro degli Interni francese, definisce le rivelazioni come “scioccanti” e il suo collega Laurent Fabius, ministro degli Esteri, convoca l’ambasciatore americano per avere spiegazioni.
Passano pochi giorni e il sospetto di essere spiati si allarga a macchia d’olio. Solo in Italia sarebbero 46 milioni le telefonate spiate in un solo mese. Il presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, affronta il tema con il segretario di Stato Usa, John Kerry, in un incontro a due a Palazzo Chigi anche sotto la pressione del Parlamento e del Garante per la Privacy. Al Copasir Marco Minniti, sottosegretario con delega all’Intelligence, chiamato a riferire sulla vicenda, dichiara l’estraneità dei servizi italiani e la volontà di fare, comunque, ogni chiarezza sulla “vicenda”. Mentre il Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, chiede in una lettera a Letta che “il governo accerti, con tutti gli strumenti utili, se la raccolta, l’utilizzo e la conservazione d’informazioni relative alle comunicazioni telefoniche e telematiche abbia coinvolto anche i cittadini italiani”.
Il colpo finale arriva dalla notizia che anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel, assieme ad altri 35 importanti personalità politiche mondiali sono stati spiati. La stampa tedesca insorge, Obama corre ai ripari chiamando personalmente la Merkel, ma l’irritazione è alle stelle e il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, convoca ugualmente l’ambasciatore americano a Berlino, John B. Emerson, per avere spiegazioni. Stessa storia anche per il governo spagnolo di Rajoy.
L’Europa non ci sta e nella riunione del Consiglio europeo, i Capi di Stato e di Governo spingono sull’acceleratore. “Abbiamo preso una posizione unitaria molto forte, sulla spinta di Francia e Germania, con la richiesta di informazioni – spiega il premier Letta – e di andare entro le prossime settimane a un chiarimento e a una cooperazione con gli Usa, per capire cosa è successo e soprattutto per evitare che possa succedere nuovamente”.

                                                                                                                    Antonio Rita

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