Intervista / Don Sebastiano Mauro: “Apriamo il cuore a Cristo perchè la vita acquisti significato”

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Don Sebastiano Mauro

Ci hai fatti per te Signore e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te. Fedele all’aforisma tratto da Le Confessioni di Sant’Agostino, a lui tanto caro, don Sebastiano Mauro è stato ordinato presbitero il 22 ottobre nella Cattedrale “Maria SS. Annunziata” in Acireale. Esito di un cammino scandito dall’ordinazione diaconale ricevuta lo scorso 18 febbraio, è un dono di grazia per tutti. Dono da condividere e di cui dare lode al Signore. Con tali sentimenti gli abbiamo carpito alcune riflessioni.

Don Sebastiano Mauro, da dove nasce l’ispirazione per la sequela alla vocazione di Sant’Agostino e come pensa possa indirizzare il suo futuro sacerdotale?

La mia vocazione affonda le radici nell’età infantile e grazie al buon esempio dei miei familiari (piccola chiesa domestica), dei parroci susseguiti nella mia parrocchia “San Michele Arcangelo”, dei padri oratoriani che mi hanno seguito negli anni del liceo, del Seminario Diocesano con i suoi formatori e delle tante persone che il Signore mi ha posto accanto, ho compreso che la mia vita doveva spendersi per servire la santa madre Chiesa.Don Sebastiano Mauro

Alla fine degli studi liceali presentai una tesina dal titolo “Alla ricerca della vera felicità”. Tema scottante e attuale, che invero non avevo mai sperimentato se non con un mero approccio intellettuale. Iniziato il cammino di discernimento, decisi di fermami un anno per capire se ciò che stessi facendo corrispondesse alla volontà di Dio, e dopo diverse esperienze lavorative mi ritornò in mente quella frase di Agostino. Da lì capìi che era il Signore che mi stava chiamando a tornare in Seminario per continuare il mio discernimento vocazionale.

Il mio posto giusto non era in quei luoghi di lavoro, ma sull’altare insieme al Signore. Iniziai a percepire una profonda quiete e capìi che stavo facendo la sua volontà. Per ciascuno di noi Dio ha un progetto la cui meta è la vera felicità, che possiamo pure definire come santità. Dipende da noi aprire il cuore e far lavorare Dio affinché la nostra vita acquisti pieno senso e significato.

Nel sesto anno di formazione ha esplicato il ministero diaconale presso la comunità parrocchiale di Santa Maria la Stella guidata da don Giuseppe Pavone. Don Sebastiano Mauro, come tale esperienza potrà corredare il suo mandato presbiterale?

Il sesto anno formativo è stato il più bello e ha segnato la mia formazione in vista del sacerdozio. I formatori mi hanno avviato a un tirocinio pastorale in una parrocchia affinché iniziassi a capire come stare in essa, darle vitalità, saper gestire i vari gruppi e far emergere sempre di più il messaggio evangelico. Mi ha accolto la comunità di Santa Maria la Stella che amorevolmente definisco “nobile d’animo”, col carissimo e stimatissimo parroco don Giuseppe Pavone. Ordinazione sacerdotale don Mauro

Lì ho cercato di vivere tutte le realtà parrocchiali, soprattutto quelle giovanili, che mi hanno suscitato tanta gioia e speranza in una Chiesa che può fare ancora tanto per i giovani. Realtà molto vivace l’Azione Cattolica, vero cuore pulsante della comunità, ove tanti giovani con spirito di servizio dedicano il loro tempo a offrire ai più piccoli l’esperienza di fede attraverso giochi, riflessioni e svariate attività. Da ogni gruppo ho ricevuto alimento spirituale che ha arricchito giorno dopo giorno la mia formazione.

Non posso non menzionare l’esperienza di fraternità che ho vissuto col parroco, all’impronta del rispetto e della stima. Grazie a lui ho imparato tante cose del ministero, non solo dal punto di vista spirituale ma pure operativo. Tale esperienza mi permetterà di intraprendere il ministero sacerdotale con una marcia in più.

Don Sebastiano Mauro, come si coniuga la formazione acquisita in seminario, con i futuri impegni pastorali e che cosa continuerà a custodirne in termini di arricchimento per il suo ministero?

Il seminario è una palestra che offre una formazione sotto i profili spirituale, umano e intellettuale. Non fine a sé stessa, ma tesoro di ogni presbitero. Essa ci permette poi di essere in grado di guidare la comunità, tenendo conto delle sue tradizioni e peculiarità.Don Sebastiano Mauro invoca la ptotezione dei santi

La missione del sacerdote è saper annunciare il Vangelo. Ogni attività deve avere come fine ultimo l’evangelizzazione; altrimenti le nostre parrocchie si ridurrebbero a luoghi ove si organizzano tante belle attività, ma prive del vero significato, che è Cristo crocifisso e risorto. Ogni parroco avrà i suoi metodi, ma ciò che non può mai mutare è il Kerigma annuncio della buona novella. Ciò che si sperimenta già in seminario. 

Oltre Sant’Agostino annovera altre figure al cui vissuto voler improntare il suo servizio?

I santi sono compagni di viaggio che ci mostrano che la via della fede non è una favola da credere ma una vita da vivere e spendere fino alla fine per il Signore. La meta della santità deve interpellarci tutti. Ognuno sceglie un santo e in lui si ritrova, riscoprendo il proprio vissuto oppure imitandolo nelle virtù. Oltre Agostino, i santi che mi hanno guidato e a cui affido la mia vita sono: l’Arcangelo Michele, a cui chiedo di liberarmi da ogni male spirituale e terreno; San Sebastiano di cui porto il nome, per la testimonianza della fede, e San Filippo Neri, un faro di luce e speranza per quanti vogliano incontrare Dio. La Vergine Maria oltre a madre di Dio lo è per ogni sacerdote. In lei noi scopriamo di essere figli e al contempo padri. Col suo esempio, umile e fedele, discepola alla scuola della Parola del Figlio, ci uniamo a lei e diciamo ogni giorno il nostro “fiat” al Signore.

Alcuni mesi fa i giovani, pure di questa diocesi, hanno vissuto la gioia del giubileo. Don Sebastiano Mauro, quali consigli sente di dare a tutti loro e in particolare a chi senta la chiamata al sacerdozio?
L'omelia del Vescovo Raspanti
L’omelia del vescovo mons. Antonino Raspanti

Il giubileo dei giovani è stata un’occasione per poter riscoprire la gioia e la freschezza del Vangelo, in quei giorni sprigionatasi nei ragazzi in ogni via di Roma. Molti i momenti forti di preghiera e di coinvolgimento pure emotivo. Ci si incontrava con giovani di lingue e nazionalità diverse, uniti dalla fede nel Signore Gesù. Il giubileo è servito a ridare loro il coraggio di sognare e di vivere con speranza, con la consapevolezza di non essere mai soli. Ma di avere accanto un amico grande, Gesù, che li guida e accompagna in ogni scelta di vita. Portando a casa la gioia del giubileo tutti abbiamo ricevuto tanta consolazione. Una gioia che solo Dio può donarci veramente. Ciò vale pure per tutti quei ragazzi che dopo questa esperienza hanno scelto di seguire il Signore nella via del sacerdozio ministeriale. Impariamo ad aprire il nostro cuore e diamoci la possibilità di far entrare Dio nella nostra vita perché solo lui può offrirci ciò di cui veramente abbiamo bisogno.

Nel ringraziare don Sebastiano partecipiamo della sua letizia e gli assicuriamo la nostra preghiera.

 

  Giuseppe Longo