Intervista / Fratel Carlo Mangione: ” Fare della propria vita un dono d’amore”

Abbiamo intervistato fratel Carlo Mangione a pochi giorni dall’insediamento come Superiore della Provincia siculo-napoletana dell’Ordine dei ministri degli infermi e nell’imminenza della Festa di San Camillo. Festa che ad Acireale è molto sentita perché permette il manifestarsi della devozione di centinaia di fedeli. E giova anche per ricordare i valori di fratellanza, solidarietà e accoglienza in un momento in cui tali principi di vita (tali dovrebbero essere) non sono così tanto messi in pratica su scala mondiale e nelle singole comunità, piccole e grandi.

Abbiamo incontrato fratel Carlo nella principale sede acese, il ‘’Centro di Accoglienza San Camillo’’, che da decenni lo vede animatore. Ci ha parlato un po’ delle Opere Camilliane, che si svolgono in piena aderenza con lo spirito dettato dal fondatore dei Ministri degli infermi.
E anche e del suo nuovo importante incarico, che lo porta a occuparsi delle opere camilliane di tutta l’Italia meridionale.

Fratel Carlo, ci parla delle Opere Camilliane presenti nella Diocesi di Acireale?

“La presenza dei Camilliani ad Acireale risale intorno al 1750: una presenza antica e radicata. Attualmente ci sono diverse realtà di servizio, tutte con l’obiettivo di raggiungere i più poveri, gli ultimi, proprio come prolungamento della presenza di San Camillo nell’oggi della storia; noi Camilliani abbiamo il ‘’Centro di Accoglienza San Camillo’’ qui ad Acireale, dove ogni giorno vengono offerti pasti, servizio docce e ascolto a coloro che vivono una forma di povertà e di disagio particolare.fratel Carlo Mangione

“Inoltre – continua Fratel Carlo – abbiamo la ‘’Casa della Carità’’ a San Giovanni Bosco, dove vengono accolti, ventiquattro ore su ventiquattro, coloro che sono gravemente emarginati. E che non hanno una possibilità di accoglienza a livello familiare. Fra queste vi sono individui malati e anche persone straniere, che hanno a che fare con patologie molto gravi.

“Abbiamo la casa-famiglia ‘’Tenda di San Camillo’’, struttura nella quale si offre accoglienza ai malati di Aids e attualmente chiusa, dopo l’uccisione di fratel Leonardo [fino al 2020 superiore della comunità camilliana di Acireale, ndr]. Di fronte alla tenda ha sede l’Istituto Giovanni XXIII, un centro diurno di riabilitazione per fratelli con gravi handicap o disturbi mentali”.

“Infine – conclude – abbiamo la ‘Casa della Speranza’’, situata a Riposto. La struttura nasce dal desiderio della volontaria camilliana acese Viviana Lisi.  La giovane, concludendo il suo percorso di vita terrena a seguito di un tumore, ha destinato i suoi risparmi per realizzare un’opera di bene a favore degli ultimi, dei poveri”.

Ci descrive la figura di San Camillo e la sua importanza circa il senso di fratellanza e di solidarietà espressi in tali opere di bene?

 “San Camillo – spiega fratel Carlo – è una figura da considerare ‘incoraggiante’ perché lui stesso, fino ai 25 anni, è stato un soldato di ventura molto dedito al gioco, una figura lontana dai veri valori della vita e, talvolta, dai valori religiosi.

“A causa di una malattia [una piaga al piede, ndr], mentre era ricoverato all’ospedale, riceve un’ispirazione durante la notte dell’Assunta nel 1582. Tale ispirazione lo porta a fondare una compagnia di uomini pii che, non per mercè ma per amore di Dio, si possano dedicare all’assistenza dei malati.

“Ai tempi di San Camillo – prosegue fratel Carlo – coloro che dovevano dare assistenza ai malati erano gli ex-carcerati o i preti in punizione. Giusto per comprendere il livello di assistenza che c’era. San Camillo, sicuramente, ha dedicato tutta la sua vita al servizio dei malati e dei poveri. E vi sono delle massime molto significative, diventate gli slogan del nostro istituto (‘Più cuore nelle mani’ o ‘Assistere gli ammalati come una madre assiste il suo unico figlio infermo’).
Slogan
che possono evidenziare la sua testimonianza e i suoi insegnamenti, di grande attualità, nonostante la distanza di oltre quattro secoli. D’altronde lui era solito dire che ‘I malati e i poveri li avremo fino alla fine del nuovo’. Si tratta di un carisma universale, ma anche un carisma che, fino a quando esisterà, permetterà ad un altro essere umano di esistere”.

Soffermandoci sulle Opere Camilliane, secondo lei qual è il valore più importante che riesce a percepire ogni giorno nei centri camilliani?

“Uno fra i valori più importanti delle Opere Camilliane – spiega – è certamente il valore, appunto, dell’accoglienza. Accogliere la persona in necessità significa farla diventare parte della tua famiglia, del tuo vissuto e della tua vita. Si tratta di un’accoglienza che permette di far condividere le difficoltà, le speranze e, soprattutto, la gioia dei meno fortunati”.

Quanto la pandemia ha influito su questi centri di accoglienza? È cambiato qualcosa  nella gestione di essi?

“La pandemia ha avuto un grande impatto nelle nostre Opere: basti pensare che da circa due anni non c’è più la mensa in presenza ma solo il pranzo d’asporto ogni giorno per circa quaranta persone. Inoltre, ci sono molte più famiglie in stato di necessità che, attraverso il Centro ascolto, chiedono alimenti, medicine e beni primari”.

Lei, fratel Carlo, come ha intrapreso all’inizio questo percorso di accoglienza? Da cosa è stato spinto in particolar modo?

“Di sicuro – risponde Fratel Carlo – l’inizio del mio avventurarmi in questo mondo è stato dato dalla mia vocazione. Ovvero l’essere chiamato come seguace e figlio di San Camillo attraverso una consacrazione radicale e definitiva. Questa scelta di vita, da riassumere con la frase ‘Fare della propria vita un dono d’amore’, mi ha portato a vivere le varie realtà di servizio. Ma alla base vi è sempre l’esigenza di dare un senso alla propria vita come se fosse un dono di accoglienza e, soprattutto, di amore”.

Infine, cosa cambia il nuovo incarico di grande responsabilità appena assunto nella sua vita di Camilliano al servizio degli altri?

“Praticamente niente, per lo spirito e la dedizione; certamente sento il peso del nuovo importante impegno. Cercherò di essere all’altezza dell’incarico con l’aiuto di San Camillo. Sicuramente, però, mi vedrete un po’ meno ad Acireale”.

 

                                                                                                      Rosetta Finocchiaro

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