Iran / Il punto su proteste e repressione di un popolo in rivolta

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Cosa sta accadendo tra le proteste in Iran tensioni con gli USA

Le proteste in Iran hanno nuovamente aperto diversi spiragli internazionali e c’è stata preoccupazione per un possibile intervento militare degli USA. Il paese è travolto da una nuova ondata di proteste scoppiate dopo il crollo del rial e per l’aggravarsi della crisi economica, ma l’intensità e la portata delle proteste ha radici storiche. Migliaia di persone stanno continuando a scendere in piazza chiedendo un cambiamento radicale.

Le proteste in Iran / I motivi

La scintilla che ha dato il via alle proteste è stato il crollo repentino del rial il 28 dicembre 2025. Solo in quell’anno la valuta locale perse più del 40% del suo valore, facendo evaporare i risparmi e le vendite delle persone. Nel 28 dicembre i commercianti della capitale, Teheran, hanno chiuso le saracinesche ritenendo più conveniente non vendere e hanno incominciato a scendere in piazza assieme ai giovani. Proteste così ampie non si riscontravano da settembre del 2022, a seguito della crudele uccisione della giovane Masha Amini. Uccisa dalla polizia morale iraniana per non aver indossato correttamente l’hijab che nel paese è obbligatorio.

I manifestanti chiedono una trasformazione nella gestione del paese; nonché, appunto, un cambio di rotta dell’attuale politica monetaria. Un paese segnato da continui blackout, mancanza di acqua in diverse regioni, mala gestione e alta corruzione percepite. Una folla consistente dei manifestanti chiede a gran voce un regime change, con cori di attacco verso l’ayatollah. In diversi video pubblicati i manifestanti hanno urlato “morte al dittatore” e “libertà! Libertà!”. Alcuni hanno invocato il ritorno dello Scià, sventolando nei cortei la ex bandiera iraniana con il leone e il sole.

Le proteste in Iran / Il ribassamento della valuta locale

Le tensioni in Iran sono dovute a diverse ragioni, la principale riguarda la caduta della moneta locale che dal 2017 a fino al 2025 ha perso più del 97% del suo valore. Secondo i dati del 14 gennaio 2026 un euro varrebbe più di un 1 milioni di rial, contro i dati del gennaio 2017 dove un euro valeva tra i 33 mila e i 37 mila rial. In sostanza: la moneta iraniana è diventata carta straccia. Tuttavia, la valuta locale ha incominciato a deprezzarsi ancor prima del 2017. Già dal 1992, secondo i dati della Word Bank, il valore della moneta era sceso drasticamente: un dollaro oscillava di valore tra i 50 e i 90 rial. Dal 1992 fino a oggi il valore della moneta è solo sceso, toccando il prezzo di più di un milione di rial rispetto al dollaro.

Dati Word bank sul crollo di prezzo del rial

Le proteste in Iran / I morti

Il numero ufficiali dei morti cambia di ora in ora e per il momento non è possibile avere certezze. Non è possibile investigare poiché servirebbero dei veri accertamenti, sul posto e attraverso i dati. Dagli inizi delle proteste l’Iran ha bloccato internet per non permettere ai manifestanti di organizzarsi, e forse, per non far sapere al resto del mondo le modalità in cui il regime sta operando nel fermare le proteste. Il 13 gennaio l’autorità iraniana ha dichiarato 2 mila morti, contro i dati stimati delle opposizioni che contavano 12 mila vittima; 10 volte di più dei dati governativi. Il 20 gennaio secondo le stime di HRANA (Human rights activists new agency) il numero delle vittime confermate sarebbero 4251 —in media 177 al giorno dall’inizio delle proteste— e più di 26 mila persone arrestate.

Le proteste in Iran / Le reazioni degli USA

C’era preoccupazione per un possibile intervento statunitense nella regione. Sospetto alimentato da diverse dichiarazioni del presidente Trump e dal ruolo particolarmente attivo dell’amministrazione americana in politica estera dall’insediamento del nuovo presidente. Non sappiamo se gli Stati Uniti stiano preparando un’azione militare contro il regime dell’ayatollah; ma, mentre l’allerta era massima, Trump dichiarò di “essersi convinto di non attaccare”. Le dichiarazioni del presidente americano, vanno prese con cautela. In passato, infatti, prima dell’attacco in Venezuela e dei bombardamenti contro le basi di Fordow in Iran, aveva già dichiarato che non sarebbe intervenuto militarmente.

Ma, alla fine, non è stato così. Tuttavia, Trump ha mostrato un particolare interesse nei confronti della Groenlandia, fatto che potrebbe avergli distolto l’attenzione sui fatti in Iran. Il leader supremo Ali Khamenei ha minacciato chiunque provi a prendere un’azione militare contro il regime. In particolare, lo Stato di Israele e gli Stati Uniti. Il 13 gennaio, attraverso il sito dell’ambasciata virtuale statunitense dell’Iran — poiché non esiste un’ambasciata fisica nella capitale dalla nascita della repubblica islamica e dal rovesciamento della monarchia dello Scià Pahlavi nel 1979 — gli Stati Uniti hanno intimato i propri cittadini che risiedono nel paese di lasciare l’Iran il prima possibile. E non solo: Trump dichiarò, rivolgendosi al popolo iraniano, che “gli aiuti sono in arrivo” smentendosi successivamente qualche giorno dopo “essersi convinto di non attaccare”.

Le proteste in Iran / Le reazioni dell’ONU e dell’Unione europea

Il portavoce dei diritti umani dell’ONU: “Siamo inorriditi della montagna di violenza da parte delle autorità di sicurezza in Iran”. In Europa, la rappresentante alla politica estera dell’UE, Kaja Kallas, ha dichiarato che spingerà l’Unione per promuovere un nuovo pacchetto di sanzioni contro l’Iran. Kallas, nella piattaforma X, ha comunicato che il governo ha paura dei suoi stessi cittadini, per questo motivo il regime ha deciso di spegnere internet.

Tweet su X della rappresentante alla politica estera dell’Unione europea, Kaja Kallas

Le proteste in Iran / Il ruolo della Russia

Secondo diverse fonti, la Russia sta fornendo aiuti militari e strategici al governo iraniano. Si sarebbero intensificati i voli tra le capitali dei due paesi con l’intento di mettere al sicuro le riserve auree iraniane. E inoltre, per preparare una possibile evacuazione del leader Ali Khamenei. Mosca aveva già attuato un piano simile quando fece evacuare il presidente Bashar al-Assad. Il piano russo avvenne dopo la caduta del regime siriano tra il 7 e l’8 ottobre 2024 a seguito dell’offensiva dei ribelli guidati da Tahrir al-Sham.

Giorgio Trombetta