La notte e i giovani / Cambio di rotta delle nuove generazioni: dalle cattedrali del divertimento ai luoghi della rete

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“L’unica certezza è che, in fondo, la notte è rimasta”. È il commento di un esperto alla crisi delle discoteche che hanno per lungo tempo rappresentato un luogo e un tempo che discotecamolti giovani attendevano durante la settimana. Oggi, con l’irruzione dei social-network, lasciano i locali chiusi e scelgono d’incontrarsi, spesso all’aperto, su temi e per eventi.

Su questo cambiamento di rotta da parte delle nuove generazioni se ne sta scrivendo e parlando anche in questi giorni. La cronaca riferisce spesso di adunate che durano una notte o poco più. Fiammate impreviste che si consumano in poche ore per accendersi più in là nel tempo e nello spazio.

Come tanti imprevedibili falò non solo nel nostro Paese sono lo sfogo di una comunicazione ravvicinata, sono l’appuntamento spontaneo di comunità virtuali, sono piazze in cui si ritrova il popolo immenso dei social network.

Non c’è più bisogno di luoghi per ritrovarsi e riconoscersi. Non servono più grandi spazi organizzati con tanti e diversi effetti speciali.

Ma se non servono più le cattedrali del divertimento servono ancora le cattedrali dello spirito?

La domanda è spontanea e, con le debite distinzioni, va a toccare il tema del vivere e del credere dei giovani di oggi, tema dibattuto e approfondito alla luce del rapporto tra nuovi e antichi media, tra comunicazione tra volti e comunicazione tra video, tra connessioni e relazioni.

“L’unica certezza è che, in fondo, la notte è rimasta”, scrive l’esperto, e i giovani intendono continuare a vivere le ore notturne a modo loro perché è questo, secondo il loro pensiero, l’unico tempo rimasto di libertà.

Il giorno resta, infatti, saldamente nelle mani degli adulti che lo modellano secondo le proprie regole, i propri obiettivi, i propri interessi. Ai giovani rimane una corsa, tra l’oscurità e i lampi artificiali, che si conclude alle prime luci dell’alba.

Ma in questa corsa, ieri come oggi, c’è un messaggio che non può avere come risposta il solo sostare con i giovani, ieri nelle discoteche e oggi nei luoghi del digitale.

Gli eventi e i temi attorno ai quali i giovani si ritrovano su convocazione della rete dicono che non si è mai spento in loro il loro desiderio dell’incontro, la voglia di un guardarsi negli occhi, l’attesa di parlarsi e di ascoltarsi senza maschere.

Chissà se gli adulti si rendono conto di quanto sta avvenendo, chissà se prendono nota che con lo spegnersi delle luci delle discoteche non si spegne, nei loro confronti, la provocazione dei giovani che spesso prende il sapore della trasgressione. Non si spegne nelle nuove generazioni la ricerca di felicità e di libertà.

“L’unica certezza è che, in fondo, la notte è rimasta” e potrebbe rientrare in quelle periferie esistenziali sulle quali Papa Francesco continua a chiedere un supplemento di riflessione, di testimonianza e di progetto?

Ai bordi della cronaca, che racconta di tanti giovani che dalle discoteche passano a nuovi luoghi d’incontro e di divertimento, ci si accorge che la risposta non può essere che quella di un dialogo educativo permanente tra generazioni.

Il cambiamento provocato dai social network offre, in questa prospettiva, l’opportunità di rileggere la notte come momento di crescita e non di sciupio.

Se è vero che “l’unica certezza è che, in fondo, la notte è rimasta” è altrettanto vero che la notte non sempre è buio, nulla, fuga. È altrettanto vero che la notte di molti giovani non appartiene alla cronaca nera.

Paolo Bustaffa

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