La scienza vista da vicino / Archimede, scienziato e dissidente siracusano, riscoperto grazie a degli studiosi illuminati

Abbiamo il piacere di ospitare nella nostra testata il primo contributo del prof. Angelo Pagano, acese, dirigente di Ricerca dell’Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), che opera presso il dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania, dove insegna Fisica Nucleare degli Ioni pesanti. Il prof. Pagano ci fa conoscere un aspetto forse poco noto dell’illustre scienziato siracusano Archimede, del quale abbiamo addirittura rischiato di perdere l’opera, essendo stata messa in atto, nei suoi confronti, una sorta di “damnatio memoriae”.

Il prof. Angelo Pagano

Siracusa cadde nel 212 a.C., dopo due anni di assedio da parte dell’esercito romano. La città resistette strenuamente con l’aiuto di macchine inventate da Archimede, scienziato tra i più eminenti di tutti i tempi. Galileo Galilei così ci informa su Archimede: «Si comprende, quanto tutti gli altri ingegni a quello di Archimede siano inferiori, e quanta poca speranza possa restare a qualsiasi di mai poter ritrovare cose a quelle di esso somiglianti» (‘’La bilancetta’’). Più recentemente, Il Nobel per la fisica (2000) Zoref Alferov così si è espresso: «Su Archimede hanno scritto pagine memorabili storici, oratori, architetti, poeti sia greci sia latini, come Polibio, Plutarco, Cicerone, Vitruvio, Virgilio… Nel Rinascimento la riscoperta, la traduzione e l’esame approfondito delle opere di Archimede hanno dato un generosissimo impulso alla fondazione e allo sviluppo dell’intera scienza moderna…, Egli continuerà a essere un esempio per le nuove generazioni e a stimolare l’interesse per i complessi e difficili problemi della scienza» (Prefazione al libro Il Grande Archimede di Mario Geymonat – 2008).

Archimede

Archimede morì da patriota a 75 anni, pare per mano di un soldato romano, come ci informa lo storico Plutarco (Vita di Marello). Il mio sospetto è che quella morte non sia stata accidentale, ma voluta. Archimede rifiutò di piegarsi al controllo dei Romani. Insomma, la storiella ha il sapore di una favoletta scritta dai vincitori per mascherare un assassinio di Stato: Siracusa cadde a causa dei dissidi interni tra le fazioni contrapposte. Cicerone, che fu questore in Sicilia nel 75 a.C., affermò di essere riuscito a scoprire il luogo della sepoltura grazie ad un disegno raffigurante l’iscrizione di un cilindro circoscritto ad una sfera. Con la morte di Archimede si spense il dissenso. Ecco tutto. Non fu un caso che le opere di Archimede (stessa sorte subirono altre opere eccelse, come quelle di Democrito, lette con certezza da Archimede) vennero perse, bruciate o distrutte. Plausibilmente, esse vennero in parte trasportate a Roma dal Console Marcello (assieme ad un meraviglioso planetario); ma non potevano essere ivi comprese. Fortunatamente, grazie all’opera di studiosi medioevali, tra i quali annoveriamo anche alcuni di lingua araba, parte dell’opera immensa di Archimede poté essere conservata e trasmessa per secoli alimentando, come dice Alferov, nuovi modi di pensare. In breve, l’opera di Archimede continuò a nutrire il pensiero scientifico e diede impulso decisivo alle ricerche di molti studiosi rinascimentali, tra i quali, con certezza, troviamo gli eccelsi Leonardo da Vinci e Galileo Galilei.  Archimede è stato riconsiderato per la sua assoluta preminenza rispetto al metodo scientifico (che usualmente si fa risalire a Galileo) con la scoperta avvenuta nel 1906, a opera del filologo e storico danese Johan Ludvig Heiberg, del Palinsesto di Archimede, rinvenuto a Costantinopoli. Il Palinsesto si presentava come un libro di preghiere del XIII secolo assai mal ridotto. Si scoprì che nel libro erano contenuti lavori di Archimede che erano stati sovrapposti con preghiere. Heilberg studiò il Palinsesto con cura eccelsa e scoprì che conteneva (tra altri) un lavoro allora sconosciuto, dal titolo Metodo di Archimede sui teoremi meccanici, o Lettera ad Eratostene, ove il grande siracusano spiega in che modo pervenne alle sue scoperte di matematica e di fisica. In seguito alle vicende belliche della prima guerra mondiale, del palinsesto si persero le tracce. Esso venne riscoperto e venduto all’asta ad un collezionista privato, per circa 2 milioni di dollari, il 29 ottobre 1998. Il proprietario (un vero spirito benefico, rimasto per suo volere nell’incognito!) lo depositò al The Walters Art Museum di Baltimora, nel Maryland (Usa), e finanziò con circa cinque milioni di dollari il recupero integrale grazie a tecniche innovative.

La vita e le opere del grande siracusano ci danno esempi illuminanti di scienza a servizio della pace e del progresso. In contrasto, la sua tragica morte è l’emblema di quanto male può essere fatto da un potere economico aggressivo, che sotto le spoglie ammalianti del consumismo spinge gli uomini verso un’inesorabile fine: è già successo molte volte e in diverse regioni della terra! Ma oggi il pericolo è globale.

Angelo Pagano

 

 

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