Libri / I semi-serial thriller di Andrea Fiore: gialli per…ridere

Per parlare della sua ultima fatica letteraria, incontriamo Andrea Fiore, 59enne siciliano doc (giarrese, vive a Palermo), studi classici e laurea in Giurisprudenza, folle scrittore di gialli di stampo grottesco-demenziale.

Al suo attivo, i racconti “Lo stretto indispensabile” con cui ha vinto il premio nazionale “Giri di parole” e “Assassinio in corso d’opera”, inserito nella raccolta nazionale di racconti brevi “I colori dell’estate – Giallo” e i due libri semi-serial thriller “Morte, ricotta e Mascarpone” e “L’elettricista suona sempre 220 volt”, con cui ha vinto il premio letterario Akadèmon.
Adesso è la volta del terzo libro semi-serial thriller “Sulle trecce dell’assassino” edito in questi giorni dalla Casa Editrice Pan di Lettere di Roma.

Andrea Fiore, come hai iniziato a scrivere i thriller?

“Pensavo di scrivere su un mio amico, ma ho capito che la pelle non bastava. Ho ripiegato sulle pagine di carta. Il primo libro è rimasto nel cassetto per più di dieci anni. L’ho modificato tante di quelle volte che con gli scarti avrei potuto scriverne un altro. Poi la folgorazione: ho compreso che gli editori non frequentavano i cassetti di casa mia ed eccomi qui, addirittura alle prese con un terzo libro”.libro di Andrea Fiore

 E’ l’ironia la tua arma vincente?

“Anche, ma al primo posto metterei la tenacia. Credo fermamente nel mio stile e vado avanti come un treno, un treno che, con mia grande gioia, ma anche estremo stupore, comincia anche ad avere sempre più passeggeri! Subito dopo, concordo, c’è l’ironia, basata su una naturale osservazione del mondo, che è una fonte inesauribile di stranezze e d’ilarità”.

 Andrea Fiore, di cosa parlano i tuoi semi-serial thriller?

“Intanto mi preme dire che sono gialli veri e propri con una loro logica e tanto d’assassino. Poi c’è la parte grottesca, il demenziale, i giochi di parole. Tutto è pervaso dal nonsense, a partire dai personaggi per arrivare ai dialoghi, alle location, alle stesse armi e modalità dei delitti. Senza voler spoilerare, in “Sulle trecce dell’assassino” l’uomo dalle fitte trecce, che si è appena seduto a turno da Giuseppy’s, famosissimo salone d’acconciature di Gravetown, viene misteriosamente soffocato con un’extension durante un brevissimo black-out e ritrovato completamente rasato quando torna la luce nello sgabuzzino delle scope, avvinghiato al terrorizzato garzone del salone. Un assassinio improbabile e l’autore non lascia trecce!”.

 I tuoi personaggi sono Peter Haddock e Dan Parrish, ma anche Mandy Racco…

“Sono i protagonisti. Peter Haddock è un pingue e rozzo ispettore del 43° distretto di polizia, Dan il suo assistente e Mandy, new entry rispetto ai primi due libri, una bellissima agente in affiancamento che scombussola i già traballanti equilibri tra i primi due. I tre annaspano tra scarsissimi indizi, un drammatico errore virtuale di città e numerosi personaggi inverosimili, ciascuno dei quali ben avrebbe potuto commettere l’omicidio. Ad attenderli un’insospettabile verità. Non viene già voglia di capirci di più?”.

Andrea Fiore, chi sono i tuoi lettori, gli appassionati di thriller o del nonsense?

“Non so se siano gli uni o gli altri o entrambi o un mix, ma so per certo dove sono ricoverati. Scherzi a parte, ho capito che esisteva un mio pubblico solo dopo l’uscita del primo libro. L’affluenza dei lettori alle presentazioni e ai firmalibro e poi i tanti messaggi sui social e privati mi hanno fatto capire che non ero solo in questa mia paranoica follia letteraria. Il mio pubblico non ha età, o meglio ne ha tante, le più svariate; non ha sesso, non è geo-referenziato. Direi che scorre trasversalmente a tutto e a tutti, proprio come la follia. Mi scrivono professionisti, liceali, casalinghe e persino preti e tutti hanno in comune una visione della vita scanzonata, non intendo dire superficiale, perché il nonsense non lo è mai, credimi. Alcuni mi ringraziano, perché dicono che li aiuto a sorridere laddove il primo istinto sarebbe abbattersi, arrabbiarsi, abbandonare”.

Possiamo definire i tuoi libri un antidoto contro lo stress e le paranoie?

“Un antidoto o forse un buon metodo. Se ci mettiamo d’impegno, siamo dei veri auto-carnefici con le nostre manie di seriosità, con le nostre fisime i nostri piccoli tic, i rituali d’ogni giorno. I miei libri invitano semplicemente a rompere le righe, spezzare i nessi logici, sgrammaticare la grammatica, piegare le parole, le frasi e i modi di dire al nostro volere e provare anche a riderci sopra!”.

Andrea Fiore, stai già pensando al tuo prossimo lavoro?

“No, per ora mi godo le Trecce! Le farò conoscere attraverso le presentazioni, i firmalibro, le interviste. Per il resto, continuerò ad imperversare insieme ai miei amici creativi su Andrea Fiore Group con frasi matte, aforismi e talk!”.

Mario Vitale

 

Print Friendly, PDF & Email