Libri / “Non chiamatelo ragazzino”: impegno, fede e coraggio del giudice Livatino

 “Non chiamatelo ragazzino” , impegno, fede e coraggio del giudice Livatino. Il volume per ragazzi che ripercorre in modo originale la vita del giovane giudice è già in uso in diverse scuole siciliane. Proposto al pubblico alla vigilia della beatificazione del giudice, lunedì 14 giugno è stato presentato anche presso la parrocchia S. Maria di Gesù – frati minori di Catania.
Scritto dal giornalista e docente Marco Pappalardo – già autore, con Paoline, di tanti altri testi – il libro è arricchito dalle illustrazioni di Roberto Lauciello. Un testo pensato soprattutto per i ragazzini tra i 10 e i 15 anni, a cui lo scrittore si dedica da tempo con molta passione.

L’incontro: fede e cultura

La presentazione di lunedì scorso si è svolta all’interno di una parrocchia, quella di S. Maria di Gesù – frati minori di Catania. Apparentemente inusuale come location per questo genere di eventi rievocava comunque quanto già fatto in passato dai cristiani, come ha voluto enfatizzare padre Massimo Corallo, il parroco di quella chiesa, nella sua introduzione.presntazione libro su giudice Livatino

Guardiamo al cielo, con i piedi ben piantati per terra – ha esordito il frate. Le letture alternate a video musicali hanno agevolato il coinvolgimento emotivo e indotto una profonda riflessione sul tema della santità accessibile. L’evento ha voluto così inaugurare una serie di iniziative socio-culturali della parrocchia che non aveva potuto prendere avvio a causa dell’emergenza sanitaria.

Il libro su Livatino, un modello da seguire

Il libro racconta la storia di Rosario Livatino, il giovane giudice siciliano ucciso dalla mafia. Oltre ad alcuni testimoni, a parlare nel testo del suo impegno, della sua fede, del suo coraggio sono alcuni dei suoi oggetti personali, sono i luoghi dove lui lavorava e studiava, sono i simboli della fede e della giustizia.

Marco pappalardo presenta libro
L’autore -al centro -presenta il suo libro

Un coro di voci che tratteggia un modello, una scelta di vita, perseguibile sin da giovani ed in piena sintonia con gli insegnamenti cristiani. Una santità accessibile, un cristianesimo pratico e concreto. Quello che Livatino intendeva con la sua celebre affermazione: “quando moriremo nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti piuttosto quanto siamo stati credibili”.

Il libro rende giustizia alla scelta di vita del giudice Livatino

Il testo da voce, inoltre, ad una sorta d’indignazione verso chi ha, con leggerezza, chiamato Rosario Livatino il giudice ragazzino. A nessuno piace essere chiamato ragazzino, o bambino, tanto meno ad un giudice. Non piace al magistrato credente che ha preso l’impegno di rendere giustizia. Non piace a chi è sempre proteso a comprendere l’uomo che ha di fronte. A chi si fa guidare dalla legge dell’amore e dalla forza della fede.

A nessuno piace essere chiamato ragazzino. Tanto meno a chi ha impegnato totalmente le sue giornate, al punto da sacrificare famiglia e amici, per combattere una guerra, quella contro la criminalità. Non piace soprattutto a chi, alla fine, è stato abbandonato dalle Istituzioni.

                                                                                                         Cristiana Zingarino

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