Libri / “Perdonateci l’imperfezione” di Alessandra Distefano: parole come tessere di un mosaico emozionale

Alessandra Distefano / “Perdonateci l’imperfezione”, Poesie – La Vita Felice, € 13,00

“Perdonateci l’imperfezione” di Alessandra Distefano è una silloge costruita sul filo del perfettibile in una forma poetica decisamente ben strutturata, che non ha proprio nulla da farsi perdonare. Del resto quali sono (o sarebbero) le “imperfezioni” da farci perdonare, se la vita stessa si costruisce sul momentaneo avvicendarsi di eventi discutibili dal punto di vista della regolarità perfetta? Se è proprio l’irregolarità a renderci unici?
Il titolo sottintende, quasi, una provocazione ironica, che si può riassumere nell’ossimoro “l’imperfezione-perfetta”, locuzione che caratterizza l’opera e ne diventa la chiave di lettura. Perché è umano, naturale, spontaneo parlare “dei sentimenti imperfetti, dei sorrisi al buio su labbra impossibili, delle carezze tenute in tasca”. Infatti, è proprio la ricerca spasmodica ed effimera di individui perfetti che porta, come si legge nella nota che chiude il libro, a sminuire “la nostra umanità”. Partendo da questa premessa, come l’autrice afferma, sono scaturite le poesie che compongono la sua, per il momento, ultima raccolta.
Solare ed ottimista, ma determinata, la Distefano, affianca all’impegno professionale e al ruolo di mamma (definisce la figlia “la poesia più bella di una vita”), la passione per la scrittura.
Il suo approccio con il mondo della cultura e dello spettacolo ha avuto inizio dalla partecipazione ad un Concorso di poesia indetto dalla Rai, dove ha conosciuto personaggi di spicco che si sono interessati al suo modo “innovativo e originale” di esprimersi poeticamente ed è stata più volte intervistata da conduttori televisivi.
Nel 2000 ha pubblicato la raccolta “Inverno segreto” che si pregia della prefazione di Alda Merini e delle illustrazioni di Alberto Casiraghy e nel 2013 “Quello che manca è l’anima”, mentre nel 2017 è uscito il volume “Due così” e, successivamente, il libro di narrativa “Ed i sogni restano là”, entrambi con la prefazione di Alessandro Quasimodo. Di quel periodo è anche il suo primo romanzo “Hotel pension cosmopolita”. Si è cimentata anche nel ruolo di giornalista pubblicista.
“Perdonateci l’imperfezione” si presenta con una veste raffinata, seppure essenziale, a partire dalla copertina con l’opera di Francesco Dezio che rappresenta in pieno il contenuto, mentre la prefazione di Santino Mirabella ne delinea il percorso. Infatti, se “la perfezione è la meta, tutto diventa strada” come egli afferma, la ricerca di una strada, per l’autrice, è quella “di raggiungersi dove si nasconde, sentirsi quando più non parla”. Ma saranno le parole, tessere di un mosaico emozionale, a rivelare la carica creativa di Alessandra Distefano, quelle parole srotolate una dopo l’altra in “versi” autonomi e cadenzati, oppure condensate in “frasi” dense d’amore, d’ansia, di paura, d’incertezze, d’interrogativi… Come ne “I baci” dove dice: “Vorrei una parola / che sia una carezza / da mettermi nelle tasche / quando non sei con me / da poggiarti in bocca / quasi fosse un bacio / che poi bacio non è.” (pag. 63) pennellate rapide per dipingere perplessità emotive, che diventano teneri auspici in: “Quando ti do la mano / la sera / il mio mondo è salvo…” e poi “Potessi sbaragliare la tua strada / e proteggerti / sempre, come ora, prenderti la mano / e giurare col mio calore che tutto resterà / intatto, così com’è, / per noi.” (pag. 34).
Ma se la poetessa ci incanta con le sue immagini nitide di luoghi e di richiami, di pensieri e di sensazioni, ancor più riesce a far scaturire da queste la riflessione sul mondo interiore di ciascuno di noi, accompagnandola con la delicatezza e la sensibilità che da sempre alberga nell’animo del Poeta. Avere tra le mani il libro di Alessandra Distefano e sfogliarne lentamente le pagine ci permette di addentrarci in un’atmosfera rarefatta dove è facile “innamorarsi dell’imperfezione”.
Così come viene evidenziato in quarta di copertina: “Perdonateci l’imperfezione di cui ci si innamora senza soluzione”.

                                                                                                          Carmela Tuccari

 

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