Libri / Presentato a Santa Venerina “Al di qua del bene e del male” di don Vittorio Rocca

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don Vittorio Rocca

A Santa Venerina, nella Casa del Vendemmiatore, è stato presentato l’ultimo saggio di don Vittorio Rocca “Al di qua del Bene e del Male” (ed. Il pozzo di giacobbe).
L’evento è stato organizzato dalla locale associazione Sto.Cu.Svi.T con il patrocinio del Comune e della Pro Loco, nell’ambito degli “Incontri del giovedì”.

Dopo i saluti di rito, hanno relazionato sull’opera e dialogato con l’autore, la prof.ssa Agata Motta, docente all’Istituto di Psicosintesi e don Orazio Tornabene, parroco delle locali parrocchie “Santa Venera” e “Sacro Cuore di Gesù”.  I momenti musicali sono stati curati da Gesuele Sciacca e Daniela Greco, prendendo spunto da una poesia di Montale e da alcuni versi del I Canto del Paradiso.

“Al di qua del bene e del male” / Relaziona la prof.ssa Motta

E’ necessario leggere l’opera più volte – esordisce la docente Motta – perché si scoprono domande diverse; si comprendono man mano aspetti diversi. L’ultima volta l’ho letto immersa nel silenzio, dove si distillano meglio le parole. L’autore nel primo capitolo si pone delle domande esistenziali come, Chi sono io? Perché esisto? Cosa rende davvero felice la mia esistenza?copertina Al di la del bene e del male

Il testo si snoda in alcuni nuclei fondanti del pensiero. La prima parola che viene fuori è “coscienza”: essa è la capacità di vedere la nostra interiorità illuminata da una luce che ne mette a fuoco la vera natura. Roberto Assagioli, padre della Psicosintesi, direbbe che l’essere umano è una unità di materia e spirito, con un centro unificatore: l’io-coscienza, che è il luogo in cui siamo “nudi” davanti a noi stessi”.

“La parola “responsabilità”, dal latino responsabilis – continua la docente – indica la persona che si impegna a rispondere delle proprie azioni e lo fa con il cuore.
Il “Cuore” indica il centro dell’amore incondizionato, della compassione, della connessione fra materia e spirito; è il simbolo dell’amore puro, della pace interiore.

Tenerezza, viaggio, libertà……

Associata a cuore è la “tenerezza”; la troviamo soprattutto nell’ultimo capitolo che parla di coscienza morale. Don Rocca lo dedica a Maria, un modello significativo e accessibile per noi uomini e donne che facciamo il viaggio terreno. Di Maria viene messa in luce quella capacità di “amare con castità e tenerezza”. Questa è una dimensione umana; l’autore ci rimanda immagini di vita reale, come le mamme nel cui volto è scolpita la tenerezza”.

“La parola “Viaggio” viene trattata con il ricorso a numerosi testi letterari, ma soprattutto la Divina Commedia di Dante, che simula il viaggio dell’anima nei tre regni dell’oltretomba per trovare la libertà e trovare la consapevolezza di sé e del mondo.

L’ultima parola chiave è “libertà”. Qui l’autore prende spunto dai famosi versi del I Canto del Purgatorio, “Libertà va cercando…” per affermare che la vera libertà è quella morale, una libertà che va conquistata con fatica. Il testo – spiega ancora – vuole portare la scienza teologica oltre l’ambito puramente accademico. La scrittura, pur trattandosi di tematiche complesse, rimane molto fluida”.

“Al di qua del bene e del male” / Intervento di don Rocca

Assessore Vecchio, Di Maggio, don Rocca, prof Vecchio
Da sx: l’assessore Maria Assunta Vecchio, Antonella Di Maggio, don Vittorio Rocca, Giovanni Vecchio

Prende poi la parola don Rocca: “La Coscienza Morale è la nostra bussola interna che discerne il bene dal male. In essa non c’è posto per l’indifferenza, che è più pericolosa della violenza. Ci si trasforma infatti in complici passivi. Nel 2013 Papa Francesco a Lampedusa ci insegna i due grandi mali che definisce “La globalizzazione dell’indifferenza e l’anestesia della coscienza”.
Alla domanda di Motta, se la morale stia crollando, risponde di no, argomentando: “Sta crollando solo un certo modo di intenderla. La crisi non viene per distruggerla. Le nostre ferite ci rendono esseri speciali e dobbiamo trasformarle in risorse, in “feritoie di luce”.

In un altro capitolo don Rocca scrive: “La coscienza non è da ridurre a mero organo di applicazione della norma, ma è il sacrario dell’uomo, lo spazio dove attivamente la persona decide il bene da compiere”.
La docente commenta così: “Sembra qui che lo spazio della coscienza coincida con quello del cuore, di cui abbiamo parlato. Cos’è lo spazio del cuore?”

Cos’è lo spazio del cuore?

Don Rocca risponde: “E’ qualcosa che dice tutto di noi stessi. Nella Bibbia non si trova la parola “coscienza, ma cuore. Un cuore puro coincide con una coscienza retta. Il cuore è la bussola che orienta, ma possiamo perdere la strada e fare i conti con il peccato, che rappresenta la chiusura in un io- narcisista. Per questo abbiamo bisogno della Chiesa che è Madre.  Occorre fare discernimento spirituale; conoscersi, ascoltare la Parola di Dio; vivere la vita come una continua ricerca. Dobbiamo affinare questa capacità guardando all’essenziale come il Piccolo Principe”.

Riguardo al tema del Viaggio dice: “Bisogna stare dentro il viaggio. La vita non è un libro già scritto. Bisogna guardare con occhi benevoli alle cose intorno a noi”.
Per quanto riguarda la “Libertà” afferma: “E’ difficile definire cosa è la libertà, cosa è il libero arbitrio. Non c’è libertà senza responsabilità, altrimenti diventa libertinaggio ed il più forte decide cosa fare”.

In merito a cosa significhi “amorizzare il mondo” risponde: “Siamo in questa vita per conoscere noi stessi, ma se ciò non diventa frutto di amore, a che serve? I frutti sono: pace, amore, armonia. La coscienza è “il baluardo della nostra umanità”.

Rapporto tra coscienza e Intelligenza ArtificialePresentazione libro di don Vittorio Rocca

Alcuni capitoli del Saggio di don Rocca sono dedicati al rapporto tra coscienza e Intelligenza Artificiale. A tal proposito egli dice: “L’Intelligenza artificiale è qualcosa di bellissimo, non dobbiamo avere paura, ma neanche euforia eccessiva. Anche la tecnologia, credo sia un dono di Dio di cui essere grati. Pensiamo all’utilizzo nel mondo della sanità. Ma dobbiamo però ricordare che si tratta solo di strumenti. Il pericolo maggiore è per i ragazzi che sono sempre più isolati. Si deve pensare che stiamo parlando solo con uno strumento e non con una persona reale. L’IA è apatica, non ama, non è come noi, è una macchina”.  

Concludendo l’incontro, don Orazio Tornabene mette in evidenza: “La coscienza è un luogo profondo, dove operiamo le nostre scelte. Per aiutarci a discernere dobbiamo costantemente tornare e ritornare alla Parola di Dio”. “La coscienza porta a creare una nuova via”.

Don Vittorio Rocca

Vittorio Rocca è presbitero della diocesi di Acireale, docente di teologia morale presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania; parroco; segretario del Consiglio Presbiterale Diocesano; referente per la formazione permanente del clero; componente della Commissione Presbiterale Siciliana e Italiana; componente del Servizio Diocesano Tutela Minori; referente del Cammino sinodale diocesano. Ha partecipato a numerosi convegni con relazioni e guidato molteplici corsi su tematiche di teologia morale, spiritualità e pastorale. Ha pubblicato diversi testi e molteplici articoli su opere collettive, riviste, dizionari.

A conclusione della serie di incontri, viene dato appuntamento a venerdì 29 maggio. In tale occasione il prof. Giuseppe Ettore tratterà l’importante tema dell’endometriosi.

                                                            Adele Maugeri