Libri / Presentato “Ada e Incubus” di Cristina Torrisi, ovvero morte di un amore

Tra gli eventi umani può capitare di imbattersi nella morte di un amore. E chiedersi come e perché questo può avvenire. Tempo fa ho letto un volumetto di Alessandro D’Avena: “Ogni storia è una storia d’amore”. Si parla dell’amore come di un “viaggio”  che l’autore pensa di dividere in dieci tappe che definisce “soste”.

Cito soltanto i titoli della sesta e della settima “sosta”: “il disamore” e “la caduta”. Questo potrebbe anche significare che nella storia di un amore, nel viaggio dell’amore, si può incappare nel disamore. E si può anche inciampare e cadere.

Cristina Torrisi, giornalista e scrittrice acese, negli anni della sua attività ha già pubblicato nove romanzi. L’ultima sua creazione porta il titolo “Ada e Incubus”, seguito dal sottotitolo “Rivelazioni di una notte”.
Sabato 11 giugno scorso, presso l’Associazione “Nuova Galatea” di Acireale, Cristina ha riproposto il suo lavoro coinvolgendo un attento pubblico.Ada e Incubus

Ada e Incubus, morte di un amore

L’autrice non si è fermata al semplice racconto di una storia. Ha cercato, soprattutto, di leggere i tormenti interiori di una donna tradita nell’amore. Perciò la sequenza di pagine di un diario di Ada.
La semplice conoscenza diretta di una persona, pur se ricca di particolari, può mantenere dei limiti. Può fermarsi a cogliere soltanto i tratti esteriori. Il diario, invece, è la lettura dell’anima. Penetra nei segreti nascosti di un animo che vive il proprio dramma esistenziale. Ci  troviamo  dinanzi a un diario che espone la drammatica convivenza di Ada e Incubus con tutta la forza di un’amara realtà vissuta.

La vicenda trova la sua ambientazione nel misterioso Castello di Bran che ripete la leggendaria fortezza del Conte Dracula voluta nel ‘300 da Ludovico d’Angiò. La scenografia aiuta a capire che Ada sta vivendo un momento di prostrazione e di angoscia. La nostra protagonista sente come ineluttabile la morte dell’amore. Tra i meandri di un castello dell’orrore, Ada rilegge le struggenti pagine del suo diario che la riportano alla cruda e amara realtà vissuta accanto a Incubus.

Secondo la mia personale chiave di lettura del romanzo, il segreto dell’autrice è quello di trovare il modo di bloccare il tormento dei giorni della paura. Arriva il momento in cui la realtà vissuta va a scontrarsi con imprevedibili sogni. E qui, la lotta tra diario e sogno riempie la trama del racconto. E l’energia del sogno dovrà vincere ogni realtà amara per riuscire a dare il via a una nuova realtà.

Col matrimonio si diventa “uno” pur mantenendo due diverse identità

Durante l’analisi dello scorrere della vicenda, sono venuti fuori degli interrogativi sulle cause che determinano la morte di un amore. Per onore di cronaca, citiamo le statistiche ufficiali che affermano la celebrazione di poco più di 179.000 matrimoni (religiosi e civili) nell’anno 2021. Nello stesso anno sono state dichiarate quasi 89.000 separazioni: esattamente il 48%.presentazione Cristina Torrisi

Il matrimonio da sempre è stato definito un “legame”. Un uomo e una donna si legano insieme e diventano “uno”. Ho pensato bene di rilevare che quel “diventare uno” non elimina affatto la consistente presenza di due persone che mantengono sempre la propria personale identità. La propria personale “statura”. Uso un’azzardata analogia – non profanando affatto l’essenza di Dio – quando affermo che due coniugi diventano “uno” pur rimanendo sempre due persone. E ripetendo quella eterna “unità” di “un” solo Dio in cui coesistono tre Persone. In fondo, siamo fatti a.. sua immagine e somiglianza.

Il “legame”, quindi, è un abbraccio tra due “libertà”. Perché esiste una enorme differenza  tra amore “dipendenza” e amore “libertà. Non credo che possa dire di amare il suo canarino chi tiene chiuso – a vita – in quaranta centimetri quadrati di gabbia un volatile che non può più volare.

La dote indispensabile da portare al matrimonio

E’ tanto importante capire i termini e i parametri di un amore in due. Mi è capitato, personalmente, di preparare dei coniugi al matrimonio. Esisteva un questionario da compilare che sapeva di protocollo. Dopo quella formalità chiedevo a bruciapelo al futuro coniuge che dote portava al matrimonio.
Tra l’incerto e il confuso che, secondo la tradizione,  assegnava alla futura moglie la responsabilità della “dote”,  arrivava la mia proposta della prima dote indispensabile da portare al matrimonio: la voglia di far felice l’altra persona. Asserendo che sarebbe ben presto sopraggiunta la propria felicità. Perché la più grande felicità è quella di rendere felice un’altra persona.

Tornando alla tormentata vicenda del romanzo, direi che la personificazione di realtà e sogno, l’incontro-scontro  tra  i  due  elementi  viene materializzato nel dialogo-confronto tra Ada e Incubus. Ad esso seguirà il sogno-realtà risolutore.

Pagine che si leggono d’un fiato quelle di Cristina Torrisi. Pagine che parlano di vita. E la vita è la continua riscoperta da porre al centro di ogni esistenza. Soprattutto quella di due persone che scelgono di amarsi. La scrittura di Cristina, scandagliando profondità esistenziali, torna a farci crescere.

 Nino Leotta

 

 

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