Libri / Uscirà il 15 gennaio “Leila della tempesta – Un’avventura di dialogo tra le culture” di Ignazio De Francesco

Il 15 gennaio prossimo arriverà nelle librerie Leila delle tempesta – Un’avventura di dialogo tra le culture di Ignazio De Francesco, un monaco che da anni si occupa di dialogo con i detenuti musulmani, in uno dei più grandi carceri italiani. Il libro, che reca la presentazione di Piero Stefani e le postfazioni di Paolo Branca e Valerio Onida, è edito da Zikkaron, nella collana Altrimondi, con il sostegno dell’Unedi (Ufficio nazionale ecumenismo e dialogo interreligioso della Cei).  Zikkaron è la neonata casa editrice della Piccola Famiglia dell’Annunziata, la comunità fondata da Giuseppe Dossetti con base a Monte Sole, sui luoghi della strage di Marzabotto.

 Leila della tempesta – si afferma nella nota stampa che annuncia l’uscita del libro – è un dialogo sulla cittadinanza, l’emigrazione, la religione, il rapporto uomo-donna, la violenza in nome di Dio e la mistica del cuore, che mette al centro una giovane tunisina di nome Leila, personaggio reale, giunta in Italia attraverso il mare e finita in carcere per commercio di stupefacenti. Intorno a lei si muove un coro di persone della stessa provenienza geografica, culturale e religiosa, che si confrontano su questi temi con un monaco cristiano che parla nella loro lingua e li stimola a riflettere sulle loro tradizioni e sull’incontro tra esse e quel testo fondativo della vita in Italia che è la Costituzione repubblicana. Un dialogo serrato nel quale si intrecciano molti “temi alti” trattati però in modo accessibile a ogni genere di lettore. Di “Leila della tempesta” sono state già realizzate numerose letture sceniche, anche per gruppi giovanili mentre Alessandro Berti ne ha realizzato una completa versione teatrale, da rappresentare in teatri, scuole, case circondariali.

Nella sua presentazione Piero Stefani, tra l’altro, afferma: «Il volto dell’Altro; andare incontro all’altro; conoscere l’altro; dialogare con l’altro. Quante volte abbiamo sentito ripetere simili inviti. Ormai sono frasi diventate quotidiani modi di dire più che di agire. Il fatto che stentino ad avere ricadute pratiche fa insorgere il sospetto che il discorso sia meno convincente di quanto non appaia a prima vista. Per scoprirlo occorre mutare prospettiva. Leila della tempesta ci aiuta a farlo».

Paolo Branca, nella sua postfazione, sottolinea: «In queste pagine si parla di Dio. Inevitabilmente. Una giovane donna musulmana detenuta e un frate… di che altro potrebbero parlare? Ma non si tratta dell’Essere supremo che pensa a se stesso pensante o roba del genere: è l’abbinamento inscindibile Dio/prossimo il vero protagonista della storia».

Nella postfazione di Valerio Onida si legge: «Dialoghi di umanità in carcere: così si potrebbe definire sinteticamente il contenuto, straordinariamente ricco e coinvolgente, di questo testo … C’è un altro «protagonista» che compare in questi dialoghi: la Costituzione! … Come può un testo «laico», incardinato nella cultura di paesi di tradizione cristiana dire qualcosa che parla anche ai fedeli di altre tradizioni religiose?».

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