Mariano Indelicato / Il suicidio: tra vita e morte

Riportiamo il parere dell’esperto Mariano indelicato sul tema delicato del suicidio: un atto estremo quello del togliersi la vita cui la letteratura si è spesso dedicata.

Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia.(Albert Camus)

Il sottile ed indissolubile filo che lega la vita alla morte crea una forte criticità alla lettura, all’interpretazione dell’atto suicidario. Questo poiché la prima in apparenza non prevede la seconda, mentre quest’ultima non può avverarsi senza la prima. Ogni essere umano si augura di vivere il più a lungo possibile e allontana la morte con tutti i mezzi che possiede. Non è un caso che spesso sentiamo la frase è “attaccato alla vita” o, ancora, “il suo forte spirito vitale lo salverà”.

Sono affermazioni di questo tenore che rendono di difficile interpretazione “il togliersi la vita” insito nel suicidio. È così difficoltoso il concepire il suicidio che Virgilio, nel tentativo di trovare una collocazione ai suicidi, nel VI libro dell’Eneide li mette nei campi lugentes (campi del pianto) accanto a chi è più meritevole della pietà ovvero ai bambini, a coloro che sono stati ingiustamente giustiziati, agli infelici che sono morti per amore come Didone regina di Cartagine.

Mariano Indelicato / Il suicidio: tra vita e morte

L’infelicità, la debolezza, la patologia psichica sono le categorie che comunemente vengono associate alle vittime di suicidio. Eppure la vita si svolge in un tempo finito che ha un inizio e una fine. Mentre la morte ci proietta in un tempo senza tempo rappresentato dall’eternità e dalla rigenerazione al di là, e indipendentemente delle concezioni di tipo religioso. A tal proposito, Hillman sostiene che il suicidio non è soltanto una via per uscire dalla vita, ma anche una via di ingresso nella morte. Nel tentativo, per l’anima, di trovare una rigenerazione. Tale definizione da uno scopo all’atto suicidario che non è un evento subito ma, semmai, programmato con un preciso obiettivo.

Il suicidio nella letteratura

In letteratura troviamo due fulgidi esempi in Werther di Goethe e in Jacopo Ortis di Foscolo: ambedue si suicidano per legare per sempre, in eterno le loro amate impossibilitate a ricambiare perché già sposate con altri uomini. Ambedue offrono, in apparenza, la loro vita per tentare di trasportare il legame all’interno di un tempo indefinito come l’eternità. La morte, infatti, rende eterno l’amore. Sartre in proposito scrive: “Essendo morta la sua vita, solo la memoria dell’altro può impedire che si avvizzisca tagliando tutti i suoi ormeggi col presente. La caratteristica di una vita morta è di essere una vita di cui l’altro diventa il guardiano”.

Galimberti analizzando l’angoscia di morte, sostiene che quest’ultima “non riguarda propriamente la morte, ma la perdita degli amori di cui si è nutrita la sua vita. Proprio perché la morte è così incatenata, intrecciata e inanellata all’amore, questo non si estingue con la morte della persona amata”. La morte, semmai, rinnova il legame in quanto lo rende trasmissibile come afferma E. Severino “La presenza è sempre, e non coincide con l’apparire e lo sparire”.

Al contrario, essa, essendo un tempo indefinito rispetto alla vita, permettendo la trasmissibilità e l’eredità, rende il legame eterno. Galimberti, addirittura, arriva a sostenere che “Non è la morte a estinguere l’amore, ma la nostra rimozione che vuol dimenticare tutto ciò che quell’amore in noi ha generato, affidandosi a quel malfamato luogo comune, secondo il quale il tempo porta rimedio. Nel tempo c’è solo infedeltà. Solo nell’amore c’è eternità”. Inoltre, il suicidio richiama un tema sacrale quanto mai importante sul piano mitico e sacrale: offrire la vita.

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Mariano Indelicato / Suicidio: offrire la propria vita per amore

Offrire la propria vita per amore, per gli altri, è un legarsi per sempre, per l’eternità. Gesù, con la morte in croce, offre la sua vita per tutti gli uomini stabilendo un legame che non può essere rotto. Per i cristiani, la morte di Gesù viene considerata un gesto d’immenso amore. I vangeli raccontano che, durante la passione, la domanda e lo sberleffo più frequente per Gesù era “se sei veramente figlio di Dio, salva te stesso”. Ma proprio perché era figlio di Dio offriva la sua vita per stabilire un legame eterno con gli uomini.

Molti nel corso della storia hanno offerto la loro vita per la patria, per salvare un amico, per inseguire i propri ideali. I fondamentalisti islamici offrono la loro vita per la vittoria di Allah sugli infedeli diventando una potente arma. Eppure “offrire la vita” non assume lo stesso significato rispetto alle modalità con cui questa offerta viene portata avanti, a seconda se si è uccisi o ci si uccide. Nel primo caso si diventa eroi e meritevoli del paradiso: Ettore sfida l’invincibile Achille nel tentativo di salvare la propria patria. Nel secondo, come accennato, si finisce tra gli sfortunati, tra coloro meritevoli al massimo di pietà.

Mariano Indelicato / Suicidio: offrire la vita?

“Offrire la vita”, inoltre, contiene molte analogie con il gesto della madre che dà la vita. Si tratta, comunque, di un “dare”: la mamma dà la vita a un nuovo essere; chi offre la vita dà la propria vita. In sostanza si tratta di donare la vita che sia all’atto della nascita sia nella morte tende ad un legame eterno. L’azione del donare tende al legame incondizionato e si fonda sulla fiducia e la speranza di poter essere contraccambiati. Ma il dono può anche avere le caratteristiche di perversione quando viene usato in maniera strumentale. Sta nelle differenti modalità di utilizzo del dono che possiamo distinguere anche le differenti modalità con cui si offre la vita.

Essa può essere offerta in maniera gratuita, nella speranza e nella fiducia di poter essere ricambiati, o, al contrario, cercando di ottenere uno scopo. Nel suicidio è insito uno scopo e, quindi, il dono assume caratteristiche di perversione. Goethe descrive in maniera inequivocabile lo scopo di Werther che chiede le pistole con cui poi si ucciderà al marito di Nole e quest’ultima li consegna con mani tremolanti all’ambasciatore del suo spasimante. Nelle mani tremolanti sta la comprensione dello scopo dell’offerta di Werther mi uccido per poterti legare a me nell’eternità.

Suicidio / Tentativo di rigenerarsi

Il suicidio, infatti, è il prodotto e produce a seconda degli scopi effetti diversi:

  1. Quelli dell’onta e della vergogna in cui esso viene tenuto sotto silenzio e nascosto;
  2. Quelli dell’inefficacia in cui il suicidio alimenta l’odio generazionale: tipico è quello raccontato da Omero di Epicasta, madre di Edipo, che resasi conto dell’incesto commesso si suicida lasciando Edipo nel rimorso;
  3. Quelli della redenzione in cui il nome del “morto suicida è salvaguardato e onorato;
  4. Quelli per vendetta. È la forma di suicidio che tende a colpire la persona che ha fatto soffrire in vita. Si vuole instillare in questa persona il rimorso e la colpa nel tentativo di impadronirsi per sempre dei sentimenti dell’altra o dell’altro;
  5. Quelli della liberazione. Viene messo in atto per liberarsi da una sofferenza di carattere fisico o psicologico come nel caso delle forme depressive gravi.

Il tema comune che tiene legate le suddette forme di suicidio è il tentativo di rigenerarsi oscillando tra l’affermazione di sé e mettere riparo ad una ferita narcisistica inaccettabile per l’individuo. D’altronde come sosteneva Nietzsche: “Il pensiero del suicidio è un energico mezzo di conforto: con esso si arriva a capo di molte cattive notti”.mariano indelicato

Mariano Indelicato*

Psicologo Psicoterapeuta; Docente a.c. Psicometria delle Neuroscienze Cognitive Università degli Studi di Messina

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