Pira / Comunicare la sostenibilità nell’era della globalizzazione

Riportiamo le considerazioni del Prof Francesco Pira sul comunicare la delicata tematica della sostenibilità all’interno del contesto dell’era della globalizzazione.

Gli effetti della globalizzazione si fanno sempre più presenti nella società digitalizzata. Ormai si stanno realizzando delle interdipendenze sempre più forti, interconnessioni più estese come effetto delle dinamiche indotte dai processi di globalizzazione (economica, tecnologica, politica). Mentre la disintermediazione in atto stimola la crescita di spinte individualistiche sempre più marcate non canalizzate dalle politiche di governo, spesso inadeguate rispetto alle sfide che la globalizzazione genera.

Così come sosteneva il grande sociologo Zygmunt Bauman: “Nella nostra società liquido-moderna, l’industria dello sgombero/sostituzione/smaltimento/evacuazione è una delle poche attività commerciali a cui è garantita una crescita continua e che è immune dalle stranezze dei mercati di consumo. L’eccesso e lo spreco sono i più fedeli, anzi, gli inseparabili compagni di viaggio dell’economia consumistica, destinati a restare uniti finché la morte (di entrambi) non li separi”.

Prof Pira / L’era della globalizzazione

Siamo iper-consumatori con grandi aspettative di qualità della vita avviluppati nella compulsione al consumo e cecità nel non vedere come gli scarti generati dalla società dei consumi abbassino la qualità della vita di tutti. L’urbanizzazione e lo sviluppo economico degli anni sessanta, le prime crisi ambientali degli anni settanta. Ancore le forti e in alcuni casi violente contrapposizioni politiche di quegli anni, rappresentano il terreno nel quale crescono le prime istanze ambientaliste. Queste trovano sistematizzazione nella nascita di associazioni volontarie su base transnazionale per cercare di mobilitare sui temi della salvaguardia ambientale.

Non solo, il cambiamento stesso del linguaggio comunicativo, la pervasività dei mezzi di comunicazione. Ancora la trasformazione degli individui da consumatori a iperconsumatori, ha trasformato anche il modo in cui si fa divulgazione scientifica. La ricerca di un linguaggio sempre più veloce, il bisogno a fini commerciali/pubblicitari di catalizzare l’attenzione del pubblico, ha modificato il modo di costruire la comunicazione ambientale e sociale.

Pira / Comunicare la sostenibilità nell’era della globalizzazione

Secondo il Climate Change del 2021 la maggioranza degli italiani (86%) è favorevole alla trasformazione della nostra economia in una direzione sostenibile e green. All’interno di questa ampia quota di persone il 47% ritiene giusta la transizione, ma è preoccupato per le difficoltà di attuazione in molti settori produttivi. Mentre il 39% è un assertore convinto della necessità della metamorfosi sostenibile in tutti i segmenti produttivi. Solo il 10% giudica pericolosa la spinta green e pensa che potrebbe mettere a rischio molte imprese. Nonostante la preoccupazione per il lavoro, la maggioranza degli italiani è orientata a una forte spinta green del nostro modello produttivo.

Il 63% ritiene sbagliato lasciare che un’azienda sia libera di inquinare, pur di difendere i posti di lavoro. L’evoluzione della coscienza ecologica del nostro Paese è ormai un tratto consolidato e coinvolge tutti gli elettorati, con differenze sempre meno marcate tra destra e sinistra. Il processo di presa di coscienza sul clima coinvolge le persone in prima persona. Infatti l’acquisto di prodotti green è percepito dal 52% degli italiani come un impegno diretto, di ogni individuo, per fare qualcosa di concreto per il pianeta e per le future generazioni.

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Sostenibilità / Cosa pensano gli italiani?

L’Osservatorio sulla sostenibilità realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni riporta ulteriori dati. Il 73,9% degli intervistati per non inquinare non è disposto a percorrere soluzioni che facciano aumentare i prezzi di energia, beni e servizi. Con il taglio del potere d’acquisto a causa dell’inflazione o la decrescita economica in cambio del ‘green’. Inoltre, il 44% degli italiani è contrario a pratiche all’insegna della sostenibilità che determinino ulteriori iniquità sociali. Molti dubbi sulla sostenibilità: il 74,6% degli italiani ritiene che ci sia troppa confusione sui temi del riscaldamento globale e della sostenibilità. Concetto conosciuto a fondo solo dal 26,2% del campione.

Pira / Sostenibilità e globalizzazione: gli effetti della guerra

Un articolo de La Repubblica ha evidenziato la corsa all’uso di combustibili fossili determinata dall’aggressione russa all’Ucraina. È il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, a riportare l’attenzione sui danni che la guerra potrà fare all’ambiente. Per non parlare della minaccia che il conflitto rappresenta per gli obiettivi climatici globali. Il segretario generale dell’Onu ha osservato che l’invasione dell’Ucraina ha visto un rapido aumento dei prezzi del carbone, del petrolio e del gas mentre i Paesi si affrettano a sostituire le fonti russe. Avverte che queste misure a breve termine potrebbero “chiudere la finestra” sugli obiettivi climatici di Parigi.

I Paesi che si affannano a sostituire le forniture russe di energia con qualsiasi alternativa disponibile portano verso l’autodistruzione attraverso il cambiamento climatico. Inoltre uccidono le speranze di mantenere il riscaldamento globale sotto livelli pericolosi. Guterres ha anche chiesto ai Paesi, compresa la Cina, di eliminare completamente il carbone entro il 2040. Di conseguenza anche il conflitto russo-ucraino ha un impatto sulle politiche ambientali e sullo sviluppo sostenibile. In Italia diverse indagini, come quella del ricercatore Enzo Risso, dimostrano come la popolazione nutra diversi timori sull’arretramento delle politiche ambientali o sia preoccupata di ulteriori disastri anche di tipo nucleari.

Pira / Comunicare la sostenibilità nell’era della globalizzazione

L’impegno di Papa Francesco nei confronti dell’ambiente è sempre stato evidente, basti pensare all’Enciclica “Laudato Si e alle tante iniziative a cui ha preso parte. Il Pontefice, nel mese di febbraio, ha rilasciato a Fabio Fazio, durante la puntata di Che tempo che fa, un’intervista in cui ha sottolineato l’importanza dello sviluppo sostenibile. Per Papa Francesco è “criminale buttare la plastica in mare. Uccide la biodiversità, uccide la terra, uccide tutto. Prendersi cura del creato è la nostra vocazione. Tutti dovremmo prenderci carico anche della Madre Terra. Dobbiamo tutelare la biodiversità”.

Il cammino da percorrere è ancora abbastanza difficile, perché gli effetti della globalizzazione sono piuttosto marcati. Tutti abbiamo il dovere di promuovere l’importanza dello sviluppo sostenibile e delle energie rinnovabili. Bisogna puntare a nuove campagne informative per sensibilizzare tutti gli attori della società, abbracciando l’invito di Papa Francesco: “Si ascolti il grido della Terra e si lanci un nuovo umanesimo che ispiri nuove coscienze ecologiche nuove economie” e si fermi l’individualismo.

Francesco PiraFrancesco Pira Nuove paure quanto è importante la fiducia

Delegato del Rettore alla Comunicazione all’Università di Messina, dove insegna comunicazione e giornalismo ed è coordinatore didattico del master in social media manager del Dipartimento di Civiltà antiche e moderne. 

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