Quotidiano / In Sicilia si può nuotare da mari a monti. La quiete apparente del giorno dopo

Mercoledì 21 ottobre da dimenticare per gli abitanti della costa jonica siciliana e non solo. Mentre dal cielo scendevamal tempo una quantità impressionante di acqua audaci e spiritosi postavano su Facebook e sui canali social più in voga foto drammatiche di quanto stava accadendo. Alcune di queste sono riuscite a strappare anche qualche risata (le proponiamo in un fotomontaggio qui accanto). Strade invase da fiumi d’acqua, voragini e cedimenti, frane, macchine bloccate, città paralizzate, aeroporto chiuso. E poi c’è il video irriverente dell’acese Vincenzo Profeta che, nella sola giornata di ieri, ha raggiunto 1 milione e mezzo di visualizzazioni. Come titolo lui ha scelto “In Sicilia a volte per nuotare non serve il mare”. Noi preferiamo dire che “In Sicilia si può nuotare da mari a monti”. Nei vari centri colpiti tecnici comunali e protezione civile stanno compiendo le opportune verifiche di scuole e strade. Ad Acireale destano preoccupazione una parte del costone della Timpa, interessata ieri da una frana a causa della canalizzazione delle acque, i torrenti Platani e Peschiera, entrambi esondati, infine, la zona del Belfrontizio, soggetta a diversi allagamenti (i cittadini possono inoltrare ulteriori segnalazione alla Protezione civile al numero 095895616). Siamo sempre alle solite. Prima il disastro e poi la conta dei danni. Quanto tempo passerà ancora perché la prevenzione del territorio sia al primo rigo delle agende delle amministrazioni? Qualcosa si fa, ma è poco, e comunque sempre nell’ottica dell’emergenza. Proprio nei giorni scorsi è caduto il sesto anniversario dell’alluvione di Giampilieri e Scaletta Zanclea, che ha provocato la morte di 31 persone, più 6 dispersi mai ritrovati. Nel Messinese, come in molte parti di’Italia, ci sono ancora comunità ferite. Siamo una terra fragile, troppo fragile. Il clima non sembra darci una mano. Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si’” non usa mezzi termini: “Questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi” (n°24). È ora di svegliarci. Bisogna che la cura del suolo diventi prioritaria”. Proprio quest’ultimo riferimento ci introduce anche al tema della Giornata del Ringraziamento 2015, che le Nazioni Unite hanno dichiarato Anno Internazionale del Suolo.

Domenico Strano

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