Raddusa / All’interno della struttura Siproimi un’officina del riciclo per favorire l’integrazione

Attraverso le donazioni di prodotti ed oggetti effettuate da privati cittadini e l’attività di sensibilizzazione e recupero svolta a Raddusa, dove la Cooperativa “San Francesco” gestisce i SIPROIMI, da lunedì 4 maggio è stata lanciata  l’iniziativa di raccolta dell’usato Officine del riciclo per comunità solidali” che, con il motto “riciclo, ma non rifiuto”, ha lo scopo di sensibilizzare e coinvolgere i raddusani a una riduzione dello spreco di beni ritenuti non più utili, tramite il loro recupero e un loro nuovo riutilizzo. Infatti, col recupero di questi beni usati e, dove necessario, di una loro sistemazione si darà la possibilità ai cittadini anche di “barattare” oggetti ancora in buone condizioni, con il risultato di risparmiare, di contribuire a ridurre la produzione di rifiuti.
L’idea laboratoriale che rientra nell’ambito del progetto “SIPROIMI VIZZINI ORDINARI” è quella di impiantare una “Officina del Riciclo” all’interno della struttura SIPROIMI di Raddusa, in via Regina Margherita 72, al fine di creare un incontro tra popolazione locale, sensibilizzare il territorio e gli ospiti ai temi dell’integrazione e del riciclo, diffondere la cultura dell’educazione ambientale e formare i migranti della struttura anche insegnando l’arte degli antichi mestieri: l’idea è quella di creare uno spazio attrezzato e assistito, aperto alla cittadinanza, dove i materiali -che vengono recepiti all’interno di uno spazio dedicato all’interno della struttura di Raddusa- possano poi essere sistemati o possano trovare nuova vita ed essere trasformati in altro.
Un vecchio mobile da sistemare o un oggetto da reinventare, diventano quindi lo stimolo per momenti di incontro e di lavoro congiunto, che possono offrire ampie occasioni di socialità e di condivisione per liberare la creatività, sperimentando nuove tecniche operative.
ll laboratorio avrà la durata di 4 mesi (da maggio a settembre 2020) con un incontro settimanale di 5 ore, per un totale complessivo di 20 incontri che si svolgeranno dentro la struttura SIPROIMI di Raddusa, in via Regina Margherita 72, che sarà aperta alla popolazione locale.
Il Laboratorio è affidato a un ente esterno esperiente in materia e che, sotto l’attenta guida di un tutor esperto (Massimo Nicolaci), fornirà il materiale necessario per riparare, trasformare, creare e costruire (trapani, martelli, righelli, seghetti, chiodi, colori, forbici, etc…).
L’intero progetto laboratoriale sarà preceduto da alcuni incontri teorici sulle modalità di utllizzo dei materiali utili per lo svolgimento dei differenti lavori, il cui primo giorno è stato lunedì 4 maggio con il tutor e gli ospiti che sono i principali protagonisti del progetto di riciclo che coinvolgerà la popolazione locale.
“Per una maggiore sensibilizzazione spiega Gaetana Pagana, responsabile del Siproimi di Raddusa (Vizzini ordinari) – i materiali prodotti potranno essere oggetto di baratto, in occasione di due giornate dedicate al “baratto”. Inoltre abbiamo previsto di organizzare ed allestire una mostra espositiva dei prodotti che hanno ripreso vita o riciclati che abbiamo pensato di proporre in occasione di eventi particolari, come la rinomata Festa del Grano di Raddusa. A tal proposito informeremo la cittadinanza anche con i social, volantinaggi e, perché no, anche con il classico passaparola. Al progetto laboratoriale aderiranno pure alcune associazioni presenti sul territorio che non sono nuove a questo genere di collaborazione con noi”.
Ad esprimere la propria soddisfazione per l’iniziativa è il consigliere comunale Carmela Pagana, già vice sindaco e assessore di Raddusa, la quale dichiara: ”Con questo progetto i ragazzi del Siproimi potranno mettere in campo le loro qualità manuali e farsi conoscere e, quindi, integrarsi con la comunità di Raddusa che in questo anni ha dimostrato il suo grande senso di ‘accoglienza’. Questo progetto si inserisce benissimo in questo tempo di privazioni. Tutti abbiamo dato valore alle cose semplici. Scopriamo la ricchezza che abbiamo in casa e ridiamo vita ad oggetti dismessi”.

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