Randazzo / Ricordata a scuola la tragedia del piroscafo “Oria” affondato con oltre 4000 soldati italiani

Abbiamo ricevuto la seguente nota, che pubblichiamo integralmente.

Il 12 febbraio ricorre il 76° anniversario del naufragio del piroscafo Oria,  una delle maggiori tragedie della seconda guerra mondiale e della storia della marina, nella quale persero la vita oltre 4000 soldati italiani.    Il Piroscafo Oria, partito il giorno prima da Rodi, scortato dalle torpediniere TA16, TA17, TA19, si schiantò il 12 febbraio 1944  su uno scoglio nei pressi di Capo Sounion, 25 miglia a sud di Atene, a causa di una bufera mentre  trasportava in condizioni disumane circa 4200 internati militari italiani che nonostante minacce e maltrattamenti si erano rifiutati di collaborare col regime nazifascista a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943.    Dei 4200 prigionieri  si salvarono non più di trenta. Tutti gli altri furono dati per dispersi e con ogni probabilità perirono al momento, trovando sommaria sepoltura sulla costa o addirittura rimanendo sul fondo del mare.  

Il comandante norvegese Rasmussen non era d’accordo ad intraprendere la navigazione, sia per le pessime condizioni meteorologiche ma anche perché era arrivata la notizia che pochi giorni prima, a Creta, nella baia di Suda, un altro piroscafo, il Petrella, era stato silurato dal sommergibile britannico HMS Sportsman, causando oltre 2500 morti fra i  militari italiani che stava trasportando.             Il fatto, per quanto documentato negli archivi civili e militari, e pur essendo forse il maggiore naufragio del Mediterraneo, non ebbe mai pubblica evidenza.  Le Famiglie non furono mai informate con precisione, restando all’oscuro di luoghi e circostanze, lo stato italiano aveva dato una sola e lapidaria risposta sulla sorte dei loro cari “dispersi”.  La svolta arriva con la scoperta del relitto, risultato di laboriose ricerche subacquee  condotte per anni da Aristotelis  Zervoudis e dal ritrovamento della lista degli imbarcati, per la tenacia della signora  Barbara Antonini , il cui nonno era scomparso nel naufragio. Trascorreranno ben settant’anni prima che i caduti dell’Oria ricevano, benché fuori dai confini nazionali, l’onore della memoria collettiva: grazie all’impegno dei famigliari, del Comune di Saronikos (Grecia) e ad una donazione privata, il 9 febbraio 2014 viene inaugurato un monumento commemorativo sulle sponde dell’Egeo.    Domenica 9 febbraio per la cerimonia del 76° anniversario, organizzata dall’ambasciata italiana di Atene, nell’area prospiciente tra il monumento e il mare, sono stati piantati i primi dei ben 4100 alberi di quello che sarà il parco della memoria. L’iniziativa, promossa dal comune di Saronikos, ha coinvolto anche l’università di Atene e gli istituti scolastici della regione.                                                                                                    A bordo del piroscafo c’erano anche due randazzesi poco più che ventenni, il soldato Salvatore Fornito, zio di chi scrive, e il sottotenente Renato Vagliasindi, entrambi prestavano sevizio a Rodi rispettivamente nel 331° e nel 309° reggimento della divisione di fanteria Regina. Si saprà del loro tragico destino solo dopo la fine del conflitto, allorché si occuperà del caso un’apposita Commissione interministeriale. Il 2 giugno del 2014 sono entrambi insigniti della medaglia d’onore ai deportati nei lager nazisti, alla memoria, dalla presidenza del Consiglio con cerimonia di consegna presso la prefettura di Catania.

Dopo oltre settanta anni, i familiari, che ad oggi sono riuniti in una rete di  oltre 340 famiglie ,  ricostruito finalmente l’avvenimento, sono impegnati per restituire la memoria storica e umana della vicenda. Non è tardi per rendere loro memoria, per colmare lo strappo, il vuoto subito dalle famiglie nel corso di più di mezzo secolo di oblìo.
A questo proposito, quest’anno, nell’ambito del progetto legalità, per il “Giorno della memoria”, i familiari dei due militari hanno incontrato gli alunni delle classi terze della scuola secondaria di primo grado e della classe quinta della primaria dell’istituto comprensivo Edmondo De Amicis  di Randazzo. L’iniziativa promossa dall’associazione culturale Civitas nella persona del suo presidente il dott. Domenico Palermo, figlio a sua volta di un internato militare nei lager della Sassonia, ed accolta con grande interesse dal dirigente scolastico prof. Salvatore Malfitana, ha permesso di costituire una importante azione di ricostruzione della memoria storica verso le nuove generazioni, parlare con i ragazzi significa investire su di loro e guardare al futuro senza dimenticare la memoria. Grazie al pregevole impegno della prof.ssa Cinzia Bruno, docente di lettere e storia, coordinatrice del progetto, gli alunni, guidati dai loro insegnanti, hanno presentato i lavori preparati, frutto di una proficua attività di ricerca-studio che ha fatto conoscere loro i documenti che testimoniano la drammatica vicenda umana dei giovani deportati. Studio che ha generato una forte empatia, rendendoli consapevoli di profonde riflessioni sulla crudeltà degli eventi storici e sul valore del sacrificio di quegli eroi, esempio di valori autentici che, anziché piegarsi al volere nazista, compirono il loro dovere, senza mai tradire la Patria al quale avevano giurato fedeltà.  Ma per i circa 350 nomi di persone identificate tra i caduti e tra alcuni di coloro che sopravvissero, restano ancora migliaia di nomi: dispersi per la loro famiglia e dimenticati dalla Storia. La speranza di dare un volto e una storia a ciascun nome della lista passa attraverso tutte quelle iniziative che possano portare ad una sempre maggiore e incisiva conoscenza della vicenda.

Un’operazione di verità necessaria perché, come sostenne Alessandro Natta, che quarant’anni prima di diventare segretario del Pci fu prigioniero a bordo del piroscafo Oria nel viaggio effettuato quattro giorni prima del naufragio, “i primi veri resistenti furono questi internati militari, che rifiutarono di collaborare coi  nazisti preferendo la deportazione e in molti casi la morte”.     A conclusione della giornata, il dirigente scolastico, prof. Salvatore Malfitana, nel ribadire il ruolo della scuola nel coltivare la memoria contro il pericolo dell’indifferenza e dell’odio razziale ha pubblicamente manifestato la volontà di richiedere all’Amministrazione comunale, , l’intitolazione di uno spazio pubblico in memoria dei deportati e per tramandare il valore del loro sacrificio alle future generazioni.

                                                                          Vito Gullotto