Ricordi di guerra / Una Messa a Randazzo e un libro per le vittime del naufragio del piroscafo “Oria”

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campana piroscafo Oria

Domenica 12 febbraio 2023, in occasione del 79° anniversario del naufragio del piroscafo Oria, sarà celebrata una Santa Messa commemorativa, in suffragio dei militari  caduti e dispersi. La funzione, officiata da padre Roberto Maio, avrà luogo alle  ore 10, nella chiesa parrocchiale di San Martino in Randazzo (CT). Saranno partecipi i parenti dei caduti del comprensorio, le autorità civili e alcune associazioni combattentistiche d’arma dell’esercito e della marina.

79 anni fa, alle 18.45 del 12 febbraio 1944 la campana dell’Oria scandì i suoi ultimi rintocchi. In fondo all’Egeo si compiva il destino di 4095 giovani militari italiani prigionieri dei tedeschi, colpevoli solamente di aver tenuto fede al giuramento al Re e alla Patria. Alla fatidica data dell’8 settembre del 1943, in molti, certo, non avrebbero potuto immaginare le nefaste e drammatiche conseguenze di quell’armistizio. E anche delle sconsiderate azioni della Corona e del Governo italiano. Lutti e indicibili sofferenze avrebbero segnato per sempre migliaia di giovani militari e le loro famiglie.piroscafo Oria

Sino a poco tempo fa, l’inumana prigionia nei lager nazisti e il lavoro forzato erano stati eventi poco raccontati dai libri di storia e presto dimenticati se non ignorati dalle istituzioni dello Stato. Ancor più per le decine di migliaia di ragazzi periti in Egeo a causa dei terribili trasporti via mare. Su di loro era sin da subito calato l’oblio.

In quattromila morirono nel piroscafo Oria affondato

Morirono in quattromila in un solo giorno, il 12 febbraio 1944. Il piroscafo Oria, salpato da Rodi il giorno prima, che doveva portarli a destinazione nei campi di concentramento si inabissò in prossimità dell’isola di Patroklos a causa di una violenta tempesta. Nessuno ha mai indagato, tutto fu messo a tacere. Le famiglie non hanno mai saputo più niente. Solo il ritrovamento di una gavetta, rinvenuta alla fine degli anni ‘90 dal sub greco Aristotelis Zeorvudis, ha riaperto quello squarcio di storia.

una gavetta recuperata
Una gavetta recuperata

Solo una trentina di persone si salvarono. Gli uomini nella stiva morirono intrappolati; nessuna via di scampo. I boccaporti erano chiusi dall’esterno. I corpi dei militari, ormai liberati dalle stive a causa dello spezzarsi della nave, cominciarono a fuoruscire e vagare sul mare. Circa trecento giunsero a riva e furono raccolti in fosse comuni per opera di altri internati militari italiani, a loro volta forzosamente portati sul posto nei giorni successivi.

Moltissimi altri corpi rimasero nel relitto o si dispersero in mare, a volte, comparendo anche mesi dopo a chilometri di distanza. La parte più drammatica di questa tragedia, fu il fatto che la nave capovolta non affondò immediatamente. E prolungò così l’ansia di tutti i prigionieri che aspettavano di morire mentre l’aria andava diminuendo e le acque entravano nella stiva.
Negli anni successivi, dalle reti dei pescatori si scoprirono alcuni degli effetti personali dei soldati. Essi, nelle gavette, mentre aspettavano di morire, avevano inciso i loro nomi e gli ultimi messaggi alle loro famiglie.

Stele a Capo Sounion
Stele a Capo Sounion, prospiciente l’isola di Patroklos dove avvenne il naufragio dell’Oria

Un libro per ricordare le vittime dell’Oria

Dopo oltre settant’anni, i familiari, che ad oggi sono riuniti in una rete di oltre 400 famiglie, ricostruito finalmente l’avvenimento, sono impegnati per restituire la memoria storica e umana della vicenda. Non è tardi per rendere loro memoria, per colmare lo strappo, il vuoto subito dalle famiglie nel corso di più di mezzo secolo di oblio.

Nel tentativo di ricostruire la storia di questi giovani e sfortunati militari, Vito Gullotto, nipote di uno di questi militari, ha pubblicato il libro ”Per non dimenticare la storia degli internati militari italiani: Il naufragio del piroscafo Oria 12 febbraio 1944”.
Un doveroso omaggio per mantenere in vita il ricordo di persone care scomparse, un avvincente viaggio nella memoria, emozionante e commovente, per rivivere gli avvenimenti storici, i sentimenti e il dramma dei nostri coraggiosi eroi. Un abbraccio simbolico atteso per lungo tempo dalle famiglie.

V. G.

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