Quando il 26 settembre 1983 (ben 42 fa! Fugit irreparabile tempus) entrai in Seminario per iniziare il cammino di discernimento vocazionale e gli studi filosofici – teologici, una delle cose che mi colpì fu la presenza costante del vescovo, mons. Giuseppe Malandrino.
Egli abitava da solo in episcopio, per cui a pranzo e a cena, accompagnato con la famosa FIAT 500 di padre Donzuso, veniva in Seminario. Non voleva che lo aspettassimo e tante volte, arrivando in ritardo, invitava il Rettore a congedarci, mentre lui continuava a mangiare. Quella presenza, quasi quotidiana, al di là dell’esigenza del cibo, era un modo come conoscerci più da vicino e seguirci nel cammino di formazione. Tante volte, infatti, chiedeva a qualcuno di fermarsi e, paternamente, si intratteneva in un colloquio personale.
Monsignor Malandrino portava in Seminario quanto riceveva in dono
Entrava in refettorio con il suo sorriso bonario, sempre con le mani piene di quanto aveva ricevuto in dono nelle parrocchie. Le buste con le offerte le consegnava direttamente all’amministratore, il compianto mons. Filippo Cutuli, mentre ciò che era di cibo, soprattutto dolciumi, li passava alle Suore perché ce li servissero.
Quando iniziò – nel 1984 – la capillare prima visita pastorale in Diocesi, volle proprio iniziare dal Seminario. Per tre giorni fu costantemente presente per ascoltare, uno ad uno, sia i superiori che gli alunni. Volle che la lettera di fine visita fosse stampata (a quei tempi ciclostilata) e distribuita a tutto il clero perché “tutti i sacerdoti considerino il Seminario come il cuore della diocesi e ad esso volentieri diano il proprio aiuto” (OT, 5). Con la visita pastorale dovette allentare la sua presenza in Seminario che si limitava al venerdì e al sabato e continuò ad essere presente anche quando le Suore Ancelle di Gesù sacerdote presero stabile dimora in episcopio.
Perché imparassimo a conoscere la Diocesi e il Presbiterio dalla Domenica in Albis fino a Pentecoste volle che girassimo per una animazione vocazionale le Parrocchie. Ci diede pure, se il parroco ospitante lo permetteva, la possibilità di tenere l’omelia. Dal terzo anno in poi era lui stesso a scegliere in quale parrocchia andare il sabato e la domenica per prestare il nostro servizio. Aveva a cuore la dimensione pastorale e questa ci trasmetteva con la parola, ma soprattutto con lo zelo e l’esercizio del suo infaticabile ministero.
Monsignor Malandrino volle che il Seminario partecipasse ai pellegrinaggi a Lourdes
Nei pellegrinaggi diocesani a Lourdes (si era sempre in 600 persone!), organizzati dal vicario generale, l’indimenticabile mons. Armando Magro, volle che il Seminario partecipasse sempre e perché ciò avvenisse, soventemente contribuiva personalmente dal punto di vista economico.
Attento alle esigenze del tempo, consigliandosi con il Rettore, il carissimo e mai dimenticato don Attilio Gangemi, indirizzò tanti alunni a proseguire gli studi accademici nelle pontificie facoltà romane e in quella di Sicilia.“Ricordati – diceva- che non sei migliore degli altri perché vai a studiare”.
Quando veniva per la CEI, incontrava sempre quanti erano a Roma per gli studi. Una sera del mese di maggio del 1989, alla casa del clero di Via Traspontina, convocò me e don Vittorio Rocca, per comunicarci la data dell’ordinazione sacerdotale.
Per felice coincidenza abbiamo avuto la singolare occasione (fortuna!) di conoscere un suo caro amico, oggi Venerabile, il servo di Dio don Tonino Belllo. Volle che quanti studiavamo a Roma, vivessimo in Parrocchia (siamo stati nella Parrocchia S. Maria Consolatrice a Casalbertone, dove era parroco un suo compagno di studi), perché insieme allo studio non dimenticassimo la dimensione pastorale, peculiarità del ministero sacerdotale e facessimo una significativa esperienza.
Le ordinazioni sacerdotali vissute con grande partecipazione
Gli ordinati sacerdoti da lui – non possiamo dimenticare il momento dell’imposizione delle mani – ci stringeva forte la testa quasi ad invocare che veramente lo Spirito Santo entrasse in noi per imprimerci l’immagine di Cristo buon pastore. Ad ogni ordinazione era fortemente teso, consapevole della gravità del rito, e solo dopo la preghiera di ordinazione, si lasciava andare con una serie di applausi.
Nei giorni che precedevano l’ordinazione incontrava l’ordinando per una serie di esortazioni che entravano nel cuore, concludendole con la frase” questo te lo ricorderai per sempre come segno di affetto del vescovo che ti ha ordinato”.
Prima di ogni ordinazione era solito celebrare il sacramento della penitenza, per essere pienamente “in Grazia di Dio”. Soffrì tanto quando qualcuno abbandonò il ministero e chiese la riduzione allo stato laicale.
Monsignor Malandrino istituì la giornata sacerdotale che si celebrava in Seminario prima di Natale
Nel 1981, nel primo centenario del Seminario, istituì la giornata sacerdotale da celebrarsi in Seminario, prima di Natale (il Seminario era stato fondato il 15.12.1881). Voleva che i sacerdoti tornassero anche fisicamente in quel luogo che li aveva visti crescere e avessero sempre a cuore l’Istituto.
Ogni anno, senza mai guardare l’agenda, voleva incontrare personalmente i seminaristi e i sacerdoti. Ognuno di noi nei momenti più difficili, quali la malattia o un lutto, ha visto accanto il vescovo pronto ad offrire la sua paterna attenzione.
Sono grato al Signore, per avermi messo accanto, negli anni della formazione prima e per i primi nove anni di ministero, il caro mons. Malandrino. Non sempre ho condiviso le sue scelte, ma ho sempre ammirato la rettitudine delle sue intenzioni mirate a non ferire nessuno e il suo grande, sconfinato amore, per il Seminario e il presbiterio.
Don Roberto Strano
