Riflessione / “Che sia Pasqua, giovani, salvateci: Dio vi ha dato tutto. Non abbiate paura”

“Non si può dire che sia servito a molto perchè il male dalla terra non fu tolto”: amara verità, anche se “prese la gente per mano”, quella povera, quella giudicata, quella che non ha valore agli occhi dei potenti. Il male rimane per un solo motivo: Dio ci ha dato tutto in lui, in Gesù. Lui non è più responsabile. I responsabili siamo ora noi, gli uomini. L’ebraismo conosce bene finanza etica e solidalequest’autonomia e questa responsabilità, quando afferma : “Essa (la Torah) non è più in cielo”. E’ l’affermazione dell’adultità dell’uomo che impara, anche sbagliando, a giudicare da sè, senza appellarsi all’intervento miracolistico di Dio o al tremendo giudizio della sua autorità. Ed è anche l’appello che Dio rivolge all’uomo perchè viva la sua fede non tra le pareti di una chiesa o nell’intimo dell’anima, come risvolto psicologico della conoscenza di sè, della crescita personale e della funzionalità delle relazioni soltanto. Questo occorre, ma non basta. La responsabilità della fede si gioca nell’ambito politico, sociale ed economico. Nel nostro bel Paese il popolo soffre per l’ingordigia dei suoi governanti e per la sua ignavia e passiva rassegnazione. Invece di assediare la Bastiglia, i giovani ricorrono ancora al sistemo antico, inefficace e preambolo di strutture mafiose della raccomandazione o della buona parola per cercare ciò che spetterebbe loro di diritto e che lo Stato deve garantire: il lavoro. Ma il circolo è vizioso. Se lo Stato non offre lavoro è perchè non si lotta più per il lavoro, ricercandolo nel favore dell’amico dell’amico. E’ tempo di maturità, è tempo di protestare pacificamente, scendendo in piazza, chiedendo che la smettano di declamare false promesse, che smettano di impinguarsi di soldi pubblici. La scuola, la sanità, il lavoro in Italia non sono più garantiti, mentre i politici si abbandonano nelle sedi istituzionali a bagarre di cattivo gusto che li rivelano come assetati di potere e di soldi. Il loro guadagno è uno scandalo, la burocrazia amministrativa e gli enti inutili, come pure le segreterie di ogni politico, sono uno scandalo. Questo sistema va cambiato. Occorre che il popolo si riprenda la sua sovranità. Gesù ha parlato chiaro, denunciando la ricchezza iniqua dei pochi. Il suo annuncio non è stato rivolto alla salvezza personale dell’anima, ma ad un profondo rinnovamento dell’ordine politico, sociale ed economico, per il benessere e la dignità di ogni uomo. Guerre, immigrazioni, crisi: un macchinoso progetto di pochi che si arricchiscono sempre più. La mitezza della colomba deve accompagnarsi all’astuzia e prudenza del serpente. Il fuoco della giustizia deve bruciare nel cuore. Gesù ha camminato per le strade, cambiando la storia. Quando ci mancherà il pane sulle nostre tavole – e questo tempo purtroppo non è lontano – cosa faremo? Cercheremo la raccomandazione, ricorreremo al sotterfugio oppure alla predica sterile fatta ai poveri di condividere il poco che hanno, in vista di una ricompensa nei cieli, mentre i ricchi sguazzano beatamente nelle ricchezze frutto del sangue dei poveri? Il Vangelo o è forza rinnovatrice oppure, se nulla cambia, denuncia una Chiesa che lo ha tradito, una Chiesa pigra o peggio connivente con le strutture del mondo. Spero che questa Pasqua non porti tanti mi piace a questo messaggio augurale scomodo postato su un social network:  sogno giovani che con intelligenza, creatività, coraggio, riprendano in mano la loro vita e quella del loro paese, senza violenza, scalzando dalle poltrone ricchi e potenti, giovani che costruiscono una civiltà dell’amore, l’amore che sovverte l’ordine, quello stantio, quello che uccide i più per il benessere di pochi, giovani forti, forti della Parola di vita, forti di Gesù e come lui, che denuncino chiaramente le logiche perverse del mondo e si adoperino, con fatica e gioia, per creare un mondo più umano. Sogno che domani questi giovani si adoperino, si impegnino, liberi dalla passività della rassegnazione, coinvolgendo con il loro entusiasmo gli adulti spenti dal realismo della vita, noi adulti, che stiamo lasciando loro come eredità il nulla, la fame, la miseria e l’incapacità di ribellarsi. Sogno giovani dalla mente libera e dal cuore aperto, giovani che con il loro sì entusiasta scorgano in Gesù e nel Vangelo non la voce di una religione, ma la forza di una fede capace di ridare bellezza e dignità al nostro Paese e al mondo. Che sia Pasqua, giovani, salvateci: Dio vi ha dato tutto. Non abbiate paura. Dite sì alla vita. E allora sarà veramente resurrezione. Auguri!

                                               don Carmelo Raspa

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