Riflessione / Don Primo Mazzolari e i segni della Pasqua

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Pasqua, resurrezione

Pubblichiamo una riflessione, sempre attuale, di don Primo Mazzolari.
“I segni della Pasqua del Signore li possono vedere anche coloro che non credono: ma i segni della nostra Pasqua dove sono?
Perché essi appaiano e ognuno li veda, è necessario che i cristiani «compiano» in se stessi ciò che manca alla passione di Cristo.

Noi siamo tuttora nella fase del rifiuto: allontana da me questo calice. Quando avremo la forza da aggiungere: però, non la mia, ma la tua volontà sia fatta (Lc. 22,42).
Questa è la prima condizione, convalidata dall’esempio del Maestro, la quale può portare i cristiani nel giorno che il Signore ha fatto.

Ogni rifiuto di bere la nostra sorsata di dolore comporta fatalmente la legittimità del soffrire degli altri e l’aggravamento di esso.
La mia croce va a cadere sulle spalle di questi e di quelli; e quando li vedo a terra gravati dal mio carico, ho persino la spudoratezza d’incolparli dell’andar male di ogni cosa.Gesù porta la croce

Riflessione: Chi rifiuta il Calvario non fa la Pasqua

Chi rifiuta il Calvario, non fa la Pasqua. Fa la Pasqua e aiuta a fare la Pasqua chi porta la propria croce e dà mano alle spalle degli altri. Dove vuoi che prepariamo la Pasqua? (Mt. 26, 17) gli chiedono i discepoli il primo giorno degli azzimi.
Non c’è più bisogno di chiederglielo. Ora, sappiamo dove si fa la Pasqua, e ne sappiamo anche la strada, che passa attraverso i segni dei chiodi. Non ce n’è un’altra.

Noi cristiani abbiamo fretta di vedere i segni della Pasqua del Signore, e quasi gli muoviamo rimprovero di ogni indugio, che fa parte del mistero della Redenzione. I non-cristiani hanno fretta di vedere i segni della nostra Pasqua, che aiutano a capire i segni della Pasqua del Signore.
Un sepolcro imbiancato, che di fuori appare lucente, ma dentro è pieno di marciume, non è un sepolcro glorioso.

Riflessione: Fuori della Pasqua

Chi mette insieme pesanti fardelli per caricarli sulle spalle degli altri, senza smuoverli nemmeno con un dito, è fuori della Pasqua.
Chi fa le sue opere per richiamare l’attenzione della gente, invitando stampa e televisione, non vede la Pasqua.
Chi chiude il Regno dei Cieli in faccia agli uomini per mancanza di misericordia  non sente la Pasqua.
Chi paga le piccole decime e trascura la giustizia, la misericordia e la fedeltà, rinnega la Pasqua.
Chi lava il piatto dall’esterno, mentre dentro è pieno di rapina e d’intemperanza, non fa posto alla Pasqua.

Oggi è Pasqua, anche se noi non siamo anime pasquali: il sepolcro si spalanca ugualmente, e l’alleluia della vita esulta perfino nell’aria e nei campi; ma chi sulle strade dell’uomo, questa mattina, sa camminargli accanto e, lungo il cammino, risollevargli il cuore?
Una cristianità che s’incanta dietro memorie e che ripete, senza spasimo, gesti e parole divine, e a cui l’alleluia è soltanto un rito e non ha trasfigurante irradiazione della fede e della gioia nella vita che vince il male e la morte dell’uomo, come può comunicare i segni della Pasqua?

Don Primo Mazzolari

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