Piedimonte Etneo è stata cornice di una profonda riflessione sulla sfida dell’uomo nell’era digitale con i contributi di Don Vittorio Rocca. La presentazione del suo ultimo saggio, “Al di qua del bene e del male”, ha reso la comunità locale un laboratorio di pensiero globale. Non limitandosi a una semplice presentazione accademica, le grandi domande del nostro tempo hanno trovato uno spazio di ascolto e condivisione.
Infatti, il dialogo nato tra l’autore, i giovani e le famiglie della comunità ha fatto emergere interrogativi cruciali sull’Intelligenza Artificiale, sulla crisi della coscienza e su quel “silenzio su Dio” che sembra anestetizzare i nostri giorni.
I “Ghostbots” e la tentazione di sconfiggere la morte con un algoritmo
La riflessione di Don Vittorio Rocca ha riguardato uno dei temi più caldi della sfida che intraprende l’uomo nell’era digitale: l’uso dell’IA come strumento “affascinante e tremendo”, citando Papa Francesco. Di fronte alla nascita dei cosiddetti ghostbots, cioè avatar programmati per replicare la voce e il pensiero dei defunti, i giovani avvertono una forte inquietudine. Ci si chiede, inevitabilmente, perché oggi un computer possa fare meno paura di un confronto reale e umano. E soprattutto in che modo si possa ritrovare il senso del limite e della speranza.
La risposta risiede nella necessità di riscoprire la dimensione del “cuore”, richiamando l’enciclica Dilexit Nos. Senza di esso, il rischio è di trasformarsi in macchine emotive. In un parallelismo evocativo con Il Mago di Oz, l’Intelligenza Artificiale appare spesso come quel grande e terribile Mago: una proiezione gigante che incute timore e meraviglia. Ma dietro la tenda si nasconde solo un meccanismo umano, privo di anima. La tecnologia, dopotutto, può simulare l’affetto, ma non potrà mai amare.
Don Vittorio Rocca / La sfida di sbagliare e di amare nell’era digitale
Un altro fulcro della riflessione riguarda la libertà e il discernimento morale in un mondo in cui i feed dei social e gli algoritmi sembrano decidere cosa dobbiamo guardare, comprare e persino pensare.
Il rischio concreto è quello di rinunciare alla nostra libertà di sbagliare e di amare, diventando schiavi delle nostre stesse invenzioni. Diventa quindi fondamentale recuperare la sovranità della coscienza. L’amore vero e il bene non nascono da un calcolo statistico o da una convenienza algoritmica, ma dal rischio stesso della libertà. Essere umani significa accettare l’imperfezione e l’imprevedibilità, elementi che nessun codice potrà mai replicare.
Come parlare ai giovani nell’era dell’indifferenza
La sfida più complessa per la Chiesa e per la società odierna non è più il drammatico “Dio è morto” di Nietzsche, bensì un’indifferenza diffusa, in cui la dimensione spirituale viene percepita come un’irrilevanza nel caos quotidiano. Quale linguaggio usare, allora, per “urtare” di nuovo le coscienze dei ragazzi?
Una suggestione potente arriva dalla cultura pop, in particolare dalla celebre serie TV Stranger Things. Nel “Sottosopra” della serie Netflix, così come nel nostro mondo anestetizzato, i giovani vivono spesso intrappolati in una realtà parallela e oscura, priva di senso. Per risvegliare il desiderio e la ricerca autentica, non servono formule polverose. È necessario abitare i linguaggi della cultura giovanile, mostrando che la spiritualità ha a che fare con la vita vera, con le ferite e con le passioni. Solo un annuncio capace di “toccare il Sottosopra” esistenziale dei ragazzi può riaccendere in loro una scintilla.
Don Vittorio Rocca a Piedimonte Etneo
Il confronto con Don Vittorio Rocca, organizzato dal parroco don Mario Gullo, lascia una certezza che supera il tempo e le contingenze. L’Intelligenza Artificiale non deve far paura se l’uomo impara a rimanere umano, ponendo il cuore come guida. Le pagine di Don Vittorio Rocca si confermano una bussola preziosa per navigare in questo tempo complesso. Ci ricorda che, al di qua del bene e del male, c’è sempre uno spazio di libertà e di speranza da difendere e coltivare.
Sabrina Levatino
