Riflessione / L’importanza e il valore di chiamarsi per nome

L’altra mattina, nello scambio dei messaggi del “buongiorno”, facevo notare ad un amico che un messaggio senza nome è “asettico e seriale”,  una sorta di “copia e incolla valido per tutti”. Lui mi rispondeva che essendo destinato a me il nome era sottinteso.

Ora, al di là di queste disquisizioni mattutine nella fase del risveglio, credo che in un contesto sociale come il nostro, in cui a dirla con Pirandello, ogni uomo è “uno, nessuno e centomila”, l’uso del nome sia fondamentale. Essere chiamati con il proprio nome è segno  di relazione, di familiarità, di amicizia e di spiritualità.

Innanzitutto, come trasmettiamo ai bambini che iniziano la catechesi, “Dio ci chiama per nome”.  Perché per Lui ognuno di noi è originale e non fotocopia, come amava ripetere il giovane Beato Carlo Acutis. In Isaia leggiamo: “Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome” (49,1). A Zaccaria non solo viene annunciata la nascita di un figlio ma anche il nome con cui lo si dovrà chiamare: “Giovanni” (Lc 1,13). Lo stesso Gesù, quando si rivolge ai suoi discepoli per esortarli o rimproverarli, li chiama sempre per nome.

L’importanza di chiamarsi per nome

Tra persone il nome è fondamentale, esso indica la relazione e l’identità della persona. Ne è prova il fatto che spesso il nome di una persona cara lo usiamo anche al vezzeggiativo per esprimerne l’importanza che esso ha nella nostra vita.

“Chiamami per nome”, è anche il titolo di una canzone di Fedez e Francesca Michielin. In essa viene indicato che il nome risulta essere fondamentale quando si è “mille stesi sul prato”.

“Quando qualcuno comunica con noi pronunciando il nostro nome, la comunicazione diventa subito più calda, più confidenziale. È inutile: ad ognuno di noi fa un piacere da matti quando la gente ci chiama per nome!​ Sì, perché il nome ha come un potere magico: distingue ogni persona da un’altra, la rende unica tra tutti gli altri.​ Dall’autista, al magazziniere fino al più alto dirigente, nessuno è insensibile alla magia di sentire il proprio nome.​simboli social

E allora, se ci vuole così poco per far contenti una persona, e per migliorare la comunicazione con lui, cosa aspettiamo a farlo con più frequenza? ​Ma c’è di più: quando chiami una persona per nome, non fai soltanto un regalo a lei. Chiamare per nome una persona cambia anche te! Ti cambia dal di dentro, perché inconsciamente ricorda anche a te che l’altra è una persona. Non è una tra tanti, ma è una persona unica, speciale, irripetibile, da amare così come è” (https://www.comunicareilsorrisodidio.it/la-magia-dellessere-chiamati-per-nome/ ).

Chiamarsi per nome stabilisce una familiarità

Impariamo a relazionarci, senza lasciarci condizionare dai nostri dispositivi che, inevitabilmente, memorizzano il nostro lessico usuale (il famoso T9). Facciamo meno uso di emoticon e più di parole; ma soprattutto chiamiamo per nome il destinatario dei nostri messaggi, chi incontriamo per strada, a chi telefoniamo … tutto risulterà più vero e familiare e ci accorgeremo sempre più, in un contesto socio-culturale in cui tutti sembriamo essere più numeri che persone, della verità e dell’essenza di ogni singola persona con cui ci relazioniamo.
Anche nella nostra vita di fede, impariamo ad usare meno riverenza e più confidenzialità con il Signore. Perché Lui per primo “parla a noi come amici” (Dei Verbum, 2).

Una poesia per…chiamarsi per nome

Lo scrivevo in poesia, titolata “Chiamalo per nome”,: “Chiamalo per nome, / con il suo nome. / Non avere paura a dargli del “tu”, / non esitare a parlargli, / non essere diffidente nel rapporto, / ma, soprattutto, chiamalo per nome. / Ti ama da sempre, / crede in te e nelle tue capacità, / nella tua intelligenza e nella tua volontà. / Chiamalo per nome. / Se ti riesce difficile trovargli il nome, / non cercare fuori di te o attorno a te, / è uguale al tuo, al mio, al nostro, / si chiama come noi, perché in ciascuno di noi riflette se stesso. / non avere paura o vergogna, / chiamalo per nome.” (31.3.1998).
Impariamo a non dare mai per scontato, ciò che tale non è !

Don Roberto Strano

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