Riflessione / Vivere il tempo per costruire un futuro migliore per tutti

E’ tradizione ormai consolidata che l’anno che passa venga salutato con botti sempre più fragorosi, facendo del momento fatidico quasi una prova di messa in atto del paese in uno stato di autentica guerriglia urbana. Potenza delle facili omologazioni! A destra s’ode un botto, a sinistra si risponde con ripetuti petardi, anche a grappolo. Anche i luoghi più disabitati e poveri del paese, diventano improvvisamente terra di nuovi bagliori. Tutto si illumina, ma solamente per alcuni minuti, poi quel tutto viene inghiottito dal buio della notte del nuovissimo primo giorno dell’anno.

Come sarebbe bello se questi contati minuti avessero la forza dirompente di farci immaginare realisticamente una vita più bella per tutti, un destino migliore degno di essere vissuto!
Come sarebbe bello se, finito il tempo dei botti, ci ritrovassimo tutti in piazza, attorno al nuovo fuoco, per un brindisi alla vita, alla unità ritrovata, a noi tutti: a quelli più giovani perché sappiano di non essere soli, a quelli più grandi perché dinanzi ai figli, sappiano continuare ad essere padri e madri, in un presente tutto da giocare e sperimentare veramente insieme!

Il due di gennaio, appena l’indomani dell’inizio del 2023, l’ambasciatore Enzo Coniglio, già funzionario del Ministero degli Esteri, rivolgendosi ad amici e concittadini, esausti per quelle abbuffate di fine d’anno, li supplicava di smetterla di giocare con la Kabala degli auguri puerili e chiedeva loro di progettare insieme- con idealità e concretezza – il futuro.
Il suo invito era fatto di un elenco di cose da cambiare: il sistema scolastico, i nostri stili di vita genuflessi sui consumi e sugli sprechi, i partiti e le istituzioni, la comunicazione. E soprattutto, le vite sempre più digitali, verso una deriva disumanizzante. Non c’è più tempo: si tratta di tornare ad essere cittadini sovrani, di milaniana memoria.

Vivere il tempo nell’unione e nella condivisione

Il monito di Cristina Campo

Ho preso sul serio il suo grido anche di smarrimento ed eccomi qui, non soltanto con le parole, ma col mio esserci. Voglio che Enzo Coniglio sappia che io ci sono!
Cristina Campo, una maestra che prepotentemente e dolcemente torna ad essere più attuale più che mai, diceva: “Voglio che si dicesse alla gente con brutalità o con dolcezza parimenti violenta, ricordati che hai un’anima e che un’anima può tutto”.
Il pensiero, anzi il monito di Cristina Campo, al momento attuale, sembra un sentiero di campagna e pieno di erbacce.

E’ da diversi decenni, infatti, che viviamo sistematicamente dentro un orizzonte di fortissima omologazione e di partecipazione alla vita democratica del nostro paese che, di fatto, è nominale, semplicemente debole, se non del tutto inesistente.

Un sistema paralizzato da logiche di mercato e di palazzo ha portato al disimpegno generalizzato dalla politica attiva. Con la fuga dei migliori in ogni ambito della comunità e con l’aver dispensato i giovani dalla costruzione del loro stesso avvenire. Avendo scolarizzato la vita stessa quasi sino all’infinito ed avendo protetto più del dovuto, da parte dei padri, il destino dei figli.

E' tempo di svegliarsi dal sonno
E’ tempo di svegliarsi dal sonno

E’ tempo di svegliarsi dal sonno

Anche sul piano ecclesiale, dopo anni di grazia del Concilio, non avendo saputo portare a termine l’eredità del Vaticano II, pastori e gregge, ossia l’opera della perenne liberazione umana annunziata da Gesù nel suo Vangelo, con una testimonianza di vita nuova e bella nella compagnia degli uomini e delle donne del nostro tempo, ci troviamo a vivere un autunno ecclesiale che non può restare tale. “E’ tempo però di svegliarci dal sonno”, come ci ricorda Paolo di Tarso.

Tempo di tornare al monito di Cristina Campo. E’ tempo di ridire a tutti, quello che don Milani scrisse nella famosissima “Lettera ai Giudici”, rivolgendosi ai giovani: “Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni. Che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio. Che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto”.

Le parabole evangeliche del “tesoro nascosto in un campo”, “della perla preziosa”, “della moneta perduta in casa”, ci parlano di un uomo che scopre, di un mercante e di una donna che, l’uno vende tutto per comprare quel campo e l’altra che cerca e ritrova la moneta. In quel libro esemplare che è il Vangelo, se ci si crede, anche i morti risuscitano!
La vita non ha un fine! Tutto avviene scandalosamente nel cuore delle persone che pur non avendo nulla o poco, si troveranno ad avere tutto. Perché l’avranno desiderato fortissimamente con tutte le loro forze!

funerale Biagio Conte
Il funerale di Fratel Biagio Conte

E’ tempo delle decisioni

Una delle nipoti di Biagio Conte, Simona Leta, nel giorno del funerale dello zio, singhiozzando, ha detto testualmente. “Quando raccontiamo la tua vita le persone si stupiscono che un uomo solo potesse fare tutto questo, ma tu non eri solo. Eri con Dio che ti ha mandato tanta gente che aveva bisogno”.
Ancora una volta, è risonato il grido: Santo Subito! Bene! Biagio Conte lo è stato! Ora si tratta di esserlo noi; ognuno di noi.

Nella Bibbia il libro del Qoelet ci ricorda: “…C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato. Un tempo per uccidere e un tempo per curare, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere…”.

E’ adesso il tempo delle decisioni, è il tempo che non si può lasciar passare e vanificare, come Gesù ha iniziato il suo ministero pubblico con le parole: ”Il tempo è compiuto” anche noi smettiamo di vedere il futuro solo dalle informazioni dei bollettini meteo, comprendiamo invece i segni dei tempi e mettiamoci all’opera per il raggiungimento di una nuova epoca della storia del cristianesimo e dell’uomo. Questo ci ricorda il Qoelet.

 

Don Orazio Barbarino
Arciprete di Linguaglossa

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