Scuola e coronavirus / Le riflessioni di Federica: “Il vero esame non sarà la maturità, ma quello che c’è stato prima”

Fin dal primo giorno di superiori, quasi cinque anni fa, nessuno tra ragazzi ed insegnanti smetteva di parlare dell’esame di maturità, di come ci avrebbero preparato per anni, di come saremmo cresciuti nel frattempo. Guardavo sempre con occhi sognanti i ragazzi dell’ultimo anno, come degli esseri mistici distanti anni luce da me, capaci di fare l’ultimo passo nella scuola dell’obbligo per raggiungere il loro futuro di giovani adulti. Con il tempo, i maturandi hanno perso la loro patina misticheggiante, forse perché crescendo mi avvicinavo a loro.
Questo doveva essere il mio anno. Lo è ancora, dopotutto. Eppure sembra così diverso da come me lo aspettavo, questo lungo percorso è diventato ostile tutto d’un colpo.
Quell’immagine presa in prestito da film e racconti di amici più grandi non mi vedrà mai protagonista così come l’ho sempre sognato. Non starò in corridoio a combattere l’ansia con gli altri, non entrerò in punta di piedi nell’aula, tra visi molto conosciuti ed altri nuovi e spaventosi, pronta a mostrarmi a chi deve giudicare la mia preparazione quinquennale. Non ci sarà nessuna fuga notturna davanti alla scuola la sera prima, nessuna foto appena uscita per l’ultima volta da quella che ormai non è più la mia scuola.
Con ogni probabilità, farò il mio primo passo da giovane adulta attraverso uno schermo, con l’audio scricchiolante ed i miei cani che gironzolano nella stanza.
Sebbene la mia generazione sia proprio quella che vive molte cose con l’ausilio della tecnologia, sono sicura che nessuno di noi si aspettasse questo. Dopo anni di esercizio e preparazione, l’incertezza degli ultimi mesi ha stravolto non solo il nostro esame, ma anche il nostro modo di vivere la classe, la scuola.
Non mi sento di dare colpe in un momento così complicato, cerco di pensare che tutti stiamo facendo il possibile nel fare la nostra parte. Anche se la maturità viene modificata ogni anno per dovere o per capriccio, i ragazzi e gli insegnanti hanno sempre fatto il massimo per adeguarsi e dare il meglio, anche in tempi molto brevi.
L’ho visto negli occhi dei miei stessi insegnanti, che la maturità non la fanno solo i ragazzi. È un percorso che si fa insieme, e quando un insegnante tiene davvero ai propri alunni, ne condivide le ansie e le fatiche.
Il cambiamento profondo e repentino che ci ha travolti da un giorno all’altro, porta con sé più ansie e più fatiche del solito. Nel nostro aiutarci a vicenda per adempiere gli obblighi scolastici, più generazioni si sono incontrate, si stanno adattando ogni giorno come possono per far fronte alle scadenze ministeriali ma anche di ogni classe, che rimarrà sempre indescrivibile ed indomabile davanti alle direttive di un distante ministero.
Non bisogna pensare soltanto ai maturandi in questo momento. Il nostro esame è di sicuro importante, ma è solo una delle tante prospettive scolastiche. Noi stiamo per concludere il nostro percorso ed è giusto tutelarci, ma cosa faranno le generazioni che lo faranno dopo di noi e soprattutto, cosa faranno gli insegnanti?
L’imprevedibile succedersi delle cose ci ha portati al cumulo di incertezze davanti a cui siamo adesso, a due mesi dall’esame non sappiamo nemmeno se rivedremo in faccia i nostri insegnanti per la maturità, che non riusciamo neanche più a concretizzare come abbiamo fatto fin dalla prima superiore.
I nostri sforzi verranno vanificati con una prova indegna del nostro lavoro? Dall’alto ignoreranno la nostra situazione drammatica e ci sottoporranno ad un esame troppo severo? Chi di dovere risponderà alle nostre richieste di spiegazioni o ci terrà all’oscuro fino all’ultimo?
Non so come e se le cose cambieranno in questi due mesi, ma so che in futuro potrò affermare con certezza che il vero esame non era la maturità, ma tutto quello che c’è stato prima.

Federica Strazzeri