Tempo di bilanci / Sei mesi di Expo: uno sguardo verso il futuro

Chiudono i cancelli dell’esposizione universale di Milano, che ha accolto in circa 6 mesi oltre 21 milioni di visitatori da ogni parte del pianeta. Prossima tappa in Kazakhstan fra circa due anni, dopo il cibo e l’alimentazione, tema trattato a Milano, sarà il turno dell’energia, ed è lecito aspettarsi una grande manifestazione dalla regione cosacca, la cui economia e ricchezza (di pochi) si basa proprio sulle riserve energetiche. Altrettanto lecito è chiedersi se ha ancora senso investire miliardi per mettere in azione un enorme circo a tema, che si autoalimenta e che mobilita migliaia di persone e ingenti investimenti. Ad essere davvero onesti, forse non può più bastare la buona intenzione di “sensibilizzare sul tema della fame” o “alzare la voce contro lo spreco di risorse del pianeta”, tanto per usare due slogan tanto cari agli sponsor dell’Expo milanese, se poi alla luce dei fatti non si riescono a toccare con mano progressi tangibili in materia, al netto delle chiacchiere e dei buoni propositi.

Nell’era dell’informazione e della politica globalizzata per sensibilizzare ed essere incisivi non serve forse l’esposizione universale, ci vuole buona coscienza e volontà politica. Come saggiamente in apertura della manifestazione ha ammonito Papa Francesco: “Anche l’Expo fa parte del ‘paradosso dell’abbondanza’, se obbedisce alla cultura dello spreco, dello scarto, e non contribuisce a un modello di sviluppo equo e sostenibile”.

Tenendo a mente la metafora di questo paradosso del consumo, senza aggiungere molto alla mole di articoli e opinioni che hanno invaso i giornali, proviamo a tirare una linea e ricavare un quadro di senso e qualche spunto di riflessione.

Incontrare il mondo

Indubbiamente, al visitatore curioso, si presenta un’occasione unica di incontrare e meravigliarsi della diversità di culture presenti sulla Terra. Poche altre manifestazioni presentano l’occasione di avvicinarsi ad una varietà così ricca e contemporaneamente accessibile di manifestazioni della presenza dell’uomo in ogni angolo del pianeta. Il tema del cibo in questo senso avrebbe rappresentato un’occasione unica di mostrare questa diversità. Non tutti i paesi però sono riusciti nell’intento di sviluppare il tema e non tutti i visitatori hanno avuto la possibilità di apprezzare questo dato. Emergono anche qui almeno un paio di paradossi: paesi la cui popolazione a stento arriva a non morire di fame che presentano padiglioni magnificenti; cibi poveri e piatti della tradizione offerti a prezzi inaccessibili per buona parte dei visitatori, era davvero necessario?L'orto urbano del padiglione francese

La tecnologia come mezzo, e non come fine.

Un tema trasversale e ricorrente in molti padiglioni e in numerose esperienze a corredo della visita di Expo è stata la capacità di mostrare come la tecnologia e la rete internet può aiutare lo sviluppo di una nazione e può permettere un utilizzo più intelligente delle risorse del pianeta. Può sembrare una banalità, ma comprendendo il ruolo chiave della tecnologia in paesi in cui l’acqua scarseggia, scoprendo come si coltiva dove c’è poco sole e come si superano le barriere naturali senza danneggiare l’ambiente tramite l’utilizzo di internet, nasceva spontaneo il confronto con la banalizzazione di strumenti e tecnologie che diventano semplici merci e prodotti da vendere nel benessere dei paesi occidentali più “avanzati”. Osservare come uno smartphone può controllare la corretta crescita degli ortaggi, gli fa assumere una valenza decisamente diversa.

L'affollatissimo decumanoMilano, città europea; la Sicilia, non pervenuta

Oltre le polemiche per le interminabili file, oltre il dibattito sul futuro del sito di Rho, resta la grande prova della città di Milano nella sua interezza. Raramente in Italia, negli ultimi tempi si è vista una risposta di così alto livello su tutti i piani, da quello logistico a quello organizzativo, dalla sicurezza all’accoglienza dei visitatori, dalla capacità di realizzare eventi alla prontezza nel risolvere gli intoppi. In tempi di crisi si può guardare a questo esempio di accoglienza e organizzazione per sperare in un rilancio dell’intero sistema Italia. In questo quadro stride ancora di più la penosa gestione degli spazi riservati alla Sicilia. Tolto lo slancio finale, merito dell’iniziativa imprenditoriale di qualche privato, resta il rammarico per l’ennesima occasione.

Salvo Tomarchio

 

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