Testimonianza / 50 anni insieme: quando un amore normale diventa grande

0
34
Pina ed Eugenio

Tante volte l’amore è stato idealizzato. Lo si è voluto immaginare come un supereroe. Capace di compiere azioni straordinarie, meglio ancora se dalla risonanza pubblica.
Si è cercato l’amore nei fine settimana di lusso, nei regali griffati, nei ristoranti costosi.
Si è anche chiesta all’amore una dichiarazione plateale, più per poterla raccontare agli altri che al proprio cuore. E così…. Portati dal vento della leggerezza, dell’apparenza, della vanità e della superficialità questi amori sono spariti con il primo soffio d’aria che li ha investiti.

Più semplice e genuino l’amore affidato ad una canzone, al primo ballo lento della scuola, alla prima lettera scritta interamente a mano su un foglio strappato di quaderno.
Poi c’è l’amore che proprio non sembra essere tale. Vestito dei panni della normalità, della quotidianità, del risveglio senza più le tinte rosa dei primi tempi. Quello che si potrebbe anche rinnegare, nei momenti di sconforto. Messo alla prova dall’impegno della vita, dalla forza che ci vuole per superare ostacoli e difficoltà.

C’è l’amore che vive da mezzo secolo. Ce ne sono esempi? È il primo pensiero che giunge alla mente. Ci si guarda intorno, si cerca con la voglia di trovarne. Fanno subito eco le storie tramontate da copertina, con i relativi retroscena da asta a chi punta di più per offuscare l’altro. O più semplicemente le notizie di addii perché “non si prova più nulla per il compagno”. Un’idea di amore con il cronometro. Terminato il conto alla rovescia svanisce allo squillo della sveglia.

Eugenio e Pina
Eugenio e Pina

Ma cercando ancora, insistendo, qualcosa si trova. Sì, un esempio, due nomi: Eugenio e Pina. Due nomi come tanti. Si trova chi, semplicemente, ha vissuto senza portare al guinzaglio l’amore. Lo ha lasciato libero di correre, frenare bruscamente, ripartire e poi darsi ad un’andatura costante. La corsa ha avuto inizio sollecitata dai primi sentimenti spumeggianti e intrisi di passione. Tutto intorno sorrideva e non lasciava presagire l’altro lato della medaglia.
Pian piano il terreno macinato cominciava a farsi sentire. Il ritmo della routine diventava lento ma pesante al tempo stesso. La responsabilità di metterci del proprio per non fare affondare la barchetta diventava latitante. La voglia di far emergere l’individualità era in agguato.

Ecco la frenata. Brusca, violenta, lascia un solco nel terreno. Si scende carichi di sensazioni non proprio felici. Dove si è arrivati? Dov’è l’altro che si è scelti?
Poi lo si ritrova, in uno sguardo, nella cura per le ferite fisiche o dell’animo. Lo si ritrova vicino quando lo si pensava lontano, assente o troppo preso da sé. Lo si ritrova in un silenzio paziente. In un sacrificarsi quotidiano per condurla in porto, quella barchetta. Perché? Perché non si vede una vita senza l’altra persona. Senza i suoi difetti, il suono della sua voce, la sua semplice compagnia. Si riparte. La sosta serve a riprendere fiato.

Dove si sta andando? Si cammina, senza fare domande. Senza pretese, senza sorprese da capogiro. Senza regali per ogni ricorrenza. Magari con un abbraccio improvvisato, una carezza non richiesta. Si cammina senza più correre, con andatura costante, rasserenante. Si cammina affiancati da tante orme di diversa dimensione: piccole e grandi. Le orme degli affetti della famiglia realizzata, dei figli e dei nipoti.
Si ripensa all’idea dell’amore. Tanto diversa da quella di partenza. Niente più rosa, magari un grigio così perlato da illuminare tutto intorno. Senza più vertigini o “farfalle nello stomaco” ma con un appoggio sicuro.

Essendo testimoni dell’esistenza di questo tipo di amore, si prova un grande senso di gratitudine. Si è grati a chi dall’amore ha creato altro amore nella sua forma più grande, la vita. Si è grati per la perseveranza con cui il progetto originario è stato portato in salvo; si è grati per l’esempio inconsapevolmente dato.
Allora si riconduce l’amore non più ad un sentimento, ma alla totalità di un modo di vivere. È un prodotto finito, che accomuna alcune esistenze, ne guida i cammini, placa gli animi dalle tempeste inevitabili. Si scopre l’unicità di un vivere “banale” indotto dall’Amore.

Rita Messina

Print Friendly, PDF & Email