Vangelo della Domenica (Diàlogos) / Con la parabola dell’albero di fichi Gesù invita a “piantare” il seme della conversione nei nostri cuori aridi

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Canto al Vangelo ( Mt 4,17 ) Lode e onore a te, Signore Gesù! Convertitevi, dice il Signore, il regno dei Lc 13,1-9 Il ficocieli è vicino. Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo ( Lc 13,1-9 )

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». Parola del Signore

Riflessione

In questa terza Domenica di Quaresima, il tema centrale del brano del vangelo di Luca, è l’invito da parte di Gesù alla “conversione”. Dei tali andando da Gesù, gli raccontano dei fatti accaduti, forse per ricevere da lui un giudizio, ma Gesù risponde a questi invitandoli a convertire il cuore. Il termine conversione significa cambiare  direzione, cioè, l’uomo accorgendosi di camminare per una strada sbagliata, decide di ritornare su quella giusta. Gesù, nella parabola riportata dall’evangelista Luca, esprime la necessità della conversione da parte dell’uomo, e insieme rivela tutta la pazienza di Dio nell’attendere che l’uomo si converta e ritorni al suo Amore. L’immagine di questa conversione è data dall’albero del fico che per diversi anni non dava il suo frutto. E’ l’immagine dell’uomo che vive una esistenza arida e superficiale, incapace di dare frutti buoni, cioè, incapace di donare amore. Ma come il vignaiolo della parabola, Gesù si fida dell’uomo dandogli ancora nuove opportunità per ritornare al suo amore  “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finchè gli avrò zappato attorno e gli avrò messo il concime. Vedremo se darà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”. Gesù si prende cura degli uomini, è venuto per  sanare le ferite e guarire la fragilità dell’uomo. Ma è fondamentale che la persona sia disposta a lasciarsi sanare da questo amore che lo attende e lo cerca, senza aver paura di affidargli le proprie paure e le proprie  debolezza. Dio è un Padre che abbraccia ogni uomo con le sue svariate fragilità, per guarirlo.

Letizia Franzone

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