Afghanistan / La produzione di oppio base dell’economia?

Da molti anni l’economia dell’Afghanistan ha soppiantato nella produzione di oppio il cosiddetto triangolo d’oro: Thailandia, Laos e Birmania. Le province dove è maggiore la coltivazione sono quelle del Sud e dell’Ovest. In queste era già debole il controllo delle truppe NATO. Addirittura 220 ettari coltivati a papavero erano presenti proprio nella provincia della capitale Kabul. Mediamente, da ogni ettaro si possono ricavare fino a 15 o anche 20 chili di oppio nelle annate buone. La redditività della produzione ha portato negli ultimi anni sempre più contadini a scegliere la produzione del papavero. Quest’ultimo essiccato porta mediamente ai coltivatori 240 euro al chilo. Gli ettari coltivati in Afghanistan sono così aumentati dal 2010 al 2013. Questo è stato un anno record in cui la produzione è stata la maggiore di tutti i tempi.

Afghanistan / La produzione di oppio alla base dell’economia dell’Emirato?

È una superficie immensa: 224mila ettari tappezzati di oppio, con terreni coltivati in aumento del 37% nel giro di un anno. L’Afghanistan è tornato ad essere un narco-Stato, soprattutto nelle aree del sud e dell’ovest. Queste producono il 71% dell’oppio nazionale. C’è un dato preoccupante: il numero delle province in cui la coltivazione della droga era stata eradicata è in calo. La droga ha ripreso quota per l’instabilità, i conflitti politici, le siccità, le inondazioni stagionali e la diminuzione dei finanziamenti internazionali. La tendenza volge al peggio con l’ascesa dell’Emirato islamico, avendo questo perso gli aiuti del Fondo monetario e della Banca mondiale. La coltivazione dell’oppio esplode infatti per via dei conflitti armati latenti, dall’amministrazione fragile e dalla povertà generalizzata.

Che canali d’illegalità i talebani hanno praticato?

Quest’anno il brutto clima ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei generi alimentari. Il quadro sanitario è stato compromesso dalla pandemia di Covid-19. Nel 2001, poco prima di essere defenestrati dagli americani, i talebani avevano proibito le droghe.  Adesso invece cercheranno di non commettere lo stesso errore. Infatti l’eroina afghana, che da sola vale il 90% della produzione mondiale, genera il 10% della ricchezza nazionale afghana. Non è un caso che i talebani, nella loro offensiva, si siano concentrati sulle città di frontiera.  I talebani hanno da sempre praticato i canali dell’illegalità, dal narcotraffico al contrabbando di minerali estratti clandestinamente, dall’imposizione di tasse estorsive alla raccolta di fondi di dubbia provenienza.

afghanistan

Per far funzionare l’Emirato islamico, pagare gli stipendi dei dipendenti e dei miliziani, sostenere i circuiti economici, mantenere le reti stradali e gli ospedali avranno bisogno di un bilancio di 10 miliardi di dollari l’anno. Fino a poco tempo fa, l’80% del budget afghano era garantito dai prestiti e dai fondi internazionali. Per questo i talebani hanno un potere di ricatto enorme sulla comunità internazionale. Quest’ultimi non muoveranno un dito per riconvertire l’economia del Paese.

Afghanistan / La coltivazione di oppio alla base dell’economia

Oggi l’oppio contribuisce al PIL afgano un ammontare pari al 60%. Se l’Afghanistan in passato era solo un paese esportatore, con l’arrivo dei Talebani è divenuto anche raffinatore dell’oppio grezzo in eroina, grazie a lavoro di turchi e iracheni. Mentre l’anidride acetica utilizzata per la sintesi dell’eroina è fornita da Europa (Francia, Germania), Russia e Cina. Una volta prodotta, l’eroina giunge sui mercati di destinazione per varie vie di contrabbando. Le principali vie d’uscita della droga dall’Afghanistan sono a Nord, a Ovest e a Sud.

La via del Nord passa per i tre paesi centro-asiatici confinanti: Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan. Mentre la via del Sud era considerata la via principale fino a che non è cresciuta quella del Nord, transita per il Pakistan attraverso i 1.200 chilometri di frontiera del Baluchistan con due delle province afghane: Helmand e Kandahar. La via dell’Ovest è quella verso l’Iran. Offre infinite possibilità d’infiltrazione per il lungo confine con Afghanistan e Pakistan. Una porzione della droga si ferma nel paese per il consumo interno. Ma la maggior parte prosegue per la Turchia, passaggio obbligato per giungere in Europa.

La NATO costretta a collaborare con il paese

In Afghanistan i talebani pretendono dai contadini una tassa del 5% del ricavato totale dell’oppio prodotto nei loro territori. Mentre ai produttori va circa il 20%. Il restante 75% è spartito tra funzionari di governo, polizia, trafficanti locali, signori della guerra e milizie locali. L’ Afghanistan è di fatto un tutt’uno con l’eroina. Le forze NATO anti-talebane erano già spesso costrette, per ottenere la collaborazione dei contadini, ad affiggere cartelli. Dichiaravano già prima di non voler distruggere le piantagioni di papavero, come stabilito dall’Amministrazione statunitense in seguito all’invasione del paese.

Roberta La Terra

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